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“L’ombrello dell’imperatore”, di Tommaso Scotti: portare il Giappone in Italia è possibile

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L’autore esordiente Tommaso Scotti, classe 1984, attraverso il suo poliziesco accompagna il lettore nel Sol Levante, dove vive da dieci anni. Un sole rosso che irradia antiche tradizioni e profonde contraddizioni. La ferocia degli yakuza, la solitudine degli hikikomori, il senso di solitudine degli hafu prendono vita in oltre trecento pagine che volano via davanti agli occhi del lettore.

Vediamo la società nipponica con gli occhi di Takeshi Nishida, o meglio Takeshi James Nishida. Un hafu, un mezzosangue, figlio di un’americana e di un giapponese. Un’infanzia difficile, un matrimonio fallito, un indole schietta e senza filtri. Lo spirito yankee che traspira dalla sua corporatura massiccia che spesso gli impedisce di essere diplomatico, formale e rispettoso delle gerarchie come i rigorosi protocolli giapponesi vorrebbero. Vive a Tokyo, città che ama e detesta con la stessa intensità, dove porta avanti una dieta a base di lattine di caffè Boss (soprannome che si è conquistato presso i colleghi di lavoro) e Ramen e convive con un inusuale coinquilino misteriosamente scomparso. Nonostante l’odio di alcuni superiori, in quello che fa è il migliore, i casi portati brillantemente a termine parlano per lui. Questo però è particolarmente strano. Un uomo ucciso da un ombrello di plastica da pochi yen e un solo sospettato: l’imperatore!

Il romanzo parte da un buco nel cervello ma si rivela un buco sul Giappone. Un foro dal quale fuoriesce una realtà tangibile, pagina dopo pagina, davanti ai nostri occhi. Tommaso Scotti ci accompagna lungo il lato oscuro del sole dove l’indecisione è bandita, la pietà un’utopia e la presunzione di colpevolezza un paradigma.

Un giallo atipico dove i protagonisti lo sono loro malgrado. Vittime designate dall’ombrello, più di un’arma del delitto un autentico comprimario, che entra nelle loro vite sconvolgendole e restituendole alla normalità secondo i suoi capricci. Sono tutti reali, tutti veri, imperfetti e tragicamente bellissimi: il manager-samurai devoto all’azienda, la donna di mezza età che si rifugia in Tinder dalle insidie del matrimonio, il turista occidentale a caccia del fascino esotico. E il nostro detective? Scordiamoci Sherlock Holmes o il più recente Detective Conan! Takeshi Nishida è tremendamente umano: percorre piste sbagliate, ignora i dettagli più insignificanti, si innamora dei suoi sospettati ma è soprattutto per questo, per la sua umanità tragica e straordinaria, che ci affezioniamo a lui.

L’ombrello dell’imperatore” (Longanesi, 2020) è un romanzo inspiegabile. Porta il Giappone in Italia con una precisione chirurgica, un cambio di pelle incessante che ci scorre tra le dita. Una voragine nei cuori di chi è cresciuto con “Dragon Ball”, “Ken il guerriero” e i “Pokémon” aperta con un ombrello da pochi soldi.