Il modo con cui l’informazione europea, italiana ha trattato il massacro di Belfast ha del ripugnante: testate e agenzie mainstream che arrivano a proporre un racconto capovolto, inverosimile nel quale non si capisce più niente o si capisce che un irlandese ha scannato un migrante: “Accoltellamento shock di un rifugiato” titola l’Ansa; e il Corriere: “In Irlanda veicoli in fiamme e strade bloccate dopo un attacco col coltello attribuito a un migrante”. Attribuito? La realtà dice di un sudanese che ha segato un poveretto dal collo, gli ha cacciato gli occhi, lo ha fatto a fette e la vittima era un non udente impegnato nell’accoglienza, aveva aiutato il suo carnefice organizzarsi.
Già, bisogna puntare sui disordini che secondo la narrazione nazionale, orchestrata da sinistra, sembrano esplosi senza un presupposto, come per un incanto maligno, uno scatenarsi del male puro dei razzisti che, chissà perché, vogliono la remigrazione. Ma scrivere di disordini “dopo una incidente” o un accoltellamento significa mentire tre volte, significa omettere un contesto trentennale che ha portato ad una esasperazione lungamente repressa: la furia irlandese non scoppia per una mezza decapitazione, pure traumatica, pure aberrante, tracima nella consapevolezza che il troppo è troppo e arriva dopo le stragi islamiche degli anni Duemila, dopo i trent’anni di omertà dei governi sul racket pakistano della prostituzione pedofila su piccole inglesi disagiate.
Dopo la oscena responsabilità della polizia nel caso di Henry Nowak, dopo l’invivibilità nazionale organizzata dalla ignobile repressione a senso unico da quel personaggio oltre ogni definizione che è Starmer della cui permanenza a Downing Street non ci si capacita. Non solo Belfast, tutto il Regno Unito si sente colonizzato, conquistato dall’Islam della sharia e alla fine ha detto che era abbastanza, che il troppo era troppo e in questi casi l’esasperazione si mescola agli opportunismi, ai razzismi, ai fanatismi opposti, certamente: ma omettere tutto questo è oltre il limite della scorrettezza, della indecenza.
I social, anche X, sono pieni di propagandisti islamici che gridano alla persecuzione. Fioccano le stragi e le decapitazioni jihadiste e poi le vittime sono loro. Anche questo è con ogni evidenza parte di un piano organizzato che non lascia spazi vuoti, la colonizzazione avviene, in modo meticoloso, su tutti i fronti: con la corruzione dei politici europei, dell’informazione, l’invasione dei social, i macelli di strada e la parola d’ordine è una, ossessiva, incrollabile: siete islamofobi ma la scimitarra vincerà.
I profili dei provocatori dicono: ah, è caccia all’immigrato, è pogrom a Belfast, e lo dicono perché hanno paura che la furia si diffonda ma quello che resta da dire, che è onesto dire, è che dopo una decapitazione A Belfast e una gola tagliata a Barcellona nel giro di poche ore, dopo una strage italiana venti giorni prima, dopo episodi atroci in tutta Europa emerge una chiarissima regia, una sincronia e allora basta, basta subire, basta discorsi, basta sottomissione, basta farsi prendere in giro e basta con il vittimismo tattico dell’islam di conquista. In trenta anni hanno ottenuto di tutto e di più, sono passati davanti agli indigeni e per riconoscenza li hanno trucidati, hanno macellato gli stessi che li aiutavano, che si spendevano per loro, senza stancarsi mai di rivendicare più islam, più sharia, più assoggettamento, vale a dire le condizioni dalle quali fuggivano. Ma le vogliono qua.
Per trenta anni gliele abbiamo concesse, battendoci il petto, e il risultato sono le teste mozzate. Che non smetteranno di rotolare. Basta, quando è troppo è troppo. L’Islam moderato è un trucco, una menzogna, è solo Islam che sta alla finestra ma appena passa la parte fondamentalista i moderati si adeguano, si riconvertono. La litania del pizzaiolo egizio cara ai Sala, ai sindaci piddini, è un miserabile luogo comune senza corpo e senza costrutto: se fossero tutti solo dei tagliagole non saremmo più qui, ma per uno che in qualche modo si integra, lavora, quanti scannano?
Vogliamo dire che la riuscita di una integrazione non si misura dalle eccezioni e neppure dalle moderazioni: la comunità islamica, che in Italia conta oltre 6 milioni di accolti per limitarci solo ai regolari, non ha saputo, voluto educare i suoi membri. Nella migliore delle ipotesi si è voltata dall’altra parte, nella peggiore è stata ambigua, nella pessima ha fomentato il fondamentalismo stragista. Sono vissuti di autogiustificazioni, di rivendicazioni, di pretese.
Nessuno o quasi nessuno si è risolto ad accettare la cultura, il contesto sociale al quale chiedeva asilo, non c’è stato nessun processo di assimilazione, nessuna convivenza pacifica, si pensava, e chi scrive era tra chi lo ipotizzava, che le nuove generazioni sarebbero state conquistate dal consumismo, da uno stato sociale fin troppo generoso, da tutte le opportunità sconosciute in terra d’origine ma è avvenuto il contrario in forma di una sintesi micidiale: hanno ottenuto i benefici nel solco dell’impunità pretesa, continuando a rivendicare la loro legge fatta di intolleranza, di violenza sulle donne, di identità di predominio.
La punta avanzata sono i maranza griffati che si beffano delle loro vittime, irridono i simboli della cristianità, scannano i coetanei cristiani e si mettono sui social in segno di penetrazione, “Qui comandiamo noi, Allah è grande”.
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Lo fanno perché possono farlo, perché sono cresciuti e spesso nati in un benessere sconosciuto che li ha allevati nel crimine e solo in quello. Checché ne dicano le boldrinate propagandistiche, nessuna comunità islamica ha portato beneficio in Europa: non vogliono, ci odiano più oggi di due, tre generazioni fa, quando ero bambino, a Milano, gli islamici non mancavano ma non erano così incarogniti, erano ironici e disposti davvero a una convivenza.
Non c’era quel pullulare di botteghe che mascherano cellule terroristiche pronte a esplodere, non c’erano quelli che decapitavano per strada. Trent’anni di benessere offerto a loro, sacrificato a noi, e il risultato è una sottomissione demenziale e criminale organizzata da fuori, strutturata dalla sinistra corrotta, definitivamente accettata dalla destra imbelle se va bene. Ci sono motivazioni storiche precise: crollata alla fine del secolo scorso la minaccia comunista, c’era da farla tornare in qualche modo e se n’è incaricato, da teorico, il solito Toni Negri con l’intuizione imperiale, traslare la lotta di classe fallita dal benessere e dalla tecnica nella lotta globale dei dannati della terra, degli immigrati; la si è trovata, infine, nell’Islam eternamente schiumante, indisponibile ad ogni convivenza.
Federico Rampini sostiene, a ragione, che l’Europa occidentale, sotto l’ombrello della Nato, si è anestetizzata, rammollita, in 80 anni di pace: mentre l’occidente europeo si trastullava coi cascami del woke sorto negli Stati Uniti negli anni ‘60, la galassia musulmana si organizzava, coperta dal vittimismo passivo aggressivo investiva, corrompendolo, nell’occidente che cova sempre, per vezzo, per eccesso di benessere, per rincoglionimento da pace prolungata, le sue malattie autoimmuni e il wokismo è la proteina Spike che ha infettato le società europee aprendo la strada all’Islam di colonizzazione.
E questo Islam, attenzione, è cavalcato, è sostenuto dalla filiera antioccidentale di Cina e Russia coi proxy, da Hamas a Hezbollah all’Iran. Trump lo ha capito, l’Europa lo sa ma le sta bene così, mette in conto la distruzione al prezzo di una corruzione continua che corrode istituzioni, partiti, informazione. Difatti a questo gioco il controllo dell’informazione è cruciale, è strategico: ecco perché si punta a spegnere X che l’unica fonte, l’unico social media divergente, a neutralizzare Musk.
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Avete sentito anche un solo immigrato, un islamico dissociarsi dalla decapitazione di Belfast? Se possono la esaltano e l’informazione gli tiene bordone. E allora possono metterla come vogliono, ma una comunità islamica decente in Europa e in Italia è sconosciuta, non ha saputo né voluto formarsi, sono focolai di presenze come fuori dal tempo, pretendono di riportarci a 14 secoli fa, gli imam di tutta Europa proclamano apertamente la conversione o lo sterminio di chi li accoglie, in perfetta coerenza col Corano; una convivenza reciprocamente vantaggiosa, fruttifera non si dà in società dopo decenni e a questo punto le occasioni sono state date e sono fallite tutte, siamo alla caccia al bianco occidentale, cristiano, in Germania sono sconvolti dalla violenza anche dei bambini di sei, sette che minacciano le insegnanti in fama di “puttana bianca” o ebrea o cristiana.
Proposte, dite? Chi registra la realtà si mette già abbastanza a rischio, non è un politico e non riceve i soldi, i poteri e le protezioni dei politici, ma se proprio vogliamo azzardare una soluzione diremmo l’inversione dei termini nei quali fino ad oggi si è operato: finora abbiamo accolto il 90% e a malapena rispedito il 10% di terroristi e macellai; è ora di ribaltare la proporzione, tenere il 10% e rimuovere, remigrare il resto.
Di questo 10%, fisiologicamente un tre, un quattro per cento finirà comunque per delinquere: fuori subito anche questi. Resta una selezione strettissima, durissima che è l’unica a lasciar sperare in una qualche forma di integrazione, fermo restando che l’integrazione deve avvenire alla giapponese, non all’europea: imponendo le regole e i costumi di chi la offre, altro che subire quella dei primitivi che la dettano.
Poi, dopo una generazione, anche meno, si tirano le somme: se si sono civilizzati si può continuare, altrimenti espulsione completa e definitiva. E se la sinistra genderislam non è d’accordo può seguire, andare ad integrarsi lei nei paesi islamici. Ci mandassero una cartolina, se non li hanno squartati prima. Ma quando è troppo è troppo. I roghi no, i pogrom no ma adesso basta, è finita, gli abbracci, le bugie, le rimozioni, i sensi di colpa sono finiti.
Max Del Papa, 11 giugno 2026
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