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Bonelli, il compagno verde campione di ecoballe

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A guidare un partito che non c’è per qualche sparuta stagione son buoni tutti. Guarda Conte, coi cascami grilletti, ridotto a promettere lottizzazioni di cittadinanza. Guarda Di Maio, capace di abortire la sua creatura a poche settimane riuscendo nell’impossibile impresa di bruciare pure quel vecchio arnese demomantovano di Tabacci. Ma condurre per 30 anni una entità inesistente, metafisica, al limite quantistica, beh, è tutta un’altra storia: il nulla non si improvvisa, ci vuole esperienza, serietà, costanza, acume. Altra classe, altri petti.

Il ritratto di Bonelli

Angelo Bonelli, in arte “Il Verde Bonelli”, è uno di questi rari, preziosi personaggi che della persistenza nel vacuo hanno fatto un’arte: già i Verdi sono una sciagura gassosa dappertutto, qui da noi arrivano a vette di inconsistenza perniciosissima. Hanno detto No a tutto, sempre, comunque, bovinamente pretendendo di alimentare un paese che fu industriale prima col libro dei sogni, ma bestie, poi è arrivata quella con le trecce, e non c’è stato più bisogno di altro. C’era la madonna pellegrina “che vedeva la Co2 sui palazzi”, bastava portarla in processione.

Il VerdeBonelli, ecco, è un gretino doc. Nel senso di un sessantenne senza trecce ma altrettanto invasato. Però accorto: anni fa riuscì a stoppare Loredana De Petris che voleva, appropriatamente, far confluire i Verdi in Sinistra e Libertà di Vendola: no, disse il Verdebonelli, e che? Ci fottiamo da soli? Certo, lo sa anche lui che sono la stessa cosa, son cocomeri efferati, verdi fuori profondi rossi dentro, ma due finanziamenti non è meglio che uan? Una vita da candidato, a tutto, dappertutto, più trombato di Jessica Rizzo ma lui riemerge sempre dalle polveri sottili e rieccolo galleggiare in accoppiata con Fratoianni. Naturalmente all’ombra del tendone da circo Pd, e fa niente se non son d’accordo su niente. Il Verdebonelli è lì per vigilare, lui; per tirare il Politburo sempre più a sinistra, a rischio, anzi certezza, di finir nel fosso.

Ha un luminoso predecessore alla guida del nulla: Pecoraro Scanio, quello che, forse per vocazione, confondeva i tori con le mucche. Ma gli Scanio scorrono, i Verdibonelli restano: alleati random, si va dove c’è posto, l’importante è durare. Il geom. Verdebonelli, come altri colleghi, tipo Mario Tozzi (ma tutti geometri sono, questi espertoni di ambiente?), si è autoimpancato competente di clima, di nuclearologia, di rinnovabilogia, di ambientologia, un Piero Angela della politica circolare a costo di scivolare su alcune minuzie. Come quando se ne uscì con una stima spericolata dei “morti di Chernobyl”, a suo dire nell’ordine di migliaia se non decine di migliaia.

Verdi e pure comunisti

Non c’è mai stata, in realtà, una certezza sulle cause dirette, se non la seguente: quelle vittime, in ogni caso mai oltre le 60, ma è più probabile una trentina (tutti gli studi certificati degli ultimi 36 anni confluiscono, a partire dallo stesso forum su Chernobyl), devono ringraziare la dittatura sovietica al crollo, esattamente come la centrale atomica. Vecchia, fatiscente, senza una camera di sicurezza o compensazione, tossica già nella struttura, i tecnici inetti e ubriachi, insomma il trionfo del regime comunista; che, non fosse bastato, soffocava la notizia e ritardava di 8 giorni le operazioni di soccorso per ragioni di pura, miserabile propaganda.

Oggi, con la stessa virulenza pacifista, il Verdebonelli si scaglia contro l’atomo, “che è di destra”, contro qualsiasi soluzione intelligente, contro qualsivoglia evento meteo avverso, e la sua diagnosi è sempre la stessa: criminali, destre fasciste, avete visto, voi che non credete in Greta. Poi poco importa che dalla Marmolada a Genova ad Ancona a ovunque le responsabilità siano tutte precise, consistendo in: impianti non mantenuti, cavi di teleferiche sfilacciati, fiumi inascoltati per decenni, gite turistiche in posti impossibili, eccetera. Incuria umana, troppo umana, non eventi fuori controllo, punizioni divine per aver bestemmiato Greta. Per dire, nell’anconetano il Misa avvertiva da 40 anni, ma le istituzioni piddine han fatto sparire 45 milioni di finanziamenti e non ci si venga a dire che li hanno usati tutti per una pista ciclabile, due spennellate d’azzurro per terra e via andare.

Il fatto è che invece di mettere in sicurezza ciò che andava messo in sicurezza, si preferisce baloccarsi con Greta, i bimbi minkia, nel senso di gender, i gay pride, la Co2, la grande transizione ecomarxista, l’elettro-green, e tante, tante, e poi tante, e ancora tante chiacchiere verdi, che non vanno da nessuna parte ma permettono di galleggiare. Vero, Greenbonelli? In sostanza, si fa così: si creano le premesse per le sciagure, poi le sciagure succedono e a quel punto gli stessi che le hanno preparate ci sciacallano sopra allegramente: “come si fa, come si fa a non credere ai cambiamenti climatici?”. No, come si fa, come si fa a credere al Pd, ai Verdi e al Verdebonelli, se mai.

“Di ambiente si parla solo in occasione delle catastrofi”, erutta il nostro eroe. Certo, perché quello suo non è ambiente, è catastrofismo demente che origina catastrofi. Ma provate a fargli dire qualcosa di negativo sui padroni del gas e delle materie prime, rapinate agli africani e a mezzo mondo: per non far nomi, Putin Vladimir e Jinping Xi (mr Ping, nello slang dimaiese). Non ce la caverete, perché il Rossobonelli è un maoista leninista, altro che menate. E non è mai, mai, mai stato in grado di proporre lo straccio di una soluzione possibile, fattibile in termini ambientali.

Uno aggrappato al mito di Greta che, da sola, inquina quanto una flotta di jet privati. Uno capace, senza tremare, di una simile dichiarazione: “La politica ipocrita piange solo quando ci sono i disastri”. Verdebonelli, cura te stesso. E copri gli specchi di casa, non solo quelli solari.

Max Del Papa, 21 settembre 2022