in

La corsa al voto

Fratoianni, il comunista tutto tasse che tifa sbarchi e canne libere

Dimensioni testo

: - :

È difficile considerare leader Fratoianni, ma ci proviamo. Leader di se stesso, Nicola secondo – il primo resta Vendola, che lo sposò –, in apparenza collettivista, è in realtà il più spietato individualista di tutti i tempi: non risulta aver mai lavorato, neanche un giorno neanche un’ora; una vita da intrigante nelle variate, avariate e cariate succursali del Pd, cui si ritorna sempre, partendo da Rifondazione Comunista per arrivare alla succursale di Sinistra Italiana. Sempre con uno ed un solo programma in testa: se stesso.

Fratoianni si sbraccia per gli operai, i migranti eccetera, ma non sa tenere in mano un attrezzo e il mozzo di Carola lo fa ad uso telecamere: l’unica fatica che conosce, è quella della lingua: lui parla, parla, senza dir niente, è il classico tipo che a scuola chiacchierava e intanto si faceva su le ragazze. Leader nel galleggiamento autoreferenziale, nel risposizionamento, nel resettaggio, fingendo sempre coerenza: fuori dalla Nato, via dall’agenda Draghi, ma quando il gioco si fa duro, i molli si rimettono a cuccia della casa madre, atlantista, draghista, per lo meno a chiacchiere: l’intendenza seguirà.

Leader di famiglia: per concedersi all’odiato, reazionario partito di Letta, ha preteso e ottenuto la candidatura, sicura, anche della compagna moglie, perché due is meglio che one, specie in tempi di annunciate carestie: compagno, tu stai al freddo e al buio e io magno. Ecco, Nicola secondo è leader di una politica antica, ammuffita, familista – poi dicono di Mastella, potreste essere gentili e chiamarla vintage: i diritti, le minoranze, che nel lessico del populismo realsocialista sono solo bolle, antiamericano, di quel pacifismo filocinese e filoputiniano, l’agenda Fratoianni è presto detta: tutto gratis, apparentemente, e i ricchi piangano. Tanto siamo in Italia, mica in Russia o in Cina. Gratis la sanità, gratis lo psicologo, gratis gli sbarchi, gratis i mantenimenti, gratis i trasporti pubblici, gratis le case, gratis l’energia, gratis le canne e gratis stocazzo. In cambio: tasse, tasse, tasse, patrimoniali, tasse, decarbonizzazione, gender, tasse, tasse, tasse, imposte, progressive per i grandi patrimoni (tarati sulla sua diaria parlamentare?), asili nido gratis, meno lavoro e più salario, insomma il libro dei sogni tossici che si sfogliava al liceo (i più faciloni, che poi erano la maggioranza: chi ragionava, e si informava, e studiava, se la passava male, restava in sparuta minoranza, ma aveva ragione).

Perché di gratuito quando provvede lo stato non c’è niente; perché lo stato non regala, non dà, al massimo eroga: non per intrinseca bontà d’animo ma quale copertura, risarcimento parzialissimo e a caro prezzo dell’amministrazione dei soldi gestita, pro tempore, dalla burocrazia di potere. Lo stato inoltre baratta elemosine con voti, con potere, vedi il caso Conte, leader stracotto inopinatamente risalito nel sud più irrecuperabile dove lo chiamano babbo e sventolano il tesserino del reddito di cittadinanza. Come non sapesse, il giurista, che i 105 milioni al mese per la sola Napoli passano per la camorra che poi li amministra fra se stessa e, il poco che lascia, i clientes, la plebe, nella connivenza della politica. Un mero finanziamento della mafia secolare. Dinamiche perverse sulle quali neanche i comunisti si nascondono più, al massimo giocano in difesa e dicono: beh, sempre meglio che il capitalismo privato.

Ma basta (ri)scoprire (per esempio) Sergio Ricossa per verificare la densità della insostenibile paraculaggine di questi mestieranti che rispolverano la politica dell’irresponsabilità liceale, fatta dai farfarelli che per ogni problema hanno una soluzione, sempre la stessa: la visione psichedelica, goliardica, parassitaria di chi fugge dalla realtà.

Fratoianni è un writer sui muri della politica: più case meno chiese, più salario meno lavoro (il “lavoro di merda” di negriana memoria), più migranti meno ricchi, più rinnovabili meno docce, più mezzi di stato meno auto private: altro che vintage, siamo all’800 marxista, all’antivigilia della seconda rivoluzione industriale, al marxismo di risacca. Rotten politics, politica marcita, ma anche evergreen, per chi la sa cavalcare: basta essere dei parolai rossi, così tanti discorsi, così poco da dire. Pare che col compare verde, il Bonelli, si stiano cordialmente sui coglioni: per forza, ciascuno accusa l’altro di velleitarismo, demagogia, narcisismo elettorale, paraculaggine. Vedi un po’ alle volte che non sono gli opposti ma anche i gemelli si toccano. Una politica ideologica, fuori dal tempo, avulsa dal mondo.

Così il compagno Nicola secondo fa il portatore d’acqua al campo arido di Letta: il sospetto è che di acqua ne arriverà pochina, perché perfino i mestieranti alla Fratoianni, questi influencer del leninismo, hanno stufato, la gente s’è accorta che certi chiacchieroni costano troppo cari e invece le chiacchiere non si pagano. Specie quando sono attorcigliate in un gomitolo di opportunismo: no a tutto, ma sì al Pd che, almeno a chiacchiere, sposa tutto dall’atlantismo alla Ue a Draghi ai rigassificatori.

Ma che volete? La Nato val bene una messa in Parlamento, ovviamente comprensiva di compagna moglie: lo fanno per i lavoratori, le masse, i nuovi proletari del mondo, le minoranze sessuali che oramai sono alluvionale maggioranza, non foss’altro che per moda. Lo fanno per la giustizia sociale, partendo dalla propria. Lo fanno per praticare la lotta dall’interno, e intanto intascano. Lo fanno per vigilare. Su cosa, non si sa, forse sui condizionatori. Il comunismo è così: i soviet più la riconversione, visto che l’elettrificazione che piaceva a Lenin attualmente risulta un po’ complicata.

Rizzo, stalinista duro e quasi puro, si è ricollocato coi quattro disperati di Ingroia, Fratoianni ha preferito l’ombrellone di regime del Pd (facendo scappare un inorridito Calenda) che almeno all’inizio dava più garanzie: mica è colpa sua se quello le ha sbagliate tutte, dagli occhi di tigre a Peppa pig. Lui, il leader di se stesso, ce l’ha messa tutta per fare la sua parte: come quando la sua agenzia piddina, Sinistra italiana, ha proposto “l’abolizione del jet privati”. Una cazzata più monumentale sarà difficile trovarla, roba da eclissare perfino la Trabant elettrica di Occhi di batrace che finisce la batteria a metà strada.

La destra non è granché, è avanspettacolo e rivista, ma la sinistra è un circo anche lugubre ed inquietante. Son quelli come Fratoianni, all’apparenza innocui sparafucile, a gettare un’ombra sinistra sugli scenari eventuali, casomai dovessero vincere. Non vinceranno, figurarsi, ma la faccenda non cambia e uno così, alla vigilia dei 50 anni, sarebbe ora che si trovasse qualcosa da fare, qualcosa di manuale, di concreto. Non tanto per capire gli operai, dei quali gli importa meno di niente, ma almeno per una sorta di dignità, per provare una esperienza diversa: lo stesso Di Maio, se non altro, ha spacciato bibite allo stadio prima di mettersi a spacciar balle sugli aerei di stato, erogatori di scie chimiche e di CO2 “che tutto l’mondo appuzza”.

Max Del Papa, 13 settembre 2022