Cronaca

Brizzola vs Vespa, i dati la sbugiardano: la pasionaria non ne azzecca una

Dopo la figuraccia a Porta a Porta, Miss Udu insiste su Repubblica. Ma il ministero la smentisce: "Dati privi di fondamento"

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Prima Bruno Vespa, poi il ministero dell’Università e della Ricerca. Sabrina Brizzola, coordinatrice nazionale dell’Unione degli Universitari, continua a finire al centro delle polemiche per le sue dichiarazioni sul diritto allo studio. E dopo aver accusato il conduttore di Porta a Porta di “paternalismo” per averla invitata a documentarsi, la ventiquattrenne è tornata alla carica con un’intervista a Repubblica. Risultato? Una nuova contestazione, questa volta nero su bianco, da parte del dicastero guidato da Anna Maria Bernini. Che liquida le sue affermazioni sugli studentati Pnrr come “prive di fondamento”.

Ma andiamo con ordine. Tutto comincia mercoledì sera, durante Porta a Porta. Brizzola sostiene che in Italia il diritto allo studio non sia garantito, citando un tasso di abbandono scolastico particolarmente elevato. Vespa la interrompe e le contesta la ricostruzione, ricordando i progressi compiuti nella riduzione della dispersione scolastica. Poi la frase destinata a diventare virale: “Quando parlate voi giovani, per favore, documentatevi prima. Questo lavoro è fatto anche di studio, capisce? Quindi quando venite qui, venite preparati, dovete studiare, sennò dite delle sciocchezze che non vi giovano”.

Apriti cielo. Sui social parte la solita indignazione, il conduttore viene accusato di aver umiliato una giovane rappresentante degli studenti e persino l’Usigrai interviene per censurarne i toni. Brizzola coglie la palla al balzo e contrattacca: “Il paternalismo di Vespa non ci è nuovo, è la retorica che questa classe politica porta avanti contro la nostra generazione da anni”. Poi accusa il governo di aver lasciato “una generazione senza futuro”. Insomma, l’invito a controllare i numeri diventa una questione generazionale.

Peccato che proprio i numeri tornino a perseguitarla. Nell’intervista concessa ieri a Repubblica, la coordinatrice dell’Udu rilancia le accuse al governo e punta il dito contro il piano per gli alloggi universitari. Secondo la sua ricostruzione, dei 73mila posti letto annunciati, circa 40mila sarebbero stati recuperati da strutture esistenti e 33mila realizzati con i fondi Pnrr. Non solo: il 96% di questi ultimi si troverebbe in studentati privati, spesso con affitti superiori alla media cittadina, mentre poco più di mille posti sarebbero gestiti dagli enti per il diritto allo studio e destinati agli studenti idonei.

Affermazioni che fanno scattare la replica del Mur. Il ministero parla di dichiarazioni “non corrispondenti al vero” e di un quadro “fuorviante” che rischia di creare confusione proprio tra gli studenti che avrebbero maggiormente bisogno di informazioni corrette. Una smentita che entra nel merito delle cifre, senza limitarsi alle polemiche. Secondo il dicastero, grazie al Pnrr sono stati attivati oltre 63mila posti letto, superando il target previsto, attraverso un investimento di 1,2 miliardi di euro. I primi 33mila sono già stati realizzati e messi a disposizione degli studenti. Per gli altri 30mila, che saranno disponibili nel 2027, Cassa Depositi e Prestiti ha completato la sottoscrizione degli atti d’obbligo, impegni giuridicamente vincolanti.

Ma il punto più contestato riguarda gli alloggi destinati agli studenti meno abbienti. Brizzola parla di poco più di mille posti gestiti dagli enti per il diritto allo studio. Il Mur ricorda invece che il bando obbliga a destinare almeno il 30% dei posti letto agli studenti capaci e meritevoli, ma privi di mezzi. Parliamo di circa 20mila posti riservati, che saranno assegnati attraverso bandi gestiti dagli organismi regionali per il diritto allo studio. Una precisazione sostanziale: la gestione privata di una residenza non significa automaticamente che i suoi alloggi siano esclusi dalle agevolazioni per gli studenti economicamente svantaggiati.

E gli affitti? Anche su questo fronte il ministero respinge la ricostruzione dell’Udu. I canoni previsti dal programma vengono determinati prendendo come riferimento i contratti registrati presso l’Agenzia delle Entrate nella zona dello studentato, applicando una riduzione del 15%. Inoltre, nel prezzo sono comprese le utenze e alcuni servizi aggiuntivi, dalla connessione Internet all’utilizzo della cucina. Il Mur precisa che gli importi pubblicati sul proprio sito rappresentano tetti massimi e non necessariamente le tariffe effettivamente applicate.

Quanto al recupero degli immobili esistenti, il dicastero ricorda un particolare che nella polemica sembra essere scomparso: il Pnrr escludeva espressamente la costruzione di nuovi edifici su aree verdi, per evitare altro consumo di suolo. Gli interventi hanno quindi interessato prevalentemente strutture precedentemente destinate ad altri utilizzi, creando nuove disponibilità per gli universitari. Non posti sottratti all’offerta abitativa già esistente.

E se la replica del Mur non bastasse, per Brizzola arriva anche quella dell’Andisu, l’Associazione nazionale degli organismi per il diritto allo studio. Stavolta il tema sono le borse universitarie. Durante lo scontro con Vespa, la coordinatrice dell’Udu aveva sostenuto che l’Italia fosse l’unico Paese europeo a non coprire tutte le borse di studio, aggiungendo con sicurezza: “Questo è un dato che se qualcuno vuole confutarmi sono contenta di ascoltare”.

Detto, fatto. L’Andisu ha risposto con i dati dell’anno accademico 2024/2025: 299.618 borse di studio assegnate, con una copertura del 99,8% degli aventi diritto. Il restante 0,2%, precisa l’associazione, può essere recuperato attraverso assestamenti amministrativi. Rispetto all’anno precedente, inoltre, le borse sono aumentate di circa 21mila unità, pari al 7,5%, mentre le risorse complessive hanno raggiunto 1,4 miliardi di euro. Numeri che restituiscono una situazione ben diversa da quella evocata dalla rappresentante studentesca.

Il problema, naturalmente, non è sostenere che in Italia esistano difficoltà nell’accesso all’università. Il caro affitti esiste, gli studenti fuori sede affrontano sacrifici enormi e il diritto allo studio merita investimenti e attenzione. Ma proprio per questo sarebbe opportuno affrontare la discussione senza confondere i dati e senza trasformare ogni contestazione in un attacco politico contro le nuove generazioni.

Nel giro di poche ore, Brizzola è passata dalla polemica televisiva a una smentita ministeriale, con tanto di intervento dell’associazione che rappresenta gli organismi per il diritto allo studio. Voleva qualcuno disposto a confutare le sue dichiarazioni. Adesso le risposte sono arrivate. E il suggerimento di Vespa di controllare le statistiche prima di intervenire in televisione, alla luce di questa vicenda, assume tutto un altro significato.

Massimo Balsamo, 24 ottobre 2026

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