Continua ad impazzare l’aspra polemica sorta tra il Corriere della Sera e Sergej Lavrov per il presunto rifiuto del quotidiano di via Solferino di pubblicare il contenuto integrale di un’intervista recentemente rilasciata dal ministro degli esteri russo. Nell’intento di porre fine al dilagare, anche in Italia, di fake news sul conto della Russia, Mosca avrebbe offerto al CorSera la possibilità di intervistare in esclusiva Lavrov.
Il quotidiano diretto da Luciano Fontana avrebbe accettato con entusiasmo l’offerta pervenuta dalla diplomazia della Federazione, tuttavia, l’autorevole testata milanese si sarebbe poi rifiutata di pubblicare le relative risposte fornite dal titolare degli esteri russo. Una “palese censura” atta a nascondere ai cittadini italiani le informazioni sulla reale situazione in Ucraina, ammonisce in maniera decisa Mosca. Un testo carico di “accuse e tesi propagandistiche” maturato, peraltro, senza alcun contraddittorio a causa del “rifiuto categorico” di Lavrov, la secca risposta del Corriere, secondo cui l’intervista in questione non rispetterebbe i canoni del “giornalismo libero e indipendente”. Insomma, come spesso e volentieri accade, almeno da qualche anno a questa parte, le posizioni del ministero degli esteri russo risultano nettamente contrapposte rispetto a quelle espresse e più volte ribadite dalla stragrande maggioranza dei media occidentali.
Ma cosa c’è di vero nella narrazione promossa da Mosca e quanto, invece, è esclusivamente frutto della potente macchina propagandistica russa? Intanto, appare evidente come la “tesi ufficiale” divulgata in questi anni da Mosca, circa le reali ragioni dell’intervento militare in Ucraina, sia fuorviante e in buona parte persino menzognera. È infatti palesemente falso affermare che lo sconfinamento russo in terra ucraina sia avvenuto esclusivamente per ragioni legate alla difesa dei diritti delle popolazioni russofone o per preservare il “patrimonio culturale, storico e spirituale del mondo russo” dagli attacchi ostili sferrati dal “regime Kiev”. Come menzognero è, del resto, il racconto promosso in più occasioni da Lavrov secondo cui l’esercito russo colpirebbe esclusivamente obiettivi e infrastrutture militari, agendo con rispetto e senso di responsabilità e, sempre e comunque, con l’obiettivo di proteggere le persone, siano esse civili o militari. Oppure, ancora, in riferimento ai dati relativi alle perdite russe in Ucraina, va debitamente precisato come i medesimi vengano deliberatamente occultati (o alterati) dal governo di Mosca al fine attenuare gli effetti sulla popolazione di un bilancio di vittime militari che si fa ogni giorno più pesante.
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D’altra parte, poi, c’è un altro significativo aspetto da tenere in debita considerazione: non tutto ciò che Sergej Lavrov sostiene può semplicisticamente essere ascritto alla voce “menzogna” (esercizio assai frequente in Europa). D’altronde, sul tema del graduale e crescente allargamento della Nato verso est, come pure sulla consistente influenza euro-americana nelle scelte dell’attuale governo di Kiev sembrano esistere veramente pochi dubbi. Come, del resto, non si può che dar ragione al ministro russo sul fatto che la cosiddetta “coalizione dei volenterosi” europei sia più orientata a far proseguire le ostilità in Ucraina il più a lungo possibile, che a raggiungere una reale e duratura condizione di pace.
Su altri due punti, poi, il titolare degli esteri russo ha pienamente ragione. Primo: l’attuale situazione conflittuale non risponde minimamente agli interessi dei due popoli, quello russo e quello europeo, e la rotta convintamente anti-russa intrapresa dai governi europei rischia, per questi, di rivelarsi pericolosa, o ancor peggio, distruttiva. E, infine, tocca convenire con quanto dichiarato da Sergej Lavrov anche sul fatto che la Federazione russa non sia poi così isolata come la propaganda occidentale vorrebbe tanto far credere. Anzi, al contrario, le evidenti aperture del presidente Usa Donald Trump, unitamente ai recenti vertici Sco e Brics, cui il presidente Vladimir Putin ha direttamente preso parte, hanno ampiamente dato prova della centralità e dell’importanza della Federazione russa nello scacchiere geopolitico globale che va sempre più delineandosi. Un nuovo ordine mondiale ormai “multipolare”, come lo definisce nell’intervista incriminata lo stesso Lavrov, che non può certo ridursi alla sola “minoranza occidentale”, e in cui, a ben vedere, chi rischia seriamente di autoisolarsi non è tanto la Russia di Putin, quanto, piuttosto, la miope Europa dei burocrati.
Salvatore Di Bartolo, 15 novembre 2025
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