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Caro Mattarella, ma cosa dici? Paghiamo le tasse a vanvera

Nel discorso di Capodanno del presidente della Repubblica, la solita retorica sulle tasse. Ma il problema è come spendiamo i soldi

mattarella discorso fine anno

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Il discorso di Mattarella è stato “un appello alla responsabilità”. Ma che vuol dire? Cosa doveva fare: un appello all’irresponsabilità? Io, per dire, non ho mai visto a nessuno fare un insensato appello ad andare a 300km/h all’ora in macchina.

Parlo di auto proprio perché l’attenzione alla guida è stato uno dei temi affrontati dal Presidente della Repubblica. L’altro argomento del discorso di Mattarella è stato la necessità di pagare le tasse per far funzionare l’Italia. E qui casca l’asino. Quest’idea che le tasse debbano essere pagate per far funzionare l’Italia oggi viene affrontata in maniera intelligente da Il Giornale, ma io sarei stato ancora più più radicale.

Smettiamola con questa retorica della minchia: noi stiamo pagando le tasse per non far funzionare l’Italia. Avete capito bene: stiamo pagando le tasse per non far funzionare l’Italia. Io vorrei un Presidente della Repubblica che dicesse che, nonostante si spendano 1.100 miliardi di spesa pubblica (finanziati con le nostre tasse), si devono comunque attendere 3 anni per avere una TAC, 3 anni per avere una sentenza di primo grado e neppure si difendono i confini dello Stato.

Adamo Smith nel 1779, nel suo saggio “La ricchezza delle nazioni”, diceva che “lo Stato si deve occupare della giustizia” (e noi ce ne occupiamo di merda), “della sicurezza” (e noi ce ne occupiamo di merda) “e di quelle opere pubbliche che i privati non sono in grado di fare” (e noi ci mettiamo dieci anni per farle).

Insomma, basta con questa retorica delle tasse che servono per far funzionare l’Italia. Anche se non vi fossero più evasori e ogni anno venissero versati 75 miliardi di euro in più (posto che è impossibile perché ogni paese ha la sua evasione), pensate veramente che dovreste attendere di meno per le vostre TAC e che la giustizia funzionerebbe meglio?

Nicola Porro, 2 gennaio 2023