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Caro Porro, io la penso così: il suicidio assistito non è progresso

Il dibattito sul fine vita

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Ho letto con interesse il vostro articolo sulle recenti parole di Papa Leone XIV contro la cultura eutanasica che meritano una riflessione più profonda. Il Pontefice ha ricordato che l’unica vera strada è «prendersi cura di una persona che soffre, non eliminarla», ribadendo che «la medicina non potrà mai farsi serva della morte programmata». Non per niente il giuramento di Ippocrate su cui ancora adesso i medici giurano invita a curare non a interrompere una vita.

Quel monito si rivolge soprattutto alla politica, sia nazionale che regionale, che spesso spinge verso la legalizzazione del suicidio assistito spacciandolo per un “male minore”. La recente approvazione in Veneto di una legge per la fine vita dimostra quanto sia folle la deriva verso una svalutazione della dignità umana nei momenti di massima fragilità.

Ciò che è ancora più triste e sconsolante è che Luca Zaia ha esultato per quella legge presentata come un grande progresso ottenuto dal punto di vista sociale. Di fronte alla sofferenza, la risposta non può essere la soppressione, ma l’investimento nelle cure palliative e nell’accompagnamento terapeutico e umano. Se la politica perde di vista l’aspetto etico e morale della Polis non si può più chiamare politica.

Alex Monteverdi, 2 ottobre 2026

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