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Catasto, la riforma si fa: “Parlamento calpestato”

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La riforma del catasto si farà. Lo ha detto poco fa il presidente del Consiglio Mario Draghi a margine del travagliato Cdm di questo pomeriggio, che ha visto la Lega sbattere la porta in faccia al governo per “il metodo” e il “merito” della delega fiscale approdata in cabina di regia. La riforma del catasto si farà, dicevamo, nonostante le indicazioni del Parlamento sul tema andassero in direzione contraria e opposta. E nonostante da più parti si fossero levate voci di protesta contro quella che rischia di trasformarsi in una “batosta” sul mattone.

Catasto, aggirato il Parlamento

“La prima considerazione da fare – dice il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa – è che questa scelta si pone in palese contraddizione con un documento approvato solo la settimana scorsa dal Consiglio dei ministri, la Nadef. In esso, infatti, si legge che la riforma fiscale deve avere come base la relazione di indirizzo approvata dalle Commissioni Finanze del Senato e della Camera lo scorso 30 giugno. Ma in tale testo le forze di maggioranza convennero di non inserire un invito a intervenire sul catasto”. La decisione del parlamento risulta insomma “clamorosamente calpestata”.

Centrodestra silente sul catasto

La seconda osservazione invece è di natura politica. E si chiede come sia possibile che in un governo con in maggioranza Lega e Forza Italia, sempre dichiaratisi contrari alla revisione catastale, non siano riusciti a impedire “tale esito” che vede la contrarietà “di Confedilizia, di Confcommercio e di tutte le associazioni degli agenti immobiliari”. Il Carroccio, va detto, ha tentato almeno una protesta formale, disertando il Cdm e uscendo in anticipo dalla cabina di regia. Però l’Aventino non ha portato a grandi risultati.

Le tasse aumentano o no?

Il punto ora è capire quali effetti avrà questa decisione sulle tasche degli italiani. Che poi è quello che conta. Draghi ha spiegato che verranno “riviste le rendite catastali”, avvicinandole ai “valori di mercato”. Ma ha anche assicurato che “l’impegno è quello che nessuno pagherà di più o di meno” perché “non cambia assolutamente l’imposizione fiscale sulle case, sui terreni”. Di un eventuale rivoluzione, ha spiegato il premier, sulle imposte se ne riparlerà nel 2026 (che non è poi così lontano). Ma è possibile? Non secondo Spaziani Testa.