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C’è un vincitore, si chiama maggioranza silenziosa

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Le elezioni europee 2019 le ha vinte… Richard Nixon. No, non è un cortocircuito spazio-temporale, al massimo una sintesi eccentrica di quel che la cronaca dice con l’oggettività dei numeri. Il presidente americano fu infatti l’inventore dell’espressione “maggioranza silenziosa”, da allora insuperata per indicare una tendenza strutturale delle società occidentali. Quell’effetto deformante del dibattito pubblico, per cui una minoranza dominante e chiassosa, che per il proprio chiasso ideologico può contare sullo spartito dei media mainstream, delle grandi case editrici, di intellettuali organici e starlette conformiste, si spaccia costantemente per maggioranza. Quando invece la maggioranza aritmetica, sale della democrazia, per Nixon stava nelle proprie villette della grande provincia americana a perseguire il proprio stile di vita e le proprie inclinazioni, senza bisogno di strillarlo in prima pagina sul New York Times.

Ebbene, cos’hanno detto le prime pagine nostrane nelle ultime settimane? Salvini arretra, è iniziata la parabola discendente, è sicuro sotto il 30%, addirittura pochi punti di differenza col Movimento Cinque Stelle. Fanno quasi tenerezza rilette oggi, che la Lega sfonda il 34% e apre un capitolo politico oggettivamente nuovo, mentre Di Maio si fa surclassare perfino da una leadership ipotetica come quella di Zingaretti, ma ricordiamoci che è così che taroccano il dibattito da decenni.

È la solita vecchia storia, per cui Berlusconi era sottostimato nei sondaggi con puntualità sospetta, dato per morto mille volte e mille volte risorto. Perfino la Democrazia Cristiana riscuoteva sempre più successo nelle urne che nelle rilevazioni e nell’umore della minoranza organizzata.