Caffè avvelenato

C’era una volta la Flotilla umanitaria

Ogni giorno un po' di veleno sulle cose del mondo

Flotilla Israele
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Qui al bar non intendiamo certo difendere l’esibizione di Itamar Ben-Gvir, il ministro israeliano della Sicurezza nazionale, che ha pensato bene di umiliare gli attivisti della Flotilla, contro ogni principio di buon senso oltre che di diritto e beccandosi pure la reprimenda del suo governo, che già di suo non va tanto per il sottile. Ma dobbiamo riconoscere che la vicenda degli abusi subiti dall’equipaggio ha anche contribuito a far cadere il velo su una grande ipocrisia: che la missione di quelle imbarcazioni fosse una missione umanitaria.

La prima volta ci avevano provato, a venderla come una spedizione per portare viveri a Gaza. A bordo c’era poca roba e francamente l’impresa non si giustificava neppure nel suo valore simbolico. La realtà è che la Flotilla ha sempre avuto un duplice scopo politico: lasciar venire a galla gli aspetti più aggressivi della classe dirigente israeliana, che tenta di ridisegnare gli equilibri mediorientali, così da facilitarne l’isolamento internazionale; e pungolare gli esecutivi occidentali, specie quelli di destra, per denunciarne l’afasia nei confronti dei parossismi bellici di Benjamin Netanyahu e l’appiattimento sui desiderata di Donald Trump.

Siamo anche costretti ad ammettere che l’operazione è riuscita piuttosto bene: Israele sta al gioco – se di gioco si può metaforicamente parlare – e non si preoccupa granché della sua reputazione globale, essendo convinto che in ballo ci sia il suo destino; e non c’è dubbio che i governi, compreso quello di Giorgia Meloni, si siano trovati con la patata bollente di un dissenso scaltro, che fa leva sull’opposizione alla violenza per perseguire pure scopi meno elevati; in alcuni Paesi, tipo Francia e Inghilterra, è tornato facile soffiare sul fuoco di minoranze islamiche sempre meno minoritarie.

Questo non significa, appunto, che Ben-Gvir abbia fatto bene a trattare i marinai alla stregua di sponsor dei terroristi. Ma costoro è a un mulino che tirano acqua e non è di sicuro quello della canonica soluzione a due Stati. Adesso la loro ispirazione si è fatta più chiara. Ciò che fanno è tutto eticamente legittimo, per carità. Per molti, è persino condivisibile. Ma in questo cinico braccio di ferro, la gente di Gaza resta una pedina sofferente. Che nessuna Flotilla può davvero salvare. I peggiori amici della causa di quei poveracci sono quelli che dicono di volerli aiutare.

Il Barista, 21 maggio 2026

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