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Chi è davvero liberale?

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di Gianna Gancia, eurodeputata Lega

Quando una politica è davvero liberale? La risposta, chiara e semplice, la diede il grande filosofo Karl Popper: “Una politica è liberale se, e solo se, una volta attuata, la libertà di scelta da parte dei cittadini è maggiore di prima”. Con questo, criterio, pensiamo a tutte le politiche che sicuramente non sono liberali.

4 punti non liberali

1. Non sono liberali le politiche che aumentano la tassazione, perché con minori risorse economiche i cittadini possono scegliere tra un numero minore di opzioni, per sé e per le proprie famiglie.

2. Non sono liberali le politiche che impongono il monopolio, od il quasi-monopolio, della mano pubblica nell’istruzione, riservando la libertà di scelta solo alle persone ricche che possono pagare le rette elevate delle scuole e delle università private.

3. Non sono liberali le politiche che restringono l’accesso al lavoro ed alle professioni, perché i cittadini hanno minori possibilità di scegliere cosa fare nella vita.

4. Non sono liberali le politiche che impongono il monopolio o quasi-monopolio della previdenza, anche qui riservando la libertà di scelta solo alle persone ricche che possono permettersi le assicurazioni private.

Il potere della mano pubblica

Se passiamo in rassegna le politiche che sono state fatte e che vengono ogni giorno fatte in Italia, tanto a livello nazionale quanto a livello regionale e locale, è facile vedere che la grandissima parte di esse non sono liberali. Oggi la mano pubblica assorbe oltre il 50 per cento di quanto viene prodotto. Non solo. La mano pubblica regolamenta pesantemente quello che rimane ai cittadini, in modo che la libertà di scelta utilizzando le risorse rimaste è molto limitata.

Al di fuori della sfera economica, si continuano a fare ogni giorno leggi che limitano principi fondamentali della civiltà occidentale, come la libertà di espressione, la libertà dei media, la libertà di insegnamento, la libertà di ricerca. Ogni volta chi propone ed approva queste leggi lo fa nel nome del perseguimento e della tutela di un supposto “bene comune”. Ma in una democrazia liberale il “bene comune” può soltanto derivare dal bene di ogni singolo cittadino, non viceversa. Se non si capisce questo, non si capisce nulla né del “bene comune” né della libertà.

Grillini statalisti

Il vero paradosso è che questa continua restrizione della libertà a cui stiamo assistendo si accompagna ad un moltiplicarsi di forze politiche e di politici che si autodefiniscono “liberali”. Da ultimo, il Movimento 5 Stelle, che si è autodefinito, per bocca di uno dei suoi principali esponenti, come “liberale”. Chiunque abbia presente quale sono state le leggi che i 5 Stelle hanno voluto (e purtroppo spesso ottenuto) e che vogliono ancora, si renderà conto che essi non hanno nulla di liberale.