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Clima e politiche green: la tirannia dell’emergenza ci toglie libertà

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case green europa © MiroNovak, vencavolrab e alexsl tramite Canva.com

Il vivere in società si tiene sempre in bilico tra autorità e libertà. Un pendolo che oscilla tra queste due forze, spesso in opposizione, cercando un qualche equilibrio. Capita però a volte, ma sempre più di frequente, che il meccanismo finisca per prediligere l’autorità e la limitazione della libertà individuale, attraverso un reticolo di divieti, sanzioni, narrazioni terrorizzanti e apocalittiche, inquinando così la formazione dell’opinione pubblica.

In La tirannia dell’emergenza (Liberilibri), Andrea Venanzoni delinea i meccanismi attraverso cui si articola questo processo che porta ad aumentare i pubblici poteri e il principio di autorità, sacrificando sempre di più e con sempre minor preoccupazione le libertà dei cittadini.

Nel libro l’autore mostra quel filo rosso che nel corso del tempo ha legato tra loro emergenze in apparenza diverse ma che pure presentano un volto comune: quello della risposta autoritaria dello Stato come pure degli organismi sovranazionali. Lo abbiamo visto nella maniera più cruda ed evidente possibile durante i giorni pandemici, con il Covid trasformato in unico argomento di conversazione, di dibattito pubblico, di intervento normativo. Libertà e diritti gli sono stati sacrificati, dal lavoro condizionato al possesso del green pass fino alla possibilità, molto limitata, di spostarsi liberamente.

La Tirannia dell'emergenza di Andrea Venanzoni

Ma lo stesso avviene ora, e lo vediamo ogni giorno, con il dirigismo burocratico dell’Unione Europea in tema di sostenibilità ambientale che depaupera le economie nazionali, asfissia la libertà di impresa e si irradia nelle nostre città. Un dirigismo ripreso poi localmente da sindaci che, incuranti della vivibilità cittadina e delle esigenze degli individui, adottano provvedimenti del tutto sloganistici. Assistiamo all’emersione di diritti-tiranni, come quello alla salute o tutte le situazioni giuridiche legate alla sicurezza o all’ambiente, che in nome di una qualche suprema e assolta protezione della vita biologica strangolano ciò di cui la vita individuale è fatta, ossia la libertà di autodeterminarsi.

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In questa prospettiva, pandemie, crisi finanziarie, terrorismo, tanto politico quanto religioso, riscaldamento climatico e inquinamento diventano spesso pretesti seriali per procedere a sempre più perfezionate limitazioni della libertà e, come segnalava Hayek, a erodere la libertà in maniera irreversibile. Venanzoni quindi si sofferma su quelle autentiche “apocalissi quotidiane” che abbiamo sperimentato in tempo di pandemia e attraverso la narrazione sul cambiamento climatico.

Opinione pubblica totalmente terrorizzata e mobilitata, principi come quelli di prevenzione e di precauzione capaci di traslarsi dall’ambito climatico a quelli sanitario e della sicurezza pubblica, fino a raggiungere quasi il punto di rottura del diritto di eccezione. Una politica pavida che abdica al suo ruolo e si de-responsabilizza esternalizzando le decisioni a corpi tecnici. Una alta tecnologia onnipresente e piegata a logiche di puro controllo.

Un sentiero pericoloso che Venanzoni percorre ricostruendo gli snodi e le intersezioni tra distinte emergenze, e dimostrando come a ogni emergenza la libertà sacrificata e compressa dai pubblici poteri non ci venga mai restituita davvero del tutto. Semplicemente perché ormai ci viene fatto credere di vivere nel tempo dell’emergenza permanente.

Liberilibri, 11 febbraio 2024

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