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Come ripensare le facoltà umanistiche

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Nella società contemporanea dominata dalla tecnica e dal primato della scienza in ogni ambito, gli studi umanistici sono sempre di più sotto attacco. Dalle Università statunitensi dove, in preda al delirio della cancel culture e del politicamente corretto, si vorrebbero cancellare le materie umanistiche perché legate alla classicità e perciò alla tradizione storico-culturale dell’Occidente, all’Inghilterra dove molti atenei stanno chiudendo i propri dipartimenti di storia, filosofia e lingue perché “ai giovani lasciano solo debiti”.

Il problema dello scollegamento tra il mondo del lavoro e le facoltà umanistiche è atavico; secondo tutte le statistiche è molto più probabile riuscire a trovare un lavoro con una laurea in ingegneria invece che in lettere o storia. Ciò è senza dubbio vero ma la soluzione non è cancellare gli studi umanistici o tagliere le risorse previste per queste facoltà, quanto migliorare il rapporto tra mondo universitario e del lavoro. Gli studi umanistici hanno una centralità non solo da un punto di vista pedagogico ma anche culturale, negare la loro necessità significa negare il senso stesso e le radici dell’Occidente. Per questo non possiamo permetterci che siano demonizzati o considerati poco importanti attualizzando una concezione della società basata solo sul razionalismo e lo scientismo.