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Il governo e le bollette

Come vincere la sfida dell’energia

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Fra le sfide del prossimo governo ci sarà sicuramente l’obiettivo di gestire al meglio l’emergenza energetica e quindi di dotare il governo di un’eccellente politica energetica. Se ci basiamo sull’esperienza recente, ogni volta che la politica energetica è stata messa nelle mani, o di diritto come nell’ultimo governo o di fatto come in alcuni governi precedenti, nelle mani dei cervelli ambientalisti, la politica energetica si è arenata.

Le politiche di Marzano

Un ministro attivo e consapevole del bene del paese come Marzano ha fatto una politica energetica attiva che ancora adesso guida il nostro sistema: il decreto per ridurre le compensazioni degli aiuti di Stato alle imprese elettriche che erano stati firmati dal ministro Visco ne 2000. Il decreto blocca inflazione dell’autunno del 2002 per riformare il metodo di traslazione dei costi dell’energia sulle bollette elettriche. Nello stesso periodo sono stati varati: il decreto sblocca centrali che ha migliorato l’efficienza energetica del nostro sistema elettrico, favorendo nuovi investimenti e la riforma del mercato elettrico. Anche un ministro come Bersani è stato protagonista della politica energetica perché aveva un’influenza relativamente maggiore del suo collega dell’ambiente.

Il caos degli ultimi governi

Completamente dimenticata invece la politica energetica durante i governi Monti-Letta-Renzi perché il ministro competente non se ne occupava concretamente. Mentre il primo decreto per il conto energia che ha dato l’avvio alla stagione delle fonti rinnovabili in Italia è stato varato da un ministro del governo di centrodestra. Da segnalare anche l’intelligenza della politica energetica del ministro Calenda. Nell’ultima fase aver spostato la politica energetica dal controllo del ministro dello sviluppo economico al ministro della transizione ecologica in orario ha prodotto i risultati che conosciamo: gestione corrente ma non una visione strategica.

Dividere le competenze

Come si vede quindi il problema della politica energetica non è tanto il colore del governo ci sono stati i ministri di destra e ministri di sinistra egualmente competenti e attivi ma è un problema di assetto istituzionale. Suggerisco quindi che il nuovo governo metta sul tavolo la riattribuzione della politica energetica al ministero della Sviluppo economico, lasciando alla ministero della Transizione ecologica un ruolo di visione strategiche programmatica del futuro. Tecnicamente il problema si risolve facilmente: con un decreto di riattribuzione delle direzioni generali e delle risorse degli obiettivi e delle risorse corrispondenti al Mise.

Del resto la decarbonizzazione deve avvenire entro il 2050: quindi occorre specializzazione nelle funzioni del governo. Per una migliore gestione delle due politiche la politica energetica deve essere immediata la politica ambientale deve essere di lungo termine. In altre parole, gestioni efficaci come la soluzione delle bollette del caro bollette per le famiglie siano nelle mani di chi sa anche gestire ottimamente le crisi aziendali e la politica industriale. Perché? Perché l’energia è un input di produzione del sistema economico ed è quindi la visione del ministro dello sviluppo economico che può avere una capacità di azione, intervento a favore dello sviluppo economico, proprio ora che questo sviluppo è frenato dal caro energia.

Serve un Figliuolo dell’energia

In altre parole la politica energetica è un tassello fondamentale della politica industriale. Le soluzioni strategiche di lungo periodo per la transizione ecologica devono essere al servizio del benessere dei cittadini e non delle ideologie: un ministero della transizione ecologica (si chiamava ministero dell’ambiente tanto per farci capire) che guarda con lungimiranza al futuro dell’ambiente contribuisce al meglio alla politica economica del paese. In articoli precedenti avevo caldeggiato l’idea di un “Figliuolo per l’energia” per superare la crisi energetica dovuta alla guerra. Cosa vuol dire questo concretamente? Figliuolo ha attuato una politica di gestione logistica di un problema complesso, per arrivare al risultato in tempi certi e con un utilizzo di risorse efficiente. Ricordiamo invece che, anziché i banchi a rotelle e le primule, abbiamo messo in piedi una struttura militare per la gestione della logistica di approvvigionamento dei vaccini e poi una catena di comando decentrata sul territorio e una catena di controllo accentrata informaticamente (la gestione del green pass nazionale).

Il risultato è stato lo stop alla diffusione epidemica del virus. L’Italia, ormai purtroppo sull’orlo della recessione, ha bisogno di uno stop alla epidemia di chiusure aziendali e licenziamenti, uno stop alla propagazione dei costi proibitivi dell’energia.

Andrea Bolino, 20 ottobre 2022