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Con la scusa della guerra, preparano la stangata sulla casa

La riforma del catasto è passata per un solo voto, una patrimoniale mascherata che è solo l’inizio di una stagione di nuove tasse

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C’è sempre una scusa per aumentare le tasse in Italia e, lo stato di emergenza che va avanti ormai da più di due anni, prorogato fino al 31 dicembre 2022, rischia di trasformarsi non solo in uno strumento di limitazioni alle libertà individuali a cui siamo ormai sottoposti da inizio pandemia ma anche in un’occasione per mettere le mani nelle tasche dei cittadini.

Ora che il coronavirus sembra passato (cancellato nel dibattito mediatico da mattina a sera dalla guerra in Ucraina), vengono al pettine i nodi per due anni di spesa pubblica schizzata alle stelle. Pensare che l’intervento dello Stato nell’economia con le modalità avvenute ultimamente potesse essere a lungo sostenibile, è impensabile. Senza dubbio un aiuto dello Stato nei momenti più difficili della pandemia era necessario ma, come sempre accade, c’è un abisso tra un debito buono e uno realizzato in modo scriteriato. Misure inutili come il cashback o politiche assistenziali come il reddito di cittadinanza, sono l’emblema scelte economiche di cui ora paghiamo le conseguenze.

La flessibilità nella spesa pubblica a cui abbiamo assistito durante la pandemia è destinata nei prossimi anni ad essere sostituita con politiche di maggior rigore che richiederanno un rientro nei parametri esistenti fino a qualche anno fa. Tra gli effetti collaterali del coronavirus c’è stato l’emergere di una visione più interventista dello Stato in economia e uno statalismo diffuso i cui effetti difficilmente scompariranno nel breve periodo. Per finanziare l’intervento pubblico servono maggiori risorse e il modo più semplice per uno Stato di reperire denaro, è aumentare la pressione fiscale ai cittadini. Purtroppo è esattamente quello che sta avvenendo e che accadrà con maggiore intensità nei prossimi mesi.

La riforma del catasto approvata per un solo voto va in questa direzione ed è de facto una patrimoniale mascherata ma non dimentichiamo che nel 2023 entreranno in vigore nuove tasse come la plastic tax e la sugar tax. Oltre al principio di fondo del tutto sbagliato di pensare a nuove tasse in un momento come quello attuale, colpisce il tempismo con cui è stata approvata la riforma del catasto mentre l’attenzione pubblica è concentrata sulla guerra in Ucraina. Eppure il timore è che sia solo l’inizio di una stagione di nuove tasse che andranno a colpire gli italiani già stremati da due anni di pandemia e costretti a subire un aumento del costo dell’energia ormai fuori controllo.

Francesco Giubilei, 4 marzo 2022