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Confindustria, non è il momento del voto

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Almeno Confindustria non ci molli. Chi legge il Giornale sa perfettamente come, a fasi alterne, questo foglio sia stato anche fortemente critico con l’organizzazione degli industriali italiani. L’attuale presidenza è in scadenza. Enzo Boccia ha terminato il suo mandato. Ci sono due concorrenti, Carlo Bonomi e Licia Mattioli che si stanno dividendo i voti degli elettori più o meno a metà, con una dozzina di indecisi che alla fine sposteranno le sorti della contesa.

Si è deciso di procedere con una votazione a distanza presso i notai, per poter definire la nuova presidenza entro la fine di maggio. Ma non è questo il momento per cambiare i vertici della Confindustria. Non stiamo parlando del Parlamento: stiamo parlando di un’associazione privata che tutela gli interessi delle imprese italiane.

Oggi più che mai abbiamo bisogno di una Confindustria pienamente operativa, che continui la sua battaglia per cercare di riaprire il motore di questo Paese il prima possibile. Non si tratta di una battaglia politica, ma di una sana rappresentazione degli interessi. Pasini, il presidente degli industriali di Brescia, che si è recentemente autoescluso dalla corsa nazionale, ha raccontato pubblicamente la follia che coinvolge la sua acciaieria: la sua filiale italiana ha dovuto mettere in cassa integrazione 800 persone, quella tedesca lavora a pieno ritmo. E a Brescia, Como e Lecco potrebbe mettere in campo le stesse protezioni che adotta in Germania. Abbiamo bisogno di un fronte unito delle imprese. Non perdiamo tempo a cambiare il presidente: o meglio facciamolo a settembre, ottobre.

Oggi è necessario fare il più possibile e subito. Non possiamo pensare di perdere tempo nelle campagne elettorali interne. Ogni telefonata, ogni pensiero, ogni dossier che dovrebbe essere studiato a Viale dell’Astronomia dovrebbe riguardare la ripresa industriale e il confronto con un governo che sembra ostaggio di un comitato di salute pubblica. Mattioli e Bonomi dovrebbero fare un passo indietro: aspettare almeno fino a dopo l’estate. Lasciare il pallino all’attuale presidente Boccia, perché possa combattere questa battaglia senza distrazioni, ma soprattutto nel pieno dei suoi poteri.