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Cosa c’è dietro l’agguato del capo progetto nucleare iraniano

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Il 27 novembre scorso Mohsen Fakhrizadeh Mahabadi, capo del progetto nucleare iraniano, in particolare della parte militare del progetto nucleare, è stato ucciso, insieme alla sua scorta, in un attacco mirato e studiato nei minimi particolari.

Anche se il governo di Gerusalemme, come sempre in questi casi, non ha confermato né smentito la partecipazione del Mossad, praticamente tutti, e senza la minima prova concreta, hanno alzato il dito e i toni accusando lo Stato Ebraico della vicenda. Cioè dell’uccisione di colui che da tanti anni era a capo del programma che aveva come unico fine la distruzione ‘dell’entità sionista’: l’orologio di Piazza Palestina a Teheran che fa il conteggio a ritroso fino al momento X in cui Israele sarà completamente distrutta, ne è la prova tangibile.

Reazioni dal mondo

Le reazioni all’attacco non si sono fatte attendere, l’Unione europea è stata fra i primi a condannare l’uccisione dello scienziato nucleare definendola ‘atto criminale’ che ha esortato, in un comunicato di Peter Sano portavoce della divisione affari esteri dell’Ue, alla calma e alla moderazione.

Gli ha fatto eco, con un comunicato decisamente più duro, Josep Borrell, alto rappresentante dell’Ue per gli Affari Esteri e la sicurezza, che nell’esprimere le sue condoglianze ai familiari delle persone uccise e augurando una pronta guarigione a qualsiasi altra persona che possa essere rimasta ferita, ha aggiunto: “Si tratta di un atto criminale che è contrario al principio del rispetto dei diritti umani che l’Ue sostiene. Si tratta di un assassinio, un crimine, dobbiamo chiamare le cose con i loro nomi. Non si possono risolvere i problemi in questo modo. Uccidendo esperti non si può costringere l’Iran a contenere il suo potenziale nucleare”. Affermazioni rese in una videoconferenza del Servizio europeo per l’azione esterna a Bruxelles.

Anche se il capo della diplomazia dell’Ue e il coordinatore della commissione del Piano d’azione congiunto globale (Jcpoa) sul programma nucleare iraniano, hanno espresso la speranza di riportare al tavolo negoziale i rappresentanti degli Stati Uniti e dell’Iran e hanno cercato di mantenere l’accordo nonostante il ritiro degli Stati Uniti, l’eliminazione di Mohsen Fakhrizadeh Mahabadi oltre ad aver momentaneamente decapitato la catena di comando del programma nucleare militare iraniano, è una doccia scozzese sulle intenzioni europee e contiene due messaggi importanti. Il primo è verso l’Iran ed è molto chiaro: “Israele non permetterà alla Repubblica Islamica di dotarsi di un’arma nucleare visto l’uso che ne vuole fare”. Il secondo è verso Washington, in particolare verso l’eventuale amministrazione Biden che, come già dichiarato, ha tutta l’intenzione di rientrare nel trattato di Ginevra voluto da Obama di cui lui era vicepresidente.

L’uccisione di Fakhrizadeh, probabilmente avallata dal Presidente Trump, ribadisce che per Israele la propria sicurezza non può essere subordinandola al buon rapporto con gli Stati Uniti. Anche diversi importanti giornalisti, sia in Italia che all’estero, hanno colto al volo l’occasione per paragonare l’azione di autodifesa, in una guerra sotterranea e viva da troppi anni, con un’azione terroristica, accusando, in maniera subliminale ma non troppo, Israele di essere alla stessa stregua dei vari gruppi terroristici di matrice islamica che hanno insanguinato il mondo intero.

Segnali da non sottovalutare

Inutile spiegare a chi non vuole capire che un’uccisione mirata di un preciso nemico senza coinvolgere persone estranee, non è paragonabile a chi spara o lancia bombe nel mucchio come è per esempio accaduto al Bataclan di Parigi o sulla Promenade des Anglais di Nizza.

Ma fra le dichiarazioni dei politici e le affermazioni dei giornalisti, alle volte ci sono i segnali del popolo, quelli che con poche parole esprimono in maniera chiarissima cosa la gente comune vuole e prova. Segnali che lasciano un’impronta indimenticabile, impronta che in molti casi passa direttamente dalla cronaca ai libri di storia.

Uno di questi segnali è apparso per pochi minuti, ma molto ben visibile, su uno dei ponti pedonali che sovrastano il raccordo principale di Teheran, una delle arterie più trafficate di tutta l’Iran. Il segnale, come potete vedere dalla fotografia e dal filmato allegato a quest’articolo, era composto da due elementi: la bandiera di Israele e un cartello con la scritta ‘Grazie Mossad’.
Come dicevo poche parole, in questo caso solamente due, che, al di là delle dichiarazioni europee e dei trattati internazionali, fanno perfettamente capire che esiste in Iran un’opposizione al regime che, nonostante la repressione costante da parte della dittatura, è più viva che mai.

 

Non è un caso che diverse fonti hanno dichiarato che gli esecutori materiali dell’eliminazione di Mohsen Fakhrizadeh Mahabadi è stata opera di elementi locali e non di agenti infiltrati.

Il ‘Grazie Mossad’ apparso su quel ponte, dovrebbe far riflettere quelli che comandano, quelli che, proprio in forza di quel trattato sul nucleare, che fin dalla sua firma è suonato in Israele come un De Profundis, hanno pensato agli affari e non al bisogno di libertà del popolo persiano, si sono preoccupati del ritorno economico nonostante le impiccagioni di omosessuali e oppositori al regime sulla pubblica piazza.