Cosa ci insegna il fallimento del proibizionismo - Seconda parte

Un altro studioso, Thornton, ha preso in esame il divieto di vendita dell’alcool negli Stati Uniti tra il 1920 e il 1933. L’autore non solo dimostra la scarsa qualità dell’alcol venduto nel mercato nero, ma sottolinea anche l’aumento delle malattie che ne conseguì. Si potrebbe continuare a lungo, mettendo in evidenza i costi pubblici per mantenere l’apparato repressivo. Ciò che gli economisti sostengono è banalmente che la proibizione totale del consumo di alcol imposta negli Stati Uniti non ne ha ridotto il consumo, ne ha aumentato il prezzo e peggiorato la qualità.

Nicola Porro, Il Giornale 12 gennaio 2020

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13 Commenti
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Antonio
Antonio
27 Gennaio 2020 20:54

Erg. dott. Porro,

il suo è il più bel articolo che o letto da moltissimo tempo e non perché è antiproibizionista ma perché è un elogio alla liberà individuale. Bravissimo……continui a scriverne alri di così belli!

Davide V8
Davide V8
27 Gennaio 2020 20:51

Concetti pienamente condivisibili.

Da notare come le argomentazioni proibizioniste e paternaliste siano sempre le stesse, e cioè il “bene comune”, i presunti danni che qualsivoglia comportamento può causare agli altri, anche quando il discorso è completamente risibile e si invadono fortemente scelte che sono e rimangono personali.

Ragionando in questo modo, non c’è alcun limite a nessuna prevaricazione pubblica verso i singoli, perchè le ricadute “sociali” sono sempre presenti, anche quando decido o no se acquistare un paio di scarpe, o se lavorare un po’ di più, stressandomi.

Gente che, se ne seguissimo la logica, imporrebbe una visita medica prima e dopo ogni rapporto sessuale, perchè sai mai cosa può succedere.

Valter
Valter
27 Gennaio 2020 18:07

D’accordo con l’antiproibizionismo a patto che la comunità non debba farsi carico del costo di cure per lesioni o malattie conseguenti all’uso od abuso di alcool o droghe: hai compromesso lo stato di salute tuo od altrui ? Risarcisci il danno e pagati le cure perché quello che deve invece essere proibito é, come si dice, “essere f…i col kulo degli altri”. Ed ugualmente sia considerata un’ aggravante commettere reati colposi o dolosi sotto l’effetto di alcool e droghe. Massima libertà personale ma anche massima responsabilità.

maurizio porro
maurizio porro
27 Gennaio 2020 16:31

l’aspetto più drammatico del proibizionismo è stato che una volta terminato e liberalizzato il consumo di alcolici per reazione è cominciato l’abuso; non è un caso la quantità di alcolizzati tutt’ora in america

Saverio Losurdo
Saverio Losurdo
27 Gennaio 2020 9:20

La droga va legalizzata, è una scelta se farne uso oppure no

Gaetano79
Gaetano79
27 Gennaio 2020 8:29

Non mettiamo sullo stesso piano l’alcol e gli stupefacenti: il primo causa meno problemi sociali rispetto ai secondi. Inoltre l’alcol é diffuso in quasi tutte le culture umane da sempre, mentre gli stupefacenti (canapa indiana, oppio, coca) sono rimasti confinati in aree geografiche ben ristrette per molti secoli. Solamente negli anni 40 – 50, il consumo di stupefacenti si é diffuso nei Paesi Occidentali. Inoltre questo articolo omette un altro fronte del proibizionismo: la prostituzione. La convenzione ONU del 1949:1951 consente l’esercizio della prostituzione, ma non l’esercizio in forma collettiva, lo sfruttamento e l’induzione. Questa convenzione é stata recepita da molti Paesi Occidentali (tra cui l’Italia con la legge Merlin del 1958), comportando la chiusura delle case di tolleranza e la comparsa della prostituzione di strada, con tutti i rispettivi fenomeni di degrado. Per maggiori informazioni:

http://cstfnc73.altervista.org

Giovanni Solazzo
Giovanni Solazzo
26 Gennaio 2020 23:54

Il proibizionismo è sempre un errore

Sandro Cecconi
Sandro Cecconi
26 Gennaio 2020 22:59

Parlando di droga le analisi a livello economico contano meno di niente. Mi sarei aspettato magari un’intervista al Professor Vittorino Andreoli, psichiatra e medico ovviamente. Un’analisi come quella prospettata dall’autore là si puo’ paragonare alle stupidaggini, voglio essere politicamente corretto per ora, che contraddistingue i gretini.

Ci mancava in Italia anche una simile stupidaggine.