Chi a sinistra ha tirato per la tonaca Papa Leone XIV non ha fatto una bella figura. Sin dall’annuncio post fumata bianca, molti hanno provato a cucire su Prevost l’abito del compagno, dell’anti Donald Trump, dell’erede progressista di Papa Francesco. Fare previsioni sul papato dell’americano è un azzardo, ma una cosa è certa: non si tratta di un pontefice pronto al muro contro muro con la Casa Bianca e non si tratta nemmeno di un Santo Padre di sinistra. A certificare questa linea ci ha pensato il cardinale (conservatore) di New York, Timothy Dolan: “Vorrà costruire ponti con Trump? Penso di sì, ma vorrebbe costruire ponti con i leader di ogni nazione. Quindi non credo affatto che i miei fratelli cardinali abbiano pensato a lui come a un contrappeso per qualcuno”.
“Non credo che il fatto che il cardinale Prevost venga dagli Stati Uniti abbia avuto molto peso. E non dovrebbe spaventarci il fatto che guardiamo a Papa Leone come a un costruttore di ponti. È questo il significato della parola latina ‘pontefice”‘ ha aggiunto il prelato, considerato vicino a Trump. Con il presidente americano la priorità sarà data al dialogo, perchè il Papa non è un politico e non ha alcun interesse a vestire i panni della nemesi del tycoon. A confermare la bontà dei rapporti tra Leone XIV e Trump ci ha pensato la Casa Bianca. “È molto orgoglioso di avere un Papa americano”, ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt rispondendo a una domanda sui post sui social. “È una cosa grandiosa per gli Stati Uniti d’America e per il mondo, e preghiamo per lui”.
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La narrazione è la seguente: l’elezione di Leone XIV non è un trionfo per l’America profonda e conservatrice, né per quel vasto mondo cattolico a stelle e strisce che aveva sperato in un successore di Pietro più vicino alle istanze tradizionali. Una cosa è vera: l’elezione di Prevost è stata salutata con freddezza, se non con aperta ostilità, dai sostenitori di Trump e dalle frange più fedeli al movimento Maga, anche a causa delle sparate di Steve Bannon.
Il nuovo Pontefice, nato da genitori immigrati e con un passato da missionario in Perù, rappresenterebbe tutto ciò che l’America conservatrice non voleva: un uomo di Chiesa che non ha esitato a criticare la politica sull’immigrazione, la pena di morte, la diffusione delle armi, arrivando perfino a prendere posizione contro Trump e il suo vice JD Vance. Ma Prevost più che al “build the wall” preferisce costruire “ponti”, come spiegato anche da Dolan. E molti hanno preferito non prendere in considerazioni le posizioni del 69enne a proposito dei diritti Lgbt: avrebbe rovinato la teoria rossa, linea globalista e progressista simile a quella di Bergoglio. E nessuno ha rlanciato le preoccupazioni della comunità arcobaleno, che ha acceso i riflettori sulle convinzioni di Leone XIV delle sue convinzioni in tema di famiglia tradizionale e identità di genere. In una dichiarazione del 2012 bollò come pericolosa “l’ideologia gender” promossa nei media e nelle scuole, accusandola di voler “creare generi che non esistono”.
Ma sono tanti i fattori che possono spegnere l’entusiasmo della sinistra, basti pensare alla partecipazione di Prevost alle primarie repubblicane in Illinois. Sì, ha partecipato anche a quelle democratiche, ma in misura minore rispetto a quelle repubblicane. Difficile, dunque, spacciarlo per un Papa dem. Al massimo si può parlare di un Papa conservatore nei valori morali ma allineato alla sinistra su alcuni temi. Ma mettere la parola fine a certe campagne patetiche…
Franco Lodige, 10 maggio 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


