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Covid, così il fantomatico “rischio zero” ci avvicina al totalitarismo

castellani sotto scacco

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Il potere durante la pandemia si è fondato sempre di più sulla paura. In nome della sanità, i cittadini hanno accettato restrizioni della libertà personale ed economica. Il potere è divenuto sempre più tecnologico, meccanico, senza volto. La classe politica-burocratica in nome dello stato d’emergenza ha nullificato la rappresentanza, espanso il potere regolamentare ed economico del governo, reso i regimi occidentali sempre più simili a quello tecno-totalitario cinese, ridotto il dibattito ad uno scontro perenne tra scientisti e complottisti. Con l’obiettivo di ridurre i rischi sanitari, economici e politici il sistema ha scelto di correre il rischio maggiore, cioè quello di trasformare le democrazie liberali in dispotismi tecnocratici. Questo è il contenuto centrale dell’analisi del politologo Lorenzo Castellani nel suo nuovo libro Sotto scacco (Liberilibri).

La politica brancola nel buio

In nome della sicurezza collettiva, un obiettivo difficilmente messo in discussione, abbiamo visto il potere farsi più frammentario e tentacolare; più fisico, perché individuale, disciplinare, un potere che rinchiude, costringe e limita; ma al tempo stesso anche più impalpabile, racchiuso tra le spire di un apparato tecno-amministrativo senza volto e dei suoi strumenti; un potere spogliato delle sue istanze rappresentative, più vicino a un sordo e reticolare potere di polizia, patriarcale, paternalista ed eteronomo. «La politica», scrive Castellani, «è ridotta a mera attività di regolazione dei rischi, o meglio brancola nel buio alla ricerca di un irraggiungibile rischio zero con l’aiuto dell’amministrazione e della tecnocrazia che la rimpiazzano nella decisione.» Uno stato d’eccezione leggero ma permanente, fatto di interventi di salvataggio economico sempre più ingenti e ingerenti, e mantenuto in vita grazie all’allarmante connubio di scientismo e capitalismo della sorveglianza.

L’ortodossia della scienza

Innanzitutto, quindi, l’apoteosi di un certo razionalismo costruttivista, per cui la scienza viene spacciata per tecnica, volta a imporre un pensiero ortodosso, dimenticando che essa è «un processo dinamico che procede per errori e tentativi». Una contaminazione tra politica e scienza che incontra un doppio snaturamento, poiché «da un lato perverte la scienza, imponendole una fabbricazione di certezze che non è in grado di fornire, e dall’altro devasta la politica, arte di discussione, mediazione e decisione nel fluire di un sapere disperso e mai del tutto conoscibile».

Il rischio di un capitalismo della sorveglianza

In secondo luogo, ma non meno importanti, i rischi del capitalismo della sorveglianza, quello digitale, che opera a partire dall’accesso ai dati personali accordato alle piattaforme; che non si limita più a selezionare contenuti, ma si arroga il diritto di decidere ciò che è opportuno e consono da ciò che non lo è: non più solo prodotti di consumo, ma politiche e ideologie. Un meccanismo che ricorre a strategie nette come il silenziamento e fa della verità un algoritmo; che sconfina in torsioni totalitarie nel campo politico ed etico e avvicina pericolosamente le democrazie occidentali a dei regimi illiberali.

Ma Castellani non manca di delineare una possibile via d’uscita. Per evitare lo scacco matto, ovvero la degenerazione del trinomio paura-sicurezza-sorveglianza, e favorire l’evoluzione verso quello di fiducia-libertà-autonomia, si rivela necessario ricostituire quelle membrane spazzate via dall’emergenza, come la famiglia, la scuola, il lavoro, le chiese, che separavano l’uomo dal governo; favorire, dunque, un «federalismo sociale e politico», «un pluralismo istituzionale, dinamico e relazionale con una politica capace di plasmare forme istituzionali-culturali limitate e definite che non pretendono un’impossibile sovranità assoluta»; soccorrere, infine, la società con la sua organizzazione in ceti, associazioni, corporazioni, fondazioni, «una società capace di rallentare, di frenare l’espansione tecnocratica, la penetrazione della sorveglianza, l’impersonalità sistemica del comando, e di riportare nel terreno della ragionevolezza e della prudenza le nostre concezioni relative alla scienza nella vita pubblica e al potere pedagogico della politica.»

Liberilibri, 28 gennaio 2022