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Da “dura 10 anni” a “dura 6 mesi”: la parabole di Abrignani sul vaccino

Su La Stampa, l’incredibile frase dell’immunologo sui richiami del vaccino

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Se non fosse che soprattutto a causa di questi personaggi, e delle loro balle spaziali sparate per anni a raffica, abbiamo subìto le peggiori restrizioni dell’Occidente, ci sarebbe letteralmente da scompisciarsi per l’intervista rilasciata a La Stampa da Sergio Abrignani, immunologo e professore universitario dai multiformi incarichi, compresa una poltrona nel Consiglio superiore di sanità. “Un vaccino all’anno non basta più, chi è scoperto da 6 mesi faccia il richiamo”, questo il titolo della lunga chiacchierata nella quale il nostro presunto luminare ha sciorinato con grande maestria tutto il bagaglio terrorizzante che lui e tanti altri suoi colleghi hanno profuso a piene mani in queste lunghi anni di follia sanitaria. 

Ebbene, lo stesso giornale aveva interpellato nel novembre del 2021 Abrignani, anche in quel frangente trattandolo con la deferenza che in passato gli antichi romani riservano agli aruspici – gran sacerdoti dediti alle divinazioni – il quale per invogliare gli italiani a farsi inoculare la terza dose espresse la sua infallibile profezia: “Così il vaccino protegge fino a 5 e 10 anni”. 

Ovviamente l’autorevole quotidiano torinese, diretto da un super ortodosso sanitario del calibro di Massimo Giannini, si è ben guardato dal rilevare la sesquipedale virata realizzata dal prode Abrignani. In un Paese normale, ma l’Italia evidentemente non lo è, in cui l’informazione evidenzia le magagne e le incongruenze di chiunque esercite un qualche ruolo nella vita pubblica, sarebbe stato impossibile non rilevare questa disinvolta esposizione di numeri a casaccio, espressa ogni volta con il sigillo della incontrovertibile certezza scientifica. E se tanto mi dà tanto, alla prossima intervista è anche possibile che l’illustre immunologo ci verrà a raccontare, con immutata sicumera, che occorrerà vaccinarsi contro il Covid-19 – che, repetita iuvant, attualmente risulta meno letale dell’influenza stagionale – almeno una volta al mese. 

D’altro canto, visto il successo del metodo delle bubbole, perché mettere limiti alla provvidenza, quando oramai si è capito che per i nostri giornaloni, particolarmente sul tema della pandemia infinita, vale sempre tutto e il contrario di tutto? 

Per approfondire:

E sebbene questa di Abrignani è solo una delle tante predizioni virali, in stile Nostradamus, che hanno scandito la convivenza con un virus ancora presentato da questi scienziati della paura come una piaga d’Egitto, ai nostri campioni dell’informazione non passa neppure nell’anticamera del cervello una più che elementare domanda: ma su che base Abrignani e soci hanno espresso le citate predizioni, visto che la realtà dei fatti e le loro stesse contraddizioni si sono sempre incaricate di smentirle?  

In tal senso le strampalate previsioni di Abrignani fanno il paio con quelle legate al presunto long-Covid, il quale secondo gli stessi scienziati-sciamani avrebbe reso problematica l’esistenza anche di chi aveva contratto il virus in modo asintomatico. 

Noi semplici aperturisti di orientamento liberale, che scienziati non siamo, pure in questo caso esprimemmo un fiero scetticismo, dal momento che, a nostro modesto parere, neppure esaminando i fondi del caffè Abrignani e i suoi colleghi avrebbero potuto prevedere il futuro dell’immunità da vaccino e di chi aveva contratto il virus senza uno straccio di studio effettuato nei tempi lunghi.  Solo che, ma di ciò all’epoca non eravamo edotti, oggi  abbiamo scoperto che questo geni della medicina sono in possesso della formidabile sfera di cristallo a responso variabile.

Claudio Romiti, 6 gennaio 2023