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Da Lerner ai Maneskin: tutti quelli che rosicano per il trionfo della Meloni

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Malimortacci deggiorgia e li mortanguerieri: lei vince, convince e noi si deve star qui a registrare un Paese che cambia, se cambia, e di una sinistra che non cambia perché non può cambiare, perché la stronzaggine ce l’ha nel codice genetico, nel codice a barre e pure nel q erre. E qui non si dice dell’esultanza, tutta de panza, perché qualcuno ha vinto e qualcuni ha perso: ma del sollievo perché il regime è cascato, il grumo Pd è bruciato. Il 25 aprile arriva con 5 mesi di ritardo ma alla fine, come il Natale, quando arriva, arriva: e lo è stato, un regime, orrendo, feroce, folle, ignobile, al punto che le sue facce truci sono state spazzate via, perfino nella rossa Toscana, perfino nell’Emilia paranoica. A dispetto delle manovre, le manfrine, le mascherine per farlo durare, per non far votare, e ce ne sarebbe da dire anche su, su, più su… E quel regime non vogliamo che succeda mai più, ed è per questo che dovremo vigilare, anche su questi nuovi, perché il potere ubriaca e l’esperimento sociale ha già attecchito ed è una tentazione troppo forte per chiunque, rossi o neri o gialli che siano.

Però oggi è il tempo del sollievo. È buffo, ma il 25 aprile che cade di settembre ha il sapore di una liberazione dai compagni: ciao belli, a non più rivederci. Una strage di facce e di candidature, da Di Maio che fa l’aeroplano avvitato a spirale e si schianterà di nuovo al san Paolo, fino a Andrea Romano per il quale, volendo, si potrebbe avviare una nuova carriera al Grande Fratello Vip, così almeno sta appresso alla moglie. Quanto rosicano, Dio, quanto: alka seltzer a ettolitri, e rischiamo di scrivere non un pezzo a l’Eneide: spuntano come zombi, oppure si nascondono come sorci (sorcini), che è pure peggio. Qui si vede l’assunto di partenza, ovvero i piddini, la sinistra, è incapace di far tesoro delle legnate – perché qui, come diceva il nipotino odioso di Lino Banfi, “sono bastonate, neh!” – può solo incarognirsi peggio e insistere sulla propria natura. Prendi i liceali del Manzoni di Milano: a urne ancora calde okkupano la skuola, gesto simbolicamente deficiente. Ai compagni, di classe e di fede, andrebbe parafrasato il compagno Togliatti, che loro non conoscono ma era quello che diceva al compagno Pajetta che aveva occupato la prefettura: “E adesso che l’avete occupata cosa ve ne fate?”. La settimana corta, ecco cosa. All’insegna delle fumisterie da canne, tanto più rincoglioniti così non si può essere.

Li supera un Gad Lerner più grifagno che mai: eccolo scattare, su Twitter, in sarcasmo alla Giorgia che scherzando compare con due meloncini, cosa che fa inorridire il compagno Rolex: e che doveva metterci, le P38 servite per Calabresi?

Repubblica, a proposito di non imparare dagli errori, sbrocca, scontata, sul “Gran Consiglio della Meloni”. Veramente di consigli, anche piccoli (ma non Piccolo, quello che prima tracanna lo Strega e poi scrive), avrebbe bisogno Repubblica: lo ha capito il diuettoue Molinaui, che dopo aver dipinto per mesi Giorgia Meloni come un ibrido fra Wanna Marchi e mamma Ebe, iersera già la corteggiava felpatamente in tivù: ma poco gli servirà, la campagna forsennatamente piddina ha creato emorragie nel pubblico, a, ue, ui, il lettoue non va lì.

Il compagno Berizzi, quello ossessionato dai fascisti, tace. L’hanno visto scappare a passo di lepre, inseguito non dalle camicie nere ma dagli arzilli nonnini dell’ANPI: ha talmente rotto i coglioni a tutti da aver scatenato l’effetto boomerang, avessero potuto, avrebbero votato Giorgia pure quelli della Volante Rossa, per rigetto, per saturazione.

Ma Becerizzi non è il solo a spaccare i timpani con l’assordante silenzio dopo aver frantumato i maroni per mesi e mesi. Tanto garruli prima, così latitanti adesso (da domani ricominceranno a ringhiare, vedrete, ma in un modo un po’ diverso: perché le sovvenzioni di stato vengono prima e oggi per avere qualche dindino tocca citofonare Meloni). Ecco, dunque, un’altra realtà in controluce: la vecchia storia degli influencer non regge più, la bolla è scoppiata, come i voti anche i follower non si contano, si pesano.

I Ferragnez di soldo e di governo, che invitavano a votare il partito del presidente, hanno sì spostato voti: in direzione ostinata e contraria ai loro desiderata. Lucianina Littizzetto chi l’ha vista, sarà in una delle sue 22 magioni a passare lo straccio. A Lori Berté è scoppiato il labbrone, Ariete prende a testate il portone del Nazareno, Levante è attualmente deponente, l’altra Giorgia per fortuna “non rompe i coglioni”; quanto a Paola Turci e moglie Francesca Pascale, aveva giurato: se vince la Meloni, noi si salpa per mai più tornare. Cazza la randa! Destinazione Lesbo, in Grecia, sul panfilo “Silvio I”, per la serie: c’è chi può. Un’altra che minacciava migrazioni in reverse, col marito, era l’ex ministrona Bellanova: mi raccomando, che la chiatta sia grande e soprattutto solida.

E, a proposito, come faremo senza la Jasmine Cristallo, anche lei determinata a “lasciare la nazione”? Una sardina con le labbra rifatte non si era mai vista, e, se tu vai via, non ne avremo un’altra; non farlo, per favore, pensa a noi. Santori non parla, si sfoga a canne e freesbee. Rula Jebreal, anche lei con le valigie in mano, rischia di lasciarci senza fisioterapiste di potere. Elodie ha le afasie. Saviano si è arroccato nell’attico su Central Park, peccato, si era dato tanto da fare mitragliando minchiate. “Le destre, le destre!”. L’immagine dello sconcerto si condensa tutta in Debora Serracchiani, suonata, tranvata, più che mai un Playmobil senza più espressione e senz’altre parole che “Salvini… Salvini… Ha perso Salvini… Com’è triste Salvini…”.

Ma, a proposito di suonati e suonatori, ecco il più eccessivo di tutti, come sempre Renato Zero. Qui siamo a livelli analitici, da sdoppiamento della personalità: Renatone sul palco è un fratacchione tutto volemosebbene, i politici tutti eguali ma noi semo diversi, semo de core, Romabbella, er pizzicagnolo, er citofono, l’amore, Dio e non dimenticatemeeeeh; poi en privée si trasforma in Ozzy Osbourne ma più estremo, invece dei pipistrelli lui azzanna direttamente i cristiani: l’hanno visto scendere dal suvvone petrolifero (poco prima aveva mandato il solito pistolotto ecologista) davanti al Grand Hotel ruggendo: “È un regime! Un regime! Votateve lammerda che siete”. Eau de finesse! Chissà con chi ce l’aveva, comunque fa sempre la sua porca figura la sbroccatona epocale da diva al tramonto: Lavanda Osiris. Basta che poi non si rivolga all’amica Giorgia per rilanciare per l’ennesima volta il suo criptico progetto di Fonopoli…

Altre due che si agitavano molto e adesso sembrano mummificate sono le bolognesi fluide, Ellie & Cathy: le hanno viste smarrite nel centro di Bologna, dove non si perde neanche un bimbominkia. Almeno il compagno Guccini, in fama di maestrone, chiuso a Pavana non li corre certi rischi: “Sono un anarchico io, altro che comunista (e come no), per questo voto Casini”. Anarchico della logica, di sicuro. Mmmh, buono il maestrone, un cantautore così lo fanno solo nell’Appennino toscoemiliano, pensi lei!

Ovviamente non poteva restar fuori Damianodeimaneskin, questo sfigato succedaneo di rockstar che senza trucco e senza inganno e senza calze a rete ha il carisma di un celenterato: “Oggi è un giorno triste per il mio paese”. Tutti i giorni sono tristi per il paese appena ti fai vedere. Altro giro, altro regalo per chi il Pd lo vuole spappolato come una zanzara molesta: “Oggi comincia la resistenza, buongiorno a tutt3”. Firmato: Francesca Michielin, l’ennesima di cui non si coglie, sarà colpa nostra, l’artistica consistenza. La resistenza comincia da X Factor, da Sanremo e dall’Eurovision, dove tutte le Michielin fanno arredo. A proposito: si sa niente dello Zanzarone piddino, quello più cantante che virologo?

Ma a restarci peggio sono quelli della Rappresentante di lista, e non chiedetevi perché hanno scelto un nome così fesso e, col senno dell’oggi, così disgraziato: tutti trafelati hanno dovuto riscrivere il testo del loro tormentone estivo: “Con la schiuma, con il fegato e la bile, ciao ciao”. Oh belli ciao, belli ciao, belli ciao, ciao, ciao, non è questione di destre o sinistre, è che siete talmente supponenti, odiosi, spocchiosi che avete finito per rompere i coglioni perfino allo specchio. Questo Luca Bizzarri, dicono sia un comico, la sua insofferenza schifiltosa per chi vota come vota, uno ostentatamente di sinistra, che può scrivere, per umiliare non si sa che follower, un tweet incredibile come il seguente: “Il fatto che tu pensi che io abbia ancora bisogno di lavorare mi fa una tenerezza infinita”.

Ecco, Luca ha bizzarramente ha chiuso il cerchio, sta tutto qui, non serve altro: la sinistra, il Pd, ha perso precisamente per questo motivo, per questa attitudine. E non sa cambiare, più “bastonate, neh” piglia e più pensa sia colpa della plebe stronza che ha ancora bisogno di farsi il culo dalla mattina alla sera. Poi se votano come votano, Meloni boia Meloni camerata Meloni a testa in giù. Cari compagni, l’arroganza si conquista, che avete fatto voi per meritarvela? Per quelle quattro puttanate a pappagallo, da terza media, ultimo banco a sinistra? (to be continued…)

Max Del Papa, 26 settembre 2022