Crollano definitivamente anche le speranze residue nutrite dalle élite progressiste di fare di papa Prevost il nuovo leader della sinistra globale. Sono infatti bastate poche semplici dichiarazioni, già nei primissimi giorni del nuovo pontificato, per comprendere quanto marcate e profonde siano le differenze tra la Chiesa di Francesco e quella Leone XIV.
Dapprima, nel corso della sua prima omelia, papa Leone ha voluto rimarcare l’importanza di “sparire perché rimanga Cristo, farsi piccolo perché Lui sia conosciuto e glorificato”, un impegno irrinunciabile per ogni buon cristiano e un chiaro messaggio di discontinuità rispetto alla “centralità del pastore” tipica dell’era Bergoglio, che lascia presagire l’inizio di un nuovo corso assai distante dai protagonismi e dalla mondanità del recente passato.
A margine dello stesso intervento, il pontefice aveva inoltre sottolineato la stretta necessità di concentrarsi sugli ultimi, pur senza dimenticare di restituire valore e vigore al messaggio cristiano anche nel ricco e decadente Occidente, lasciato troppo spesso indietro nell’era appena consegnata agli annali. In buona sostanza, quel che Leone XIV ha voluto esprimere nel corso della sua “dichiarazione programmatica” si può pertanto così riassumere: ritrovata centralità del Cristo e dell’Occidente.
Dopodiché, lo scorso 14 maggio, a margine dell’udienza in cui il pontefice ha ricevuto i partecipanti al giubileo delle Chiese orientali, Leone XIV non ha voluto perdere l’occasione per ringraziare i “cristiani che, specialmente in Medio Oriente, perseverano e resistono nelle loro terre, più forti della tentazione di abbandonarle”, ai quali va garantita la possibilità, non solo a parole, di “rimanere nelle loro terre con tutti i diritti necessari per un’esistenza sicura”. Tradotto: pieno sostegno della Chiesa cattolica ai molti cristiani perseguitati in ogni angolo del globo e pieno diritto dell’individuo a restare nella propria terra, concetto a ben vedere in perfetta antitesi al “diritto di migrare” di bergogliana memoria.
Da ultimo, nel corso del primo incontro con il Corpo diplomatico accreditato presso la Santa sede, Papa Leone ha ancora una volta spiazzato tutti ribadendo la centralità e la sacralità della famiglia composta dall’unione tra un uomo e una donna: “È compito di chi ha responsabilità di governo adoperarsi per costruire società civili armoniche e pacificate. Ciò può essere fatto anzitutto investendo sulla famiglia, fondata sull’unione stabile tra uomo e donna”. Anche in tale ultimo caso, un passaggio alquanto significativo che rende bene l’idea di quanto il papato di Leone XIV possa essere distante dall’aperturismo verso la comunità Lgbt e dal “chi sono io per giudicare” tanto caro a Francesco, nonché l’ennesima doccia fredda per chi aveva già immaginato un “Leone in rosso” in perfetto stile Bergoglio a vestire i panni dell’anti-Trump.
Salvatore Di Bartolo, 16 maggio 2025
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
Da oggi puoi seguire Nicolaporro.it su Google visitando questa pagina e cliccando ‘Segui su Google“
Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


