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Da Speranza a Orlando: la sinistra ama le spie

andrea orlando roberto speranza

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E due! Prima ci provò l’ineffabile ministro Speranza in diretta televisiva a invitare gli italiani a fare delazioni a danno di altri italiani “colpevoli” nientemeno di ricevere visite a casa. Ora è la volta di un altro ineffabile ministro, Andrea Orlando, che ha annunciato alla platea di un webinar sul tema del lavoro delle donne – insomma, una riunione online – “la creazione di piattaforme anonime che denuncino chi viola l’articolo 27 del codice delle Pari opportunità”, vale a dire il divieto di fare domande sulla vita personale al momento dell’assunzione.

Sinistra amante della delazione

I due ministri sono due esponenti della sinistra: uno di Leu e uno del Pd. La sinistra ha una particolare simpatia per le delazioni, per le denunce anonime, insomma, per le spie. È il vero grande amore della sinistra: le spie, i traditori. Un amore folle. L’idea, altamente incivile, che c’è alla base della teoria delle delazioni di Stato è quella di mettere gli italiani gli uni contro gli altri: chi denuncia, dietro lo scudo dell’anonimato, sarebbe la persona giusta, onesta, moralissima, mentre chi è denunciato, e indicato alla pubblica piazza e al pubblico ministero, sarebbe la persona ingiusta, disonesta, il reprobo. Passano gli anni, i decenni, i secoli ma a sinistra si usa ancora dividere mentalmente e moralmente l’umanità in due secondo il caro vecchio schema della lotta di classe di Marx: da una parte i buoni e dall’altra i cattivi. Da una parte i buoni, per i quali il fine giustifica i mezzi, e dall’altra i cattivi, per i quali il sospetto è indizio sufficiente di colpevolezza. Così in men che non si dica si butta a mare in un sol colpo: la conoscenza, la legge, la morale, la costituzione.

E meno male che questi signori, che sono ministri, si autodefiniscono persino progressisti! In questo caso il progresso precisamente cos’è? Una sorta di teoria antropologica in cui si eleva una parte dell’umanità sopra un’altra parte dell’umanità e la si indica come superiore. Insomma, con la scusa di un malinteso progresso si crea il regresso, con la scusa dell’anti-discriminazione si crea la discriminazione, con la scusa dell’anti-razzismo si crea il razzismo.

Pd, partito maschilista

A sentire e commentare queste incivili posizioni politiche cadono le braccia. Mi verrebbe solo voglia di ascoltare il Virgilio dantesco: “Non ti curar di loro, ma guarda e passa”. Tuttavia, due considerazioni le dobbiamo pur fare, altrimenti si rischia di accettare l’inaccettabile e di far passare il falso per vero, l’ingiusto per giusto. La prima considerazione è che la teorizzazione della delazione di Stato è improduttiva e controproducente. È improduttiva perché, per fortuna, negli uomini e nelle donne esiste ancora un senso comune della morale che fa distinguere loro ciò che è bene e ciò che è male e gli italiani sanno che la spia non si fa perché è un male morale. È controproducente perché – come nel caso della delazione per aiutare le donne e incentivarne l’occupazione – si ottiene l’effetto contrario passando direttamente dalle domande indiscrete alla fine del colloquio.

Il Pd si prefigge di fare politiche a tutela delle donne e finisce regolarmente per danneggiarle. In questo il Pd e la sinistra in genere somigliano ai neoborbonici che si prefiggono di tutelare i Borbone e finiscono per danneggiarne storia e immagine. Non è un caso che il Pd sia un partito maschilista in cui si parla tanto di donne, bla bla bla, ma le donne nella realtà non contano nulla e non vanno mai al di là di una sterile politica femminista.