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Ddl Zan, la sinistra riscopre “l’ingerenza”

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Ci eravamo sbagliati. La parola “ingerenza”, l’arma che comunisti e laicisti hanno per mezzo secolo brandito contro il Vaticano e la Chiesa in difesa dello Stato laico, non era miracolosamente scomparsa dal dibattito pubblico italiano. Eravamo pronti anche noi ad ammettere che papa Francesco fosse riuscito ove noi non avevamo nemmeno osato provarci, ma evidentemente eravamo stati ingenui e ci siamo sbagliati.

Il doppiopesismo laico

A parlare di “ingerenza”, con toni anticlericali d’antan, è ora persino la terza carica dello Stato, quel Roberto Fico solitamente silente, in risposta alla nota ufficiale con cui, in difesa dei criteri dell’insegnamento privato pattuiti col Concordato, il Vaticano ha chiesto di rimodulare un articolo, fra l’altro nemmeno il più inquietante, della proposta di legge che porta la firma di Zan. E ce ne erano motivi, negli anni passati, per parlare di ingerenza: quante volte dalla Santa Sede si è intervenuto a gamba tesa contro un ministro degli interni della Repubblica in carica di cui non si condivideva la politica migratoria, oppure l’uso che lo stesso faceva del crocefisso in campagna elettorale. Ma tant’è! Silenzio muto da parte di tutte le vestali del laicismo nostrano, di colpo scomparse, e anzi spesso esaltazioni acritiche di un Papa che in verità a volte dava l’impressione di essere più un compagno che un difensore della fede. Beh, in verità una chiave c’è per capire questo ennesimo strano caso italiano, il mancato “miracolo” per così dire. In effetti, è chiaro che “ingerenza” è per la sinistra italiana uno di quei concetti che si usano a corrente alternata: è tale quando mette in discussione le idee e i pregiudizi di quella parte politica; è invece una libera espressione dell’autorità morale del Papa e del mondo cattolico quando combacia con essi. Il solito doppiopesismo, per dirla in soldoni.

Che fine farà il ddl Zan?

Ora, dopo questo passaggio del Vaticano, non è dato sapere cosa accadrà alla legge Zan, che, in mancanza d’altro, era diventata un simbolo e un feticcio per una sinistra in cerca di rivincite dalla storia. Lo stesso Letta, ormai lontano mille miglia dal sentimento comune della gente semplice che un tempo la sinistra rappresentava, ne aveva fatto l’asse centrale dei suoi falliti tentativi di mettere in crisi la maggioranza che sorregge Draghi. Probabilmente si raggiungerà un compromesso al ribasso e si darà soddisfazione alla Chiesa su un punto dopo tutto marginale del progetto in esame al Senato. Ben altri sono però i problemi che questa disgraziata legge pone, a cui noi liberali siamo particolarmente sensibili: lungi dal difendere semplicemente categorie, fra l’altro largamente minoritarie, che sono già ampiamente e giustamente tutelate dalle leggi in  atto, con si cerca di far passare surrettiziamente un’ideologia particolare, e anch’essa minoritaria, come ideologia ufficiale di Stato: la teoria del gender, che vuole le nostre identità fluide e intercambiabili.