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La guerra in Ucraina

Democrazia ucraina: banditi i partiti filorussi - Seconda parte

Il governo di Kiev non è mai stato parte completa della rivoluzione liberale occidentale

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Censura ucraina

Nel febbraio ’21, Kiev decise di oscurare tre reti televisive con l’accusa di agire da megafono alle tesi propagandistiche di Mosca. Titolare delle piattaforme era Viktor Medvedchuk, leader dell’Opposition Platform for Life (Opfl), agli arresti domiciliari da un anno con l’accusa di altro tradimento. Il caso suscitò le critiche dell’Unione Europea e, viceversa, il plauso dell’amministrazione Biden. Si badi bene, però: ciò non esclude il pieno supporto alla causa ucraina. Non bisogna mai dimenticare lo status di Paese sovrano aggredito, invaso, sotto le bombe di un regime autoritario per eccellenza. Attenzione, viceversa, a non cadere nell’errore di identificare Kiev come baluardo dei valori occidentali. Sarebbe un’offesa alla cultura liberale atlantica, al melting-pot europeo, al liberalismo di derivazione inglese.

“Regime ibrido”

L’Ucraina non può essere definita una liberal-democrazia. Il Paese incorre nelle numerose problematiche che uno Stato post-dittatoriale deve fronteggiare, sia in termini politici che culturali. Lo stesso studio dell’organizzazione americana Freedom House rivela come Kiev sia un “regime ibrido”, in una fase di transizione tra democrazia e totalitarismo; in un purgatorio dantesco che – almeno ad oggi – assomiglia più al sistema ungherese, piuttosto che a Regno Unito e Stati Uniti. La domanda sorge spontanea: con quali criteri le istituzioni europee definiscono autoritari Ungheria o Polonia, da sempre tacciate di razzismo ed illiberalità, mentre l’Ucraina un’odierna liberal-democrazia, a cui ispirarsi? La contrapposizione tra Stato libero e dittatura è più che mai fallace, propagandistica, pericolosa. Soprattutto, in tempi di guerra.

Dobbiamo definire l’Ucraina per quella che è: un Paese sovrano aggredito, sicuramente da tutelare e difendere, ma che non trova il proprio fondamento nella democraticità. I passi da compiere sono ancora molti, nella speranza che la guerra non porti ad una nuova torsione totalitaria.

Matteo Milanesi, 4 maggio 2022