Nella puntata di ieri delle Verità Nascoste, in onda su Rete4, si è dibattuto a lungo sulla quasi ventennale questione del, a questo punto assai presunto, Dna di Chiara Poggi rinvenuto sui pedali della bici di Alberto Stasi.
Malgrado tutte le evidenze di cui siamo a conoscenza ci indurrebbero a pensare che ci troviamo di fronte ad una possibile frode giudiziaria, Piero Colaprico, che ancora oggi sostiene a spada tratta la solidità delle sentenze che hanno condannato Stasi, ha cercato di inserire alcuni dubbi su un fatto oramai acclarato: la mancata trasmissione alla Procura che indagava nel 2007 delle ben due contro analisi negative effettuate sul materiale genetico presente sui medesimi pedali. Un dato, quest’ultimo, che fu tenuto nascosto nei cassetti dei Ris di Parma per oltre 18 anni e che, di conseguenza, non entrò mai nel fascicolo processuale.
Ma non basta, come spiegato con chiarezza da Milo Infante, sebbene il 20 settembre del 2007 l’allora capitano Alberto Marino, autore delle due contro analisi negative e consulente ufficiale della Procura, evitò di trasmetterne l’esito al magistrato, ancora il successivo 26 settembre, dice il conduttore “i Ris rilanciano e scrivono: con elevata probabilità è riconducibile a sangue”. Ecco, questo è il punto, come mai il consulente della Procura, nonostante le due ultime analisi negative, consente che venga trasmesso agli atti solo l’unico risultato che incastrava Alberto Stasi?
Tuttavia Colaprico ha continuato a dire che i fatti debbono essere ancora accertati, come se non fosse già acclarato che l’occultamento di una prova che avrebbe scagionato il “biondino dagli occhi di ghiaccio” fu deliberatamente tenuta nascosta per tutto questo tempo. Non solo fu tenuta nascosta alla difesa del condannato, la quale tentò per ben otto volte di venire in possesso dei dati grezzi delle analisi effettuate, ma non venne trasmessa neppure al perito del giudice del primo grado, che ne fece formale richiesta.
Ora, io posso comprendere che chi per quasi vent’anni ha cavalcato professionalmente la colpevolezza di Stasi abbia serie difficoltà ad ammettere di aver sbagliato, riconoscendo di aver scambiato alcune suggestioni per prove granitiche. Tuttavia, di fronte alla estrema gravità di ciò che è emerso in questi giorni, unitamente alla ricostruzione dell’omicidio realizzata dagli attuali inquirenti – ricostruzione che toglie definitivamente Stasi dalla scena del crimine – , arriva un bel momento nel quale bisogna gettare le armi della sofistica e arrendersi.
Claudio Romiti, 30 settembre 2026
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