Milano Quotidiano

Garlasco, Garofano respinge le accuse: “Non c’è mai stato alcun complotto per incastrare Stasi”

L'ex comandante del Ris di Parma difende a Porta a Porta il lavoro svolto nelle indagini del 2007: "Mai avuto dubbi sulla presenza del Dna di Chiara sui pedali". E annuncia denunce contro chi avrebbe offeso la sua reputazione

dalla pagina facebook di Luciano Garofano
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Luciano Garofano respinge le accuse e difende il lavoro svolto dal Ris di Parma nelle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi. Ospite di “Porta a Porta”, l’ex comandante del reparto ha escluso che vi siano stati dati nascosti o risultati scientifici ignorati volontariamente nelle analisi effettuate nel 2007 sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi. “Io escludo categoricamente che ci fosse un dato che poteva negare la presenza del Dna di Chiara Poggi su quei pedali”, ha dichiarato Garofano, tornando sulla questione delle analisi negative finite al centro dei nuovi approfondimenti della Procura di Pavia.

Garofano: “Sul Dna di Chiara non avemmo dubbi”

Secondo l’ex generale, alcuni campioni potevano inizialmente risultare negativi perché “inibiti”, mentre le successive analisi, effettuate dopo la purificazione, avrebbero restituito il risultato positivo. “Non c’è stato un momento di tentennamento su quel risultato”, ha sostenuto Garofano. Se fosse emerso anche successivamente un elemento capace di mettere in discussione la presenza del profilo genetico di Chiara Poggi sui pedali, ha aggiunto, “noi l’avremmo segnalato immediatamente alla Procura della Repubblica”.

Garofano ha inoltre avanzato l’ipotesi che alla base delle contestazioni possa esserci una diversa lettura della successione temporale degli accertamenti. “Molto probabilmente quei documenti che vengono citati hanno una data anteriore”, ha spiegato, sostenendo quindi che i risultati negativi potrebbero non essere successivi a quelli che evidenziavano il Dna della vittima.

L’ex comandante del Ris ha respinto anche l’ipotesi di omissioni nella trasmissione degli atti. “Non c’è nessun motivo di credere che siano stati nascosti perché poi sono stati consegnati”, ha affermato. Ha ricordato, inoltre, che la stessa Procura di Pavia avrebbe rilevato il mancato rinvenimento dei dati grezzi, successivamente consegnati nel novembre 2025 dal capitano Alberto Marino al proprio comandante e quindi agli inquirenti. Resta però il nodo del perché quelle contro-analisi non siano entrate nel procedimento che ha portato alla condanna definitiva di Stasi. Su questo punto Garofano ha detto di non avere una risposta: “Dovrei avere tutte le carte. Gli atti spesso si perdono in fascicolo, quindi ci possono essere mille ragioni che io non conosco”.

L’ipotesi dell’errore nella lettura delle date

Garofano ha richiamato anche la ricostruzione di Marzio Capra, consulente della famiglia Poggi presente fin dalle prime fasi dell’inchiesta. Secondo l’ex comandante del Ris, potrebbe esserci stata “un’erronea interpretazione dei dati grezzi” sia da parte dei consulenti della difesa Stasi sia da parte di quelli della Procura. “Mi aspetto ora un approfondimento”, ha spiegato, sostenendo che Capra avrebbe già affrontato la questione sulla base della sequenza degli accertamenti. “Non c’è niente di misterioso”, ha sintetizzato.

“Nessun complotto per incastrare Stasi”

Garofano ha poi alzato i toni contro le ricostruzioni che, a suo giudizio, avrebbero trasformato i nuovi accertamenti in un’accusa al Ris. “Siamo stati accusati di aver fatto parte di un complotto Stasi-centrico”, ha detto. “Noi non avevamo nessun interesse a incastrare Stasi, né noi né la dottoressa Muscio“. Secondo Garofano furono gli elementi raccolti nel corso delle indagini a indirizzare il procedimento verso Stasi, fino alla condanna definitiva. Da qui l’invito a non rappresentare il Ris come “il braccio tecnico armato di una Procura che voleva incastrare a tutti i costi Stasi”.

“Chi ha offeso la mia reputazione sarà denunciato”

L’ex generale ha infine annunciato iniziative legali contro chi, a suo giudizio, avrebbe messo in dubbio la correttezza del suo operato. “Non credo di dover difendere la mia reputazione, certo offesa strumentalmente”, ha dichiarato, aggiungendo che “tutti coloro che l’hanno offesa saranno da me denunciati sia in via penale che civile”. Garofano ha parlato di “gravi insinuazioni” e di una strumentalizzazione mediatica della vicenda, ribadendo che gli atti, a suo avviso, dimostrerebbero la “linearità e trasparenza” del lavoro svolto dal Ris nelle indagini del 2007.

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