Esteri

“Ecco gli ebrei che dovremo uccidere”. La conferenza choc di Hamas - Seconda parte

Il testo, che riassume i lavori della conferenza, si presenta con una lista di punti da seguire e spiega dettagliatamente cosa fare degli ebrei. Quelli che hanno combattuto, praticamente tutti gli uomini e le donne che hanno prestato il servizio militare nell’esercito israeliano, e cioè oltre il settanta per cento della popolazione ebraica di Israele, devono essere uccisi. Quelli che scappano possono essere lasciati in vita ma verranno portati a giudizio a tempo debito. Presumibilmente con processi che finiranno con pena di morte. Quelli pacifici che si arrendono possono rimanere nei territori conquistati da Hamas e integrarsi, cioè convertirsi all’Islam, oppure lasciare il paese. Ma c’è un punto importante che riguarda alcuni ebrei che, al contrario degli altri, saranno costretti a restare, perché utili al governo islamico.

Questi sono: gli ebrei esperti in medicina, ingegneria, tecnologia e industria civile ai quali non può essere permesso di partire portando con sé le competenze che hanno acquisito mentre vivevano sui territori che Hamas ritiene territori islamici secondo il suo statuto. Ma il punto più importante che viene citato riguarda gli archivi dell’intelligence israeliana sui quali Hamas deve mettere le mani per scoprire i dati degli agenti sull’Occupazione in Palestina per scoprire i nomi dei reclutatori, ebrei e non ebrei, nel paese e nella regione.

Di questa conferenza, notizia riportata da pochi giornali, la Casa Bianca e il Dipartimento di Stato non potevano non essere al corrente, eppure per Biden e i suoi lo slogan dei “due Popoli e due Stati”, che abbiamo sentito ripetere a pappagallo dall’era Clinton a quella di Obama, e che si è fermato solo durante i quattro anni dell’era Trump, è stato ora riesumato ed è più vivo che mai. Non importano i danni che ha già fatto e quelli che farà, l’importante è rimanere a tutti i costi, costi quel che costi, nei limiti precisi e insindacabili del politicamente corretto.

Michael Sfaradi, 14 ottobre 2021

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