
L’Italia ha compiuto un passo importante per il rilancio del mercato delle opere d’arte. Il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto omnibus in materia fiscale che contiene una misura che abbassa l’Iva dal 22% al 5% sull’intera filiera dell’arte. Un intervento fiscale che rende l’Italia il Paese europeo con l’Iva al minimo su questo tipo di beni. In Francia, infatti, è al 5,5%, in Germania al 7% e in Svizzera all’8,1%. Si rilancia, così, la competitività del nostro sistema in un settore da 1,36 miliardi di euro di fatturato diretto.
Il provvedimento interessa sia le cessioni che le importazioni e coinvolge anche le vendite dirette da parte degli artisti. L’effetto immediato? Un vantaggio competitivo che potrebbe attrarre nuovi investimenti, riportare gallerie e collezionisti in Italia, e favorire la circolazione internazionale delle opere.
Secondo le stime citate dal ministero della Cultura, l’impatto sul comparto potrebbe portare fino a 1,5 miliardi di euro in più nel giro di tre anni. Il settore dell’arte ha accolto con favore la misura: per il Gruppo Apollo – la confederazione che riunisce le principali associazioni dell’industria artistica italiana – si tratta di un traguardo atteso, che riduce una penalizzazione fiscale storica.
Un caso di studio: meno tasse, più mercato
Al di là dell’entusiasmo del comparto, questa misura si propone come esempio virtuoso: ridurre la pressione fiscale non solo non compromette il gettito, ma attiva un circolo virtuoso di crescita. Il secondo rapporto “Arte: il valore dell’industria in Italia” realizzato da Nomisma stima infatti un effetto moltiplicatore di 2,8 sulla spinta dell’intero ecosistema artistico: restauratori, trasportatori, assicuratori, artigiani e artisti emergenti potrebbero beneficiare del rilancio.
Il mercato dell’arte diventa così un banco di prova interessante: abbassare le imposte può rendere l’Italia una piattaforma di accesso privilegiata per i collezionisti europei e internazionali, grazie a un’Iva ridotta che incentiva anche le importazioni.
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E se valesse per altri settori?
La vera domanda, però, è: perché fermarsi all’arte? Se una riduzione dell’Iva è in grado di sbloccare un settore che rischiava una pesante stagnazione riportandolo al centro della scena europea, perché non replicare questo approccio in altri comparti economici? La pressione fiscale in Italia resta tra le più alte d’Europa, e sono molti i settori che soffrono una competitività ridotta a causa di un sistema tributario pesante e disincentivante.
La misura approvata dal governo, pur se limitata, dimostra che una leva fiscale più leggera può essere un alleato della crescita. L’auspicio è che non resti un’eccezione per pochi, ma l’inizio di una strategia strutturale che consideri la riduzione delle imposte come una leva per rilanciare investimenti, redditi e innovazione in tutta l’economia italiana.
Enrico Foscarini, 21 giugno 2025