“Investire in Borsa è pericoloso”: quante volte si sente ripetere questa frase dalle famiglie italiane mentre lasciano ingenti somme a dormire sul conto corrente, persuase di essere così al sicuro da ogni grattacapo. Peccato che sia un’illusione, perché sul lungo periodo il vero rischio non è pagare il biglietto all’ottovolante delle Borse ma “non assumere la scelta giusta per assicurarsi un futuro sereno”, spiega Duncan Lamont, Head of Strategic Research di Schroders.
Il pericolo è non rischiare abbastanza
Il mondo degli investimenti si regge sulla curva “rischio-rendimento”. Significa che il grado di pericolo da correre è direttamente proporzionale all’obiettivo di performance che ciascuno si prefigge di raggiungere. Il problema, quindi, prosegue l’esperto di Schroders, consiste nel “non rischiare abbastanza” per le proprie necessità di vita. Monito che vale anche quando sui mercati domina una forte volatilità delle quotazioni, come accade ora a causa della guerra commerciale innescata da Donald Trump. Vendere tutto in modo disordinato durante le fasi di panic selling, anziché tenere i nervi saldi e lasciarsi guidare dai consigli di un bravo consulente, significa infatti rinunciare a guardare al lungo periodo.
Focus sugli obiettivi finanziari
“Concentrarsi in modo miope sul rischio di un calo del valore sul breve termine spesso significa chiudere gli occhi sull’aspetto che conta per i risparmiatori: raggiungere i propri obiettivi finanziari”, insiste Lamont. Per chiarire le idee prendiamo un risparmiatore tipo e ipotizziamo sia davanti al seguente bivio:
- investire una certa percentuale del proprio stipendio in azioni con la prospettiva di costruirsi il gruzzolo necessario per una vecchiaia confortevole, anche se questo significa navigare tra le periodiche tempeste di Borsa e subirne i contraccolpi;
- restare lontano dalle azioni, cercando rifugio nei prodotti a basso rischio. Ma con la sostanziale certezza di non riuscire ad accumulare abbastanza denaro per il futuro.
Quale di queste due opzioni è davvero preoccupante? Si chiede l’esperto di Schroders invitando a una riflessione.
L’illusione del contante
Il contante trasmette un senso di sicurezza ed è giusto che rivesta un ruolo in una corretta pianificazione finanziaria, magari in occasione dell’acquisto di una casa o per alimentare un fondo destinato all’emergenza. Il cash deve però restare una tessera del mosaico, non diventare il protagonista indiscusso. Le stesse banconote non sono infatti prive di rischi, perché l’inflazione ne erode rapidamente il potere d’acquisto indipendentemente che siano conservate in casa o anche sul conto corrente, dove spesso i tassi attivi riconosciuti alla clientela sono assai risicati.
La Borsa batte l’inflazione
“Occorre mettere in discussione l’inerzia culturale che porta le persone a mantenere la maggior parte o la totalità dei propri risparmi nei depositi bancari”, stigmatizza l’esperto di Schroders. Ecco, quindi, la necessità di riformulare il concetto di rischio, per spostare lo sguardo dal breve al lungo termine, fino ad abbracciare l’intera vita di chi investe. Questo non significa che le Borse non presentino insidie: il mercato azionario globale ha perso almeno il 10% in 31 degli ultimi 53 anni e cali del 20% si sono verificati all’incirca una volta ogni cinque anni. Anche tenendo conto di questi scossoni, le Borse mondiali si sono tuttavia confermate essere “una fantastica fonte di ricchezza per gli investitori” perché sono state capaci di assicurare un rendimento annuo dell’11,4%, cioè quasi sette punti percentuali più dell’inflazione del periodo (4,8%).

Nervi saldi durante la tempesta
Il mercato azionario può essere instabile. Ma quando ciò accade, non bisogna spaventarsi. È il prezzo da pagare per puntare a guadagnare sul lungo termine, per cercare di “raggiungere i propri obiettivi finanziari”, conclude l’esperto di Schroders. Si stima che nell’ultimo anno nei salvadanai delle famiglie e delle imprese italiane si siano aggiunti altri 20 miliardi di liquidità, spingendo il totale oltre quota 1.360 miliardi. Un tesoretto che se, rimesso in parte in circolo, potrebbe fruttare parecchio a chi lo possiede.

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