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L’elisir di lunga vita

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In un contesto sociale come il nostro che vede l’incremento della popolazione anziana a discapito di quella giovanile, emerge la necessità di attivare una forma previdenziale integrativa alla pensione pubblica. Sono in atto dei macrofenomeni a livello planetario e soprattutto nazionale che stanno portando a cambiamenti epocali che rivoluzionano il mondo e in particolare la previdenza.

 

Ognuno di noi ha degli obiettivi di investimento che possono essere la crescita piuttosto che la conservazione del capitale. Sta al consulente finanziario l’abilità di intercettarli. In particolare, in una società come la nostra caratterizzata da una situazione demografica che vede aumentare l’aspettativa di vita che oggi supera gli 85 anni e ridurre il tasso di natalità, uno degli obiettivi di investimento è rappresentato dalla volontà di garantirsi il medesimo tenore di vita in età pensionabile rispetto all’età attiva. Ma, come per ogni progetto di vita, è necessario arrivare preparati e muoversi per tempo.

La sfida più grande per il sistema previdenziale italiano è rappresentata da uno scenario sempre più complesso che ha quasi capovolto la famosa piramide che, nell’ormai lontano 1926, rappresentava la popolazione italiana. La base della piramide che rifletteva il numero dei giovani e la cima una piccola componente di anziani, negli anni è andata quasi ribaltandosi avendo molti soggetti in età pensionabile e pochi in età attiva.

Il sistema pensionistico italiano prevede che ad alimentare le pensioni siano i contributi versati dai lavoratori in attività ma, a seguito dei cambiamenti demografici, sarà sempre più difficile sostenere il modello attuale.

Questo cocktail di fattori rappresentati da sempre meno nascite, sempre meno lavoratori attivi e dunque sempre più aventi diritto alla pensione ci mette di fronte alla necessità di orientarci verso un modello misto della pensione pubblica a cui sarà necessario affiancare una forma previdenziale integrativa.

Del resto chi di noi sarebbe disposto a rinunciare a vivere serenamente gli anni della propria anzianità, lasciando spazio agli affetti e passioni mai coltivate per mancanza di tempo?

Ecco che entra in gioco il concetto di previdenza complementare il cui obiettivo è quello di ottenere una pensione che si integra a quella corrisposta dalla previdenza obbligatoria, attraverso degli accantonamenti regolari  di una parte dei risparmi accumulati durante la vita lavorativa. Si può aderire ad un fondo pensione anche con piccoli importi e gli eventuali versamenti aggiuntivi sono liberi. Il meccanismo di funzionamento dei fondi pensione risulta assimilabile a quello dei piani di accumulo (PAC), strategia di investimento spiegata nel mio articolo (https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/educazione-finanziaria/giovani-risorsa-del-futuro-come-sostenere-i-nostri-ragazzi-nellesprimere-il-loro-potenziale/) e consente quindi di contenere le perdite nelle fasi ribassiste dei mercati rendendoli strumenti forti dinanzi alle crisi.

I fondi pensione, oltre ad una strategia di investimento di lungo termine, offrono dei vantaggi fiscali: ogni anno è possibile dedurre dal reddito imponibile fino a un massimo di 5.164,57 euro; beneficiare dell’ esenzione dell’imposta di bollo; di una tassazione sui rendimenti ridotta al 20% e quella sul capitale erogato decrescente nel tempo dal 15% al 9%. Anche sul TFR versato si beneficia di questa aliquota: un bel vantaggio rispetto all’aliquota della tassazione separata applicata al TFR lasciato in azienda.

Pensare che questa possa essere la ricetta dell’elisir di lunga vita in ambito finanziario è forse ambizioso ma sicuramente rappresenta uno degli strumenti di investimento in grado di contribuire a rendere serena dal punto di vista economico la nostra vita in età anziana.

E, come si è soliti dire, chi ben inizia è a metà dell’opera.

 

Emanuela Cappellazzo

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