La lotta all’evasione fiscale torna a concentrarsi sul settore delle locazioni turistiche. La Guardia di Finanza ha intensificato i controlli sugli affitti brevi, cioè quelli inferiori ai 30 giorni, con operazioni diffuse su tutto il territorio nazionale. Un fenomeno che viene presentato come una grande offensiva contro il sommerso, ma che nei fatti colpisce soprattutto piccoli proprietari e gestori di appartamenti turistici.
Il messaggio che arriva dalle ultime operazioni è chiaro: il Fisco non intende lasciare spazi di manovra neppure a chi prova a sottrarre qualche euro alla macchina fiscale, mentre il peso di tasse, vincoli e burocrazia continua ad aumentare proprio su uno dei settori che negli ultimi anni ha sostenuto il turismo italiano.
Nulla sfugge al Grande Fratello
Uno degli interventi più recenti è stato condotto dalla Guardia di Finanza di Brescia. Le Fiamme Gialle hanno effettuato 32 controlli tra il capoluogo, il lago di Garda e le località montane, recuperando oltre 750mila euro sottratti al Fisco. L’operazione ha portato alla scoperta di sette evasori totali e tredici violazioni delle norme regionali sulle case vacanza.
Le verifiche non si sono limitate agli aspetti fiscali. Gli investigatori hanno controllato anche l’eventuale utilizzo di lavoro non regolare, il rispetto delle norme di sicurezza e gli obblighi di comunicazione degli ospiti. In sostanza, un’azione ispettiva a tutto campo che conferma come il settore delle locazioni turistiche sia ormai uno dei principali obiettivi dell’attività di controllo.
Situazione simile anche in Trentino, dove la tenenza di Tione ha individuato sedici contribuenti che in cinque anni avevano dichiarato meno del dovuto per circa 470mila euro. Le indagini sono partite da annunci pubblicati online con prezzi giudicati troppo bassi rispetto alle località e ai periodi dell’anno.
Il boom degli affitti brevi attira i controlli
Naturalmente esistono anche casi di vera criminalità, come dimostra l’indagine condotta dalla compagnia della Guardia di Finanza di Velletri. L’operazione ha portato alla scoperta di una truffa da oltre un milione di euro legata ad annunci di case vacanza inesistenti a Roma.
Il sistema era semplice quanto efficace: venivano pubblicate inserzioni online relative ad appartamenti e camere in bed and breakfast che in realtà non erano nella disponibilità degli inserzionisti. Una volta effettuato il pagamento con carta di credito, il denaro finiva sui conti correnti di una società creata appositamente per raccogliere i proventi della truffa, prima di essere trasferito verso altre società anche all’estero. L’indagine ha portato al sequestro preventivo di oltre 145mila euro.
Sono casi gravi e da perseguire, come pure quello scoperto ad Arezzo, dove un sistema di intermediazione di affitti turistici di lusso avrebbe sottratto al Fisco oltre 7,4 milioni di euro, attraverso una società formalmente con sede nel Regno Unito ma di fatto operante in Italia.
Il nuovo strumento del CIN
Per rafforzare la rete dei controlli, lo Stato punta ora sul Codice Identificativo Nazionale (CIN). Dal 2025 ogni immobile destinato agli affitti brevi deve essere dotato di questo codice e mostrarlo anche all’esterno dell’edificio.
L’assenza del CIN può comportare sanzioni fino a 8mila euro, ma soprattutto diventa un segnale di possibile evasione fiscale che può far scattare controlli mirati. In altre parole, il codice non è solo uno strumento amministrativo ma anche un nuovo filtro per selezionare i contribuenti da verificare.
Secondo i dati diffusi dalle piattaforme digitali, l’effetto è già visibile. Il country manager per l’Italia di Airbnb, Matteo Sarzana, ha spiegato che dall’introduzione dell’obbligo del codice identificativo circa il 15% degli annunci è stato rimosso dalla piattaforma.
Il Fisco rafforza la sorveglianza
Il piano operativo della Guardia di Finanza per il 2026 punta anche su un utilizzo sempre più intensivo delle banche dati. Un ruolo centrale sarà svolto dall’Unità integrata permanente dell’analisi di rischio, organismo interistituzionale che mette insieme informazioni provenienti da diverse amministrazioni.
L’obiettivo è incrociare i dati per individuare i soggetti considerati più “a rischio evasione”, assegnando indici di pericolosità fiscale che orienteranno i controlli sul territorio. Un sistema che promette verifiche sempre più mirate e sistematiche.
La stretta fiscale sugli affitti brevi
A rendere il quadro ancora più pesante per i proprietari immobiliari è arrivata anche la modifica introdotta con la legge di Bilancio 2026. La nuova norma stabilisce che dal terzo immobile affittato con locazioni brevi scatta l’obbligo di aprire una partita Iva, con la conseguente qualificazione dell’attività come impresa.
Fino al 2025 la soglia era molto più alta: l’obbligo scattava infatti solo dal quinto immobile. Una scelta che segna un cambio di passo evidente nella politica fiscale verso il settore.
Un segnale politico che rischia di pesare
Il problema non è certo perseguire le truffe o i grandi evasori. Il punto è che la pressione fiscale e burocratica si concentra sempre più su chi possiede e gestisce immobili, spesso piccoli proprietari che cercano semplicemente di valorizzare il proprio patrimonio.
Ed è proprio qui che emerge la questione politica. Il centrodestra ha storicamente trovato consenso proprio tra proprietari di casa, piccoli investitori e ceto medio produttivo. Se la linea del governo continuerà a essere quella di stringere ulteriormente su questo mondo, il rischio è evidente.
Perché inseguire chi prova a difendere qualche migliaio di euro dalle tasse mentre la spesa pubblica continua a crescere rischia di mandare un messaggio molto preciso. E qualcuno potrebbe iniziare a pensare che, sul terreno fiscale, la distanza tra il ministro Giancarlo Giorgetti e il predecessore Vincenzo Visco sia ormai più breve di quella che lo separa da Giulio Tremonti.
Enrico Foscarini, 15 marzo 2026
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


