Economia

IL FATTO

Pensioni, rischio aumento di tre mesi per l’età di uscita dal 2029

Secondo la Ragioneria, fra tre anni il ritiro per vecchiaia potrebbe scattare a 67 anni e sei mesi. Ma la politica gioca un ruolo decisivo

Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

Il rischio di un nuovo innalzamento dell’età pensionabile torna al centro del dibattito. Secondo le proiezioni tecniche della Ragioneria generale dello Stato, dal 2029 potrebbero scattare ulteriori tre mesi di aumento dei requisiti anagrafici e contributivi, con un successivo adeguamento di altri due mesi dal 2031. Se le stime venissero confermate, l’accesso alla pensione di vecchiaia salirebbe a 67 anni e 6 mesi dal primo gennaio 2029 e a 67 anni e 8 mesi dal 2031, mentre per la pensione anticipata sarebbero necessari 43 anni e 4 mesi di contributi dal 2029 e 43 anni e 6 mesi dal 2031, con un anno in meno per le donne.

Queste previsioni sono contenute nella nota di aggiornamento del 26° Rapporto 2025 sulle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e sociosanitario, elaborato dal ministero dell’Economia e pubblicato il 20 gennaio sul sito del Mef. Le tabelle si basano sullo scenario demografico Istat mediano, aggiornato a novembre, e rappresentano una simulazione tecnica degli effetti dell’adeguamento automatico dei requisiti alla speranza di vita.

Adeguamento alla speranza di vita e ruolo dell’Istat

Il meccanismo prevede aggiornamenti biennali dei requisiti pensionistici sulla base dei dati certificati dall’Istat, mentre ogni anno vengono pubblicate stime “in via prospettica”. Gli adeguamenti effettivi, però, dipendono sempre dai dati a consuntivo. Su queste basi è stato emanato anche il decreto direttoriale del 19 dicembre 2025, in vigore dal primo gennaio 2027, che ha recepito le indicazioni della legge di Bilancio 2026.

Proprio l’ultima manovra ha introdotto un correttivo politico importante, limitando a un solo mese l’aumento nel 2027 e distribuendo i restanti due mesi nel 2028. Una scelta che conferma come quella del Mef sia un’istruttoria tecnica, mentre la decisione finale spetta sempre alla politica. Non a caso, in passato i governi sono già intervenuti per bloccare o rallentare l’automatismo dell’adeguamento alla speranza di vita.

Leggi anche:

La scelta politica e i costi per lo Stato

Il tema è tornato di attualità anche perché bloccare integralmente l’aumento dei tre mesi dal 2027 avrebbe richiesto una copertura di almeno 3 miliardi di euro. Un costo considerato eccessivo per i conti pubblici e incompatibile con l’esigenza di non inviare all’Europa segnali di allentamento del rigore di bilancio. Da qui la decisione di una diluizione graduale dell’aumento, che però non elimina il rischio di nuovi scatti dal 2029 in poi.

La questione assume un peso ancora maggiore in vista delle elezioni politiche del 2027, quando tutte le forze saranno chiamate a prendere posizione su misure potenzialmente impopolari come l’innalzamento dell’età per la pensione di vecchiaia a 67 anni e mezzo.

I numeri Inps sui pensionamenti recenti

Nel frattempo, l’Osservatorio Inps sui flussi di pensionamento fotografa un quadro in evoluzione. Le pensioni con decorrenza nel 2024 sono state 901.152, con un importo medio mensile di 1.218 euro, mentre nel 2025 si sono fermate a 831.285, con un importo medio di 1.229 euro. I dati includono pensioni di vecchiaia, anticipate, di invalidità, ai superstiti e assegni sociali, ma vanno letti tenendo conto di un diverso perimetro temporale tra i due anni.

Scendendo nel dettaglio, nel 2025 si registra una riduzione delle pensioni anticipate, con un calo stimato del 5%, e una contrazione ancora più marcata per Opzione Donna, che passa da 3.612 a 2.147 trattamenti, pari a una diminuzione del 40,5%. Diminuisce anche il rapporto tra pensioni di invalidità e pensioni di vecchiaia, mentre cresce la percentuale delle pensioni femminili rispetto a quelle maschili.

A livello territoriale aumenta il peso del Nord Italia, che nel 2025 concentra il 51% delle pensioni liquidate, un punto in più rispetto all’anno precedente. Numeri che confermano come le dinamiche demografiche e occupazionali stiano già incidendo sul sistema, rendendo ancora più delicato il confronto sul futuro dell’età pensionabile.

Proiezioni tecniche e scelte future

Le stime del Mef rappresentano un punto di riferimento fondamentale anche per la consulenza previdenziale, i piani di esodo aziendali e strumenti come l’Ape sociale, ma non hanno valore normativo automatico. Come già accaduto in passato, sarà la politica a decidere se confermare, modificare o rinviare gli aumenti previsti. Il nodo resta aperto e il 2029, con il possibile scatto a 67 anni e mezzo, rischia di diventare uno spartiacque decisivo per il sistema pensionistico italiano.

Enrico Foscarini, 23 gennaio 2026

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Lo sapevi che...

Da oggi puoi seguire Nicolaporro.it su Google visitando questa pagina e cliccando ‘Segui su Google

Iscrivi al canale whatsapp di nicolaporro.it
L'inferno è pieno di buone intenzioni

SEDUTE SATIRICHE

La filiera dell’immigrazione - Vignetta del 18/05/2026 - Sedute Satiriche di Beppe Fantin

La filiera dell’immigrazione

Vignetta del 18/05/2026