Economia

IL VADEMECUM

Ceramiche e sanitari: così si può comprare dribblando i rincari

Prezzi in aumento tra il 3 e il 5% non solo per Hormuz ma anche per gli ETS europei. Ecco le strategie salva-euro per piastrelle e arredo bagno

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Se negli ultimi mesi avete chiesto un preventivo per ceramiche o sanitari, la sensazione è stata probabilmente la stessa per tutti: i prezzi sono saliti più velocemente del previsto. E non si tratta di un fenomeno isolato o temporaneo, ma di una combinazione di fattori strutturali che stanno cambiando il settore.

Il comparto ceramico italiano sta attraversando una fase che gli operatori definiscono senza mezzi termini una “tempesta perfetta”, dove energia, logistica, materie prime e regolazione pubblica si sommano. Il risultato è semplice: costi più alti per le aziende e listini in continuo aggiornamento, con rincari che nel 2026 si muovono mediamente tra il 3% e il 5% già nei primi mesi dell’anno.

Il nodo centrale: energia e gas sempre decisivi

Il punto da cui partire è uno solo: il costo dell’energia. L’industria delle ceramiche è energivora per definizione, con forni che devono restare accesi 24 ore su 24 a temperature che superano i 1.200 gradi.

Nonostante il ridimensionamento rispetto ai picchi del 2022, il gas resta molto più caro rispetto al periodo pre-crisi. Le stime parlano chiaro: per il 2026 il settore dovrà affrontare un aggravio di circa 180 milioni di euro solo per il gas. Nel giro di poche settimane, il prezzo è passato da circa 33 a 55 €/MWh, generando uno shock immediato sui costi industriali.

Quando una voce che pesa fino al 35% del costo di produzione aumenta così rapidamente, il trasferimento sui prezzi finali diventa inevitabile, anche se le aziende cercano di diluirlo nel tempo per non bloccare la domanda.

Listini sotto pressione tra mercato interno ed export

Le imprese italiane delle ceramiche stanno cercando di muoversi su un equilibrio sottile. Da un lato c’è la necessità di non scaricare interamente i costi sui clienti, dall’altro la sostenibilità economica.

Il mercato interno lo dimostra chiaramente: nel 2025 la crescita si è fermata a un modesto +0,8%, segno che le famiglie fanno fatica ad assorbire nuovi aumenti. L’export resta l’unico motore, con un +2,4%, ma qui entra in gioco la concorrenza internazionale, soprattutto asiatica, che rende difficile aumentare i prezzi senza perdere quote di mercato. Il risultato è un sistema in cui i listini salgono, ma con cautela, mentre i margini si comprimono.

Il peso delle regole: il costo delle emissioni

Accanto ai costi industriali delle ceramiche, c’è un altro elemento spesso sottovalutato ma decisivo: il sistema ETS, cioè il meccanismo europeo che impone un prezzo alle emissioni di CO2. Per il settore ceramico italiano significa una spesa di circa 130 milioni di euro l’anno tra il 2021 e il 2025, con una previsione di crescita fino a 180 milioni annui nel prossimo quinquennio e oltre i 225 milioni dopo il 2031.

Si tratta di un costo che non dipende dalla produttività o dall’efficienza dell’impresa, ma da un quadro regolatorio esterno. Ed è inevitabile che venga incorporato nei prezzi finali.

Logistica e materie prime: l’effetto domino

A completare il quadro ci sono due variabili spesso invisibili al consumatore ma determinanti. La prima è la logistica. Tra marzo e aprile 2026, i costi di trasporto sono aumentati di circa il 15%, un dato particolarmente rilevante per prodotti pesanti e voluminosi come piastrelle e sanitari. Un bancale può superare la tonnellata, e ogni aumento del carburante o dei pedaggi si riflette direttamente sul prezzo al metro quadro.

La seconda riguarda le materie prime. Argille, feldspati, caolini e smalti hanno registrato rincari tra il 20% e il 40% negli ultimi anni, complici tensioni commerciali globali e catene di approvvigionamento sempre più instabili. Quando energia, materie prime e trasporti aumentano contemporaneamente, l’impatto non è lineare ma moltiplicativo.

Numeri alla mano: quanto sono saliti i prezzi

Guardando l’andamento degli ultimi anni, il quadro è chiaro. Dal 2020 al 2026, i listini delle ceramiche sono cresciuti mediamente del 30-50%. Dopo gli aumenti più violenti del biennio 2022-2023, oggi siamo in una fase di rincari più contenuti ma costanti, nell’ordine del 2-5% annuo.

Il dato più significativo è che non si registrano cali. Anche nei momenti di stabilizzazione, i prezzi si fermano ma non tornano indietro.

I prezzi scenderanno?

La domanda è inevitabile: conviene aspettare? Tutti gli indicatori suggeriscono che la risposta sia negativa.

Il gas resta strutturalmente più caro rispetto al passato, le tensioni geopolitiche continuano a influenzare i mercati e le dinamiche commerciali globali stanno ridisegnando gli equilibri. A questo si aggiunge la concorrenza internazionale, con prodotti a basso costo che obbligano le aziende italiane a investire di più in qualità e innovazione. La conclusione è semplice: i prezzi possono rallentare, ma difficilmente scenderanno.

Strategie concrete per acquistare meglio

In un contesto del genere, la differenza non la fa il mercato, ma il modo in cui si acquista. Non è una questione di fortuna, ma di scelte.

Chi compra in modo informato può ancora ottenere condizioni molto favorevoli. Il primo elemento è il canale di acquisto. Il divario tra showroom ed e-commerce può arrivare al 40-60%, una differenza che diventa decisiva quando i prezzi salgono.

Anche la quantità conta. Ordinare volumi maggiori consente di ridurre il costo medio al metro quadro, evitando riordini futuri che rischiano di essere più cari. In un mercato in salita, il tempo diventa un fattore economico.

La scelta del prodotto è altrettanto strategica. I formati standard restano più efficienti da produrre e quindi più convenienti, mentre le soluzioni alternative, come il gres effetto marmo, permettono di ottenere risultati estetici simili a costi molto inferiori.

Infine, c’è la leva fiscale. Il Bonus Ristrutturazione consente di recuperare una parte significativa della spesa, trasformando un mercato in aumento in un’opportunità per chi pianifica con attenzione.

Enrico Foscarini, 6 maggio 2026

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