Economia

IL FATTO

Auto cinesi, è boom in Italia e in Europa

Quote record per elettriche e ibride e rischi crescenti per il Made in Italy automotive

Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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In Italia un’auto elettrica su cinque immatricolata è di fabbricazione cinese, un dato che certifica un cambio strutturale del mercato. Nel 2025, secondo un’analisi della Uilm, i gruppi automobilistici cinesi hanno venduto 18.300 vetture elettriche a batteria, più che quadruplicando i numeri dell’anno precedente con una crescita del 336%. La loro quota nel segmento Bev ha così raggiunto il 19%, su un totale di 94.793 auto elettriche immatricolate, in aumento del 44% rispetto al 2024.

Rocco Palombella, segretario generale Uilm, sottolinea come “per anni abbiamo avvertito del rischio di invasione di auto cinesi nel mercato italiano ed europeo, a causa dei bassi prezzi che avrebbero vinto ogni concorrenza”. Un allarme che, a suo giudizio, non è stato ascoltato: “oggi questa ricerca dimostra che il rischio è diventato realtà e le auto cinesi si stanno prendendo il mercato italiano”.

L’avanzata oltre l’elettrico: ibride e motorizzazioni tradizionali

La crescita dei costruttori cinesi non si limita all’elettrico. Byd, MG, Leapmotor e altri marchi stanno guadagnando terreno anche nelle alimentazioni ibride, intercettando una domanda sempre più ampia. In un contesto in cui nel 2025 le immatricolazioni complessive di auto in Italia sono scese del 2,1%, la quota di mercato dei brand cinesi è raddoppiata dal 3% al 6,5%, arrivando a sfiorare le 100 mila unità vendute.

Questa espansione procede in parallelo con la ritirata del Made in Italy. Tra i cinquanta modelli più venduti in Italia, solo Fiat Panda e Alfa Romeo Tonale sono prodotti nel Paese. Nel segmento elettrico resiste un solo modello assemblato in uno stabilimento italiano, la Fiat 500 elettrica di Mirafiori, con volumi però limitati. Palombella avverte che “ora è il momento di agire o mai più” e chiede al governo e a Stellantis modelli in tutti gli stabilimenti, a partire dagli ibridi, oltre a un piano industriale immediato perché “non possiamo aspettare giugno”.

Made in Italy in difficoltà e occupazione a rischio

Il quadro industriale resta critico. La produzione Stellantis di auto in Italia è scesa nel 2025 a poco più di 213 mila vetture, il livello più basso degli ultimi settant’anni, con un calo del 24,5%. Molti impianti lavorano a circa un terzo della capacità e quasi metà dei dipendenti è coinvolta da cassa integrazione o altri ammortizzatori sociali.

Il 30 gennaio è previsto un nuovo tavolo automotive, che finora, secondo Palombella, “non ha prodotto alcun risultato concreto, se non proclami e passerelle”. Il rischio, conclude, è quello di “perdere una filiera fondamentale e strategica per il Paese”.

La spinta globale dell’export cinese

L’Italia non è un caso isolato. Le case automobilistiche cinesi stanno conquistando i mercati mondiali, con l’eccezione degli Stati Uniti dove pesano i dazi. Le stime indicano che nel 2025 la Cina supererà i 7 milioni di auto esportate, con una crescita del 25% che consolida il primato globale del Dragone nel settore.

A sostenere questa avanzata non è solo la leadership tecnologica nell’elettrico, ma anche politiche di prezzo aggressive, decisive per penetrare mercati maturi come quello europeo. Alla base c’è inoltre una forte sovraccapacità produttiva: secondo AlixPartners, gli impianti cinesi possono produrre oltre 50 milioni di vetture l’anno, il doppio di quanto il mercato interno riesca ad assorbire e abbastanza per coprire l’intera domanda europea.

Europa indecisa e quote cinesi in crescita

Mentre Bruxelles continua a rinviare decisioni fondamentali dopo le deludenti proposte di revisione del pacchetto green per l’automotive, i costruttori cinesi guadagnano spazio. Andrea Taschini, advisor e manager automotive, avverte che “alcune proiezioni indicano che quest’anno la quota di auto di origine cinese importate in Europa potrebbe avvicinarsi al 10% delle vendite totali”. Secondo Taschini, la sostituzione dei dazi con un meccanismo di prezzo minimo “di difficile applicazione” rischia di essere inefficace e, in assenza di regole chiare sui volumi, “l’aumento delle vetture cinesi importate continuerà a erodere la base industriale e occupazionale europea”.

I dati confermano anche una rapida riconversione dell’offerta. Negli ultimi mesi del 2025 le ibride plug-in sono passate dal 3% a quasi il 30% dell’offerta dei brand cinesi, mentre le elettriche sono scese dal 48% al 32%, segno di una strategia mirata ad adattarsi alle richieste del mercato europeo.

Marchi cinesi consolidati e Italia al centro delle strategie

MG del gruppo Saic, Byd, Omoda e Jaecoo di Chery sono ormai una realtà consolidata in Europa, mentre Geely, Changan e Dongfeng si preparano a rafforzare la loro presenza. In attesa di insediamenti produttivi, alcuni costruttori hanno già scelto l’Italia per i centri stile. Milano ospita il design hub di Byd, guidato dall’ex Alfa Romeo Wolfgang Egger, ed è stata scelta anche da Geely, mentre Changan è presente da anni a Rivoli, alle porte di Torino.

I numeri parlano chiaro. Tra gennaio e novembre 2025, Saic Motor ha venduto in Europa 273.991 vetture, con una crescita del 26,1% e una quota di mercato salita al 2,3%. Byd ha registrato 159.869 immatricolazioni, segnando un balzo del 276% e portando la propria quota all’1,4%. Un segnale evidente di come la partita dell’automotive europeo sia ormai entrata in una nuova fase, in cui l’avanzata cinese non è più una previsione, ma una realtà consolidata.

Enrico Foscarini, 21 gennaio 2026

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