Il censimento nazionale sugli autovelox accende un faro su un sistema che da anni alimenta polemiche, ricorsi e soprattutto incassi milionari per i Comuni. Su circa 11mila dispositivi informalmente rilevati sul territorio italiano, “solo 3.800 si sono registrati sulla piattaforma” del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Un numero che, da solo, racconta quanto il quadro sia stato finora opaco.
Ancora più significativo è il dato sulla regolarità: tra quelli registrati, “poco più di mille rientrano automaticamente nei requisiti di omologazione in fase di adozione”. In altre parole, la stragrande maggioranza degli autovelox che hanno prodotto sanzioni negli ultimi anni non ha certezze sulla piena conformità normativa.
Il decreto Autovelox
Il Mit ha annunciato di aver trasmesso il decreto Autovelox al Mimit per la successiva notifica a Bruxelles, nell’ambito della procedura TRIS che prevede una clausola di stand still di 90 giorni. Lo stesso testo è stato inviato anche al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici per il parere tecnico.
Secondo il ministero, il provvedimento “tiene conto degli esiti del censimento degli autovelox: oggi finalmente abbiamo un quadro trasparente e verificabile di tutti gli apparecchi in uso: numero, tipologia, marca, modello e conformità”. Una svolta che, nelle intenzioni ufficiali, dovrebbe riportare i dispositivi di controllo della velocità alla loro funzione originaria. L’iter, fortemente voluto dal ministro Matteo Salvini, punta a garantire che gli autovelox siano “uno strumento utile esclusivamente per evitare incidenti e non per fare cassa”.
Multe e bilanci comunali: un legame stretto
La realtà dei numeri, però, racconta un’altra storia. Nel 2025 gli incassi degli enti locali derivanti dalle multe stradali hanno sfiorato quota 1,9 miliardi di euro. Un dato in lieve calo rispetto al 2024, ma che resta enorme se osservato nel medio periodo. Negli ultimi cinque anni, infatti, gli italiani hanno versato complessivamente 8,5 miliardi di euro a titolo di sanzioni per violazioni del Codice della strada.
La Lombardia si conferma la regione leader con oltre 455 milioni di euro di proventi da multe, più del doppio rispetto alla Toscana e davanti all’Emilia-Romagna. Tra le grandi città, Milano guida la classifica con quasi 170 milioni di euro, seguita da Roma e Firenze. Anche i piccoli Comuni, spesso al centro delle polemiche sugli autovelox piazzati su strade di scorrimento, hanno incassato oltre 100 milioni di euro complessivi.
Gli incassi degli enti locali legati alle multe per violazione del Codice della strada sono saliti costantemente negli ultimi anni: nel 2021, anno ancora caratterizzato dai limiti alla circolazione imposti dall’emergenza Covid, le entrate sono state pari a 1,2 miliardi di euro, per poi salire a 1,6 miliardi nel 2022, 1,77 miliardi nel 2023, arrivando a 1,98 miliardi del 2024, per poi calare lievemente nel 2025 a 1,90 miliardi.
Complessivamente, quindi, gli italiani hanno pagato negli ultimi 5 anni circa 8,5 miliardi di euro a titolo di sanzioni stradali: in pratica – calcola il Codacons – una media di 142 euro a cittadino residente, neonati compresi..
Autovelox spenti e sanzioni nulle
Il Codacons chiarisce che la diminuzione degli incassi nell’ultimo anno non è legata tanto alle modifiche del Codice della strada, quanto ai nuovi limiti imposti agli enti locali per l’installazione degli autovelox e soprattutto allo spegnimento di molti dispositivi dopo le sentenze della Cassazione. Pronunce che hanno sancito la nullità delle sanzioni elevate da apparecchi non omologati, un nodo che resta tuttora irrisolto.
Ed è proprio qui che emerge il paradosso: per anni i Comuni hanno fatto cassa con strumenti che oggi risultano, in molti casi, privi dei requisiti di legge. Un sistema che ha garantito entrate miliardarie e che solo ora viene messo seriamente in discussione, lasciando aperta una domanda inevitabile sulla legittimità di migliaia di multe già pagate.
Enrico Foscarini, 31 gennaio 2026
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