C’è un passaggio politico ed economico molto chiaro nel ragionamento sviluppato da Alberto Bagnai al convegno annuale promosso dal Dipartimento Economia della Lega, “Un patto per la crescita e la stabilità: le proposte della Lega”. Ed è il tentativo di archiviare definitivamente il paradigma europeo fondato sulla compressione salariale, sull’austerità e sulla competitività costruita attraverso la riduzione della domanda interna.
Bagnai parte da un’osservazione che considera rivelatrice. “Ho analizzato gli ultimi tre discorsi di Draghi, di cui l’ultimo ad Aquisgrana. Rispetto al 2024 il termine ‘competitività’ non compare più mentre quello ‘crescita’ è passato da 3 a 10 citazioni”. Un cambio lessicale che, secondo il responsabile economico della Lega, segnala un problema ormai evidente anche ai vertici europei: il modello costruito negli anni dell’egemonia tedesca ha prodotto squilibri strutturali e impoverimento diffuso.
Secondo Bagnai, “il modello mercantilista imposto dall’egemonia tedesca si fondava sul taglio dei salari per l’aggiustamento di bilancio”. Una strategia che ha portato i Paesi europei a rincorrere avanzi commerciali comprimendo consumi, investimenti e stipendi. “Quando è arrivata l’austerity siamo andati tutti in avanzo”, osserva, ricordando come dopo la “cura Monti” anche l’Italia sia passata in surplus commerciale.
Il surplus commerciale che impoverisce l’Europa
Il cuore della critica riguarda proprio l’ossessione europea per la competitività esterna. “Non ha senso chiedere più competitività visto che siamo tutti in surplus di bilancia dei pagamenti. Non l’ho detto io, l’ha detto Olivier Blanchard, già capo economista dell’FMI”.
Per Bagnai il punto decisivo è che l’Europa ha costruito il proprio equilibrio economico comprimendo la domanda interna. “La contrazione di salari e spesa pubblica come strumento di concorrenza ha creato compressione della domanda. Ma questo surplus è andato verso il resto del mondo. E siamo diventati più poveri. È il momento di spendere”, ha osservato.
La tesi è che l’eccesso di export europeo non abbia generato prosperità diffusa ma un gigantesco trasferimento di risparmio e capitali verso l’estero. Un sistema che, alla lunga, deprime crescita, produttività e salari. Per questo Bagnai insiste sul fatto che “tagliare i salari è la strada verso la povertà”.
Nel suo intervento ricorda come l’Italia abbia recuperato competitività in due momenti storici molto diversi. “Nella crisi del ’92 abbiamo agito con un incremento dell’export favorito dalla svalutazione del tasso di cambio. Nel 2010 con un forte taglio all’import perché non si poteva più usare la leva monetaria e dunque si sono tagliati i salari”.
Perché esportare merci significa esportare capitali
Uno dei passaggi più interessanti del ragionamento di Bagnai riguarda il legame tra surplus commerciale ed esportazione di capitali. Il responsabile economico della Lega richiama le identità fondamentali della macroeconomia per spiegare che un Paese che esporta più di quanto importa finisce inevitabilmente per esportare anche risparmio finanziario.
In sostanza, se il risparmio interno supera gli investimenti domestici, quel surplus deve trovare sbocco all’estero. Da qui la formula che sintetizza il rapporto tra risparmio, investimenti e commercio estero: il saldo tra risparmio e investimenti coincide con il saldo commerciale.
Secondo Bagnai, questo significa che il modello europeo basato sui surplus porta inevitabilmente a un deflusso di capitali. “Draghi ci ha detto che 500 miliardi di euro di risparmi sono andati fuori dall’Ue. Cioè al surplus commerciale corrisponde un deflusso di capitali”.
Il problema, aggiunge, è che questi capitali cercano rendimento altrove perché in Europa la crescita viene compressa dalle politiche restrittive. “Se chiedi competitività, è normale che il capitale se ne vada dove possa essere più remunerato”, ha spiegato.
Salari bassi e produttività stagnante
Per sostenere questa tesi Bagnai richiama anche la teoria del salario di efficienza, secondo cui produttività e rendimento dipendono anche dalle aspettative salariali e dalla qualità del lavoro. “If you pay peanuts, you get monkeys”, sintetizza provocatoriamente.
L’idea è che un’economia fondata sui salari bassi finisca per deprimere la produttività e allontanare gli investimenti migliori. “Le politiche di compressione della domanda comprimono i rendimenti”, sostiene Bagnai, spiegando che il capitale si dirige inevitabilmente verso i mercati più dinamici e profittevoli.
Da qui la critica anche alle proposte europee sul mercato unico dei capitali. Se il problema strutturale deriva da un sistema di cambi fissi e da regole fiscali troppo rigide, secondo Bagnai non basta favorire la libera circolazione dei capitali per creare crescita.
Al contrario, la soluzione starebbe nel rilanciare gli investimenti produttivi interni e nel modificare le regole europee. “Occorre una golden rule degli investimenti per cui vanno tolti dal computo dei parametri di bilancio europei gli investimenti produttivi”.
Dal Fiscal Compact all’External Compact
L’approdo politico del discorso di Bagnai è la proposta di superare la logica del Fiscal Compact in favore di un nuovo “External Compact”. L’obiettivo, spiega, non dovrebbe essere il pareggio di bilancio pubblico ma l’equilibrio della bilancia dei pagamenti tra i Paesi dell’eurozona. “Se sei in surplus, l’obiettivo non è zero bilancio pubblico ma zero bilancia dei pagamenti per evitare l’accumulazione di squilibri tra i Paesi dell’area euro”, ha detto.
Secondo il responsabile economico della Lega, i Paesi in surplus dovrebbero sostenere di più la domanda interna, aumentare consumi e investimenti e contribuire al riequilibrio europeo. Una linea che si riflette anche nelle misure rivendicate dal governo sul fronte fiscale.
“Le recenti politiche di riduzione del cuneo fiscale e abbassamento delle aliquote Irpef promosse dal ministro dell’Economia Giorgetti vanno in questa direzione, così come le proposte volte a tutelare il potere d’acquisto rafforzando il meccanismo dei rinnovi contrattuali”, ha commentato.
Il messaggio politico è chiaro: la crescita non passa dalla compressione dei salari ma dal rafforzamento della domanda interna, dagli investimenti produttivi e da un ribilanciamento degli squilibri commerciali nell’Eurozona.
Enrico Foscarini, 28 maggio 2026
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI


