Economia

IL FATTO

Banche, lo Stato sta per prelevare 1,8 miliardi

Gli istituti anticipano l’affrancamento delle riserve sugli extraprofitti. Meglio pagare nel 2026 per l’aliquota agevolata prevista dalla manovra

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La manovra 2026 porta a casa subito un risultato concreto: 1,8 miliardi di euro versati dalle banche italiane per affrancare le riserve di capitale accantonate nel 2023, in alternativa al pagamento della tassa sugli extraprofitti introdotta dal decreto Asset. Una scelta resa possibile – e conveniente – dall’ottimo andamento dei conti del comparto nel 2025 e da un meccanismo fiscale che premia chi anticipa i tempi.

Aderendo quest’anno, infatti, gli istituti beneficiano di un’aliquota agevolata del 27,5%, inferiore persino all’Ires applicata al settore del credito. Il risparmio complessivo stimato è di circa 800 milioni di euro, un incentivo tutt’altro che marginale. Non a caso le banche hanno scelto di “affrancare” 6,8 miliardi di riserve versando allo Stato un importo superiore alle stime prudenziali della relazione tecnica, che fissava l’incasso a 1,6 miliardi.

Il meccanismo fiscale e la scelta di anticipare

Il disegno del Mef è chiaro: l’aliquota crescerà progressivamente negli anni fino a raggiungere il 40% nel 2029, rendendo sempre meno conveniente rimandare. È questo schema, voluto dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, ad aver convinto gli istituti a muoversi subito, sfruttando una finestra fiscale favorevole senza compromettere la solidità patrimoniale.

Il capitale liberato, del resto, nasce da una decisione presa nel 2023, quando – dopo l’annuncio a sorpresa della tassa sugli extraprofitti – e anche su pressione della Bce, fu concessa alle banche l’opzione di rafforzare il patrimonio invece di pagare immediatamente il prelievo. Oggi quella scelta si traduce in un’operazione ordinata, fiscalmente incentivata e senza effetti destabilizzanti sul settore.

Quanto hanno versato i principali istituti

Nei bilanci 2025 già diffusi emergono con chiarezza le cifre. Intesa Sanpaolo ha indicato 570 milioni di euro di contributo straordinario sulla riserva extraprofitti, mentre Banco Bpm ha versato 104,7 milioni, di cui 104 milioni per la capogruppo e 0,7 milioni per Banca Aletti. Credem ha parlato di “un impatto di circa 11 punti base derivante dall’affrancamento”, pari a circa 26 milioni di euro.

Banca Mediolanum ha registrato 18,5 milioni, Fineco ha iscritto una riserva negativa di 8,4 milioni, mentre per Bper il versamento stimato è di 87 milioni. Nei prossimi giorni arriveranno anche i numeri di Unicredit e Mps. Secondo i calcoli della Uilca, Unicredit aveva accantonato 1,1 miliardi, corrispondenti a un versamento di circa 310 milioni, mentre i 313 milioni messi da parte da Mps equivarrebbero a 86 milioni d’imposta.

Un contributo complessivo che supera i 4 miliardi

Ai 1,8 miliardi dell’affrancamento si aggiungeranno circa 1,2 miliardi di tassazione sui dividendi, effetto del nuovo regime introdotto dalla legge di Bilancio, che limita l’esenzione Irap alle sole partecipazioni qualificate. Considerando anche il differimento della deducibilità delle perdite su crediti (Dta) e l’aumento delle aliquote Irap, il contributo complessivo del settore bancario alle casse pubbliche supererà i 4 miliardi solo quest’anno, con un impatto che, guardando all’intero arco temporale delle misure, sfiora i 10 miliardi tra maggiori imposte e minori ricavi.

Un apporto richiesto direttamente dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni per finanziare gli interventi a tutela dei contribuenti più deboli, ma che conferma ancora una volta come il settore del credito resti una delle principali basi imponibili a cui attingere.

Enrico Foscarini, 8 febbraio 2026

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