Il venerdì delle Borse europee si chiude con il segno meno, ma con un sospiro di sollievo rispetto all’apertura. Dopo il crollo di Wall Street di giovedì, i listini del Vecchio continente hanno ridotto le perdite nel pomeriggio grazie al rimbalzo dei titoli tecnologici americani. Francoforte è la peggiore con un calo dell’1,92%, Londra cede l’1,01% e Parigi lo 0,81%. Ad Amsterdam i semiconduttori hanno ripreso fiato: Asml chiude a +2,69%, Asm a +2,39% e Be Semiconductor a +1,77%. Sul clima ha pesato anche una nuova ondata di allarmi bomba che ha coinvolto voli e alcune emittenti televisive europee.
Piazza Affari difende quota 50mila
Milano perde lo 0,90% ma il Ftse Mib resta sopra la soglia psicologica dei 50.000 punti, a 50.052. I tecnologici provano a rialzare la testa con Stm a +1,46%, Technoprobe a +1,07% e Prysmian a +0,8%. Brilla Tenaris (+3,26%), che dopo conti sopra le attese si è aggiudicata la fornitura di tubi per il giacimento di gas Cronos al largo di Cipro, gestito da Eni con TotalEnergies. Bene anche Amplifon (+1,7%), dopo il via libera di Bruxelles all’acquisizione del business hearing di GN.
Più deboli le banche: Banco Bpm cede il 3,17% nonostante trimestrali giudicate «solide» e «sopra le stime», perché secondo Equita a frenare il titolo è stata «una dinamica dei ricavi non brillante». In coda Nexi (-3,64%). Fuori dal paniere principale vola Pininfarina (+20,24%), allineata al prezzo dell’opa rilanciata da PF Holdings a 1,2 euro.
Wall Street rialza la testa: fiducia o rimbalzo tecnico?
Oltreoceano la seduta procede in rialzo. Nel pomeriggio europeo il Nasdaq guadagna intorno al 2%, l’S&P 500 circa l’1% e il Dow Jones è sostanzialmente invariato. I chip, massacrati il giorno prima, recuperano: l’indice dei semiconduttori sale di circa il 4%, Nvidia oltre il 4% e Amd intorno all’8% dopo il -17% di giovedì. Ma il Vix, l’indice della paura, resta vicino a quota 28. Per Yardeni Research la reazione politica contro i data center è «un ulteriore vincolo agli investimenti in IA, insieme ai colli di bottiglia finanziari e fisici», ma si tratta di «dossi, non di blocchi stradali».
Heath Terry di Citigroup parla di «un normale aggiustamento di mercato» e ritiene che «le stime di consenso per quasi ogni parte dell’ecosistema restino troppo basse». Jessica Rabe di DataTrek si spinge oltre: «Continuiamo a credere che sia l’S&P 500 sia il Nasdaq Composite toccheranno nuovi massimi entro fine anno». Kristofer Barrett di Carmignac ricorda che «la questione fondamentale è se la domanda di intelligenza artificiale continuerà a crescere a un ritmo esplosivo» e spiega l’entità delle vendite con la presenza di operatori che usano la leva finanziaria, perché «quando si diffonde il panico, molti operatori cercano di uscire dal mercato contemporaneamente».
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Il lavoro Usa va troppo bene e la Fed torna a far paura
La vera notizia della giornata, però, arriva dal mercato del lavoro americano. A ottobre gli Stati Uniti hanno creato 165mila posti di lavoro, contro i circa 65mila attesi, e la disoccupazione è scesa al 4,1%. Un’economia robusta, insomma, che smentisce i profeti della recessione.
Il rovescio della medaglia è che la Federal Reserve, che da settembre ha ripreso ad alzare i tassi, ha ora meno motivi per fermarsi: le probabilità di una stretta a dicembre sono salite al 78%. Per Susannah Streeter di Wealth Club è «un rapporto sul lavoro un po’ da falchi», mentre Tim Holland di Orion avverte che i dati «dovrebbero rendere più probabile un rialzo dei tassi della Fed e spingere al rialzo i rendimenti obbligazionari».
Treasury, Bund e Btp: lo spread torna sopra quota 110
Ed è proprio quello che è successo. Il rendimento del Treasury a 10 anni è risalito al 4,85-4,87%, quello a 2 anni, più sensibile alle mosse della Fed, al 4,52%. In Europa la fuga verso la qualità ha premiato il Bund tedesco, con il rendimento intorno al 3,2%, mentre il Btp decennale è rimasto fermo poco sopra il 4,3%.
Il risultato è uno spread risalito in area 110-111 punti base, dopo il minimo di 104 toccato mercoledì sull’onda dell’euforia post-elettorale. Niente di drammatico, ma un segnale che nelle fasi di tensione il mercato continua a preferire la carta tedesca a quella italiana.
Gilt o JGB? Il porto sicuro adesso è a Tokyo
Chi cerca un rifugio fuori dall’Eurozona deve guardare lontano. I Gilt britannici offrono il rendimento più alto del G7, intorno al 5,16% sul decennale, ma non è un caso: la Bank of England ha appena alzato i tassi al 4%, la prima stretta in oltre tre anni, e il governatore Andrew Bailey ha avvertito che «un’ulteriore stretta potrebbe rendersi necessaria a meno che la guerra in Iran non venga risolta».
Il mercato sconta altri tre rialzi entro novembre 2027. Più rendimento, quindi, ma anche più rischio. Molto diversa la situazione dei JGB giapponesi: il decennale è sceso al 2,64%, ai minimi da quattro mesi, perché il crollo dell’azionario ha spinto i capitali verso i titoli di Stato nipponici. Proprio il calo dei rendimenti dice che, in questa fase, sono i JGB a fare da bene rifugio. Con un’avvertenza: la Bank of Japan potrebbe alzare i tassi a dicembre, e chi compra in yen si espone anche al rischio di cambio.
Il consiglio: guardare oltre il rumore
Il quadro che emerge è quello di un mercato che deve fare i conti con due paure insieme, quella di un Congresso più ostile all’IA e quella di una Fed più severa. Il rimbalzo di oggi non basta a dire che la tempesta è passata, ma l’economia reale americana, con un mercato del lavoro così solido, non dà segnali di cedimento. Per il risparmiatore la lezione resta la stessa: diversificare tra azioni e obbligazioni, tra aree geografiche e valute, ed evitare di inseguire il mercato in un senso o nell’altro sull’onda dell’emotività.
Enrico Foscarini, 6 novembre 2026
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