La Banca d’Italia torna a mettere sotto osservazione il fenomeno del buy now pay later, lo strumento che consente di pagare a rate acquisti online o in negozio in modo immediato e spesso senza interessi. Dopo un primo avviso arrivato tre anni fa e le perplessità espresse anche dalla Bri, Via Nazionale accende di nuovo i riflettori su un sistema di pagamento che sta conoscendo una crescita rapida sia in Italia sia a livello globale.
L’istituto centrale sottolinea che una risposta sul piano normativo è già in arrivo, con la nuova direttiva europea che entrerà in vigore a novembre e che introdurrà maggiori misure di trasparenza e tutela per i consumatori. L’obiettivo è rendere più chiari costi, condizioni e rischi legati a strumenti finanziari che stanno diventando sempre più diffusi nella vita quotidiana.
Uno strumento comodo
Il successo del buy now pay later nasce da una formula semplice e immediata. Il cliente paga in tre o quattro rate senza interessi, il venditore incassa subito l’intero importo e la piattaforma finanziaria guadagna attraverso commissioni spesso elevate. Un equilibrio che ha favorito la diffusione del sistema, soprattutto negli acquisti online, dove la velocità delle transazioni è diventata un fattore decisivo.
Bankitalia riconosce che lo strumento presenta vantaggi evidenti in termini di accessibilità e facilità d’uso, ma avverte che la somma di più acquisti rateizzati può diventare difficile da sostenere nel bilancio mensile delle famiglie. Quando le rate si accumulano, infatti, il rischio è quello di incorrere in commissioni aggiuntive, spese impreviste o addirittura insolvenze.
Famiglie fragili sempre più coinvolte
Il dato che preoccupa maggiormente riguarda la diffusione del buy now pay later tra i soggetti finanziariamente più vulnerabili. Nella nota di Via Nazionale si legge che il fenomeno si è esteso anche “fra le persone con un reddito medio-basso, scarse risorse patrimoniali e già indebitate, soprattutto per scopi di consumo o per consolidare altri debiti e chi è in ritardo nel rimborso dei debiti”.
Si tratta di una platea particolarmente esposta, perché tende a utilizzare questi strumenti non solo per comodità ma come forma di finanziamento alternativa, spesso senza una piena consapevolezza del carico complessivo delle rate. In questo contesto, la facilità di accesso al credito rischia di trasformarsi in un fattore di pressione sui bilanci familiari.
Numeri in forte crescita in Italia
Le stime disponibili mostrano una crescita molto rapida dell’utilizzo del buy now pay later nel nostro Paese. Nel 2022 lo utilizzava circa il 4% delle famiglie, mentre nel 2025 la quota è salita al 30%, anche se due terzi degli utenti lo impiega solo occasionalmente. Le transazioni sono passate da 1 miliardo di euro nel 2021 a 9,9 miliardi nel 2025, con un importo medio delle dilazioni poco superiore ai 200 euro.
Anche il tasso di insolvenza desta attenzione. Nel 2023 circa il 5% degli utenti non riusciva a pagare le rate, una percentuale superiore a quella del credito al consumo tradizionale. Un segnale che indica come la semplicità del sistema non sempre sia accompagnata da una valutazione adeguata della sostenibilità del debito.
Controlli ancora insufficienti
Uno degli aspetti più critici riguarda le procedure di valutazione adottate dalle piattaforme finanziarie. Il finanziamento viene accettato nel 70% dei casi e, secondo Bankitalia, lo screening “sembra non tenere sufficientemente in conto anche eventuali altri debiti” del cliente. Questo significa che il rischio complessivo può essere sottostimato, soprattutto quando lo stesso consumatore utilizza più servizi contemporaneamente.
La crescita del buy now pay later rappresenta quindi un cambiamento importante nel modo in cui si accede al credito, con opportunità evidenti ma anche nuove responsabilità per operatori e utenti. La sfida sarà trovare un equilibrio tra innovazione finanziaria, trasparenza e sostenibilità, evitando che strumenti nati per semplificare i pagamenti si trasformino in un fattore di fragilità economica per le famiglie.
Enrico Foscarini, 24 marzo 2026
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


