Economia

L'APPROFONDIMENTO

Campo largo, il programma che porta l’Italia al fallimento

L'alleanza Pd-M5s-Avs-Ivs promette più Stato, più spesa e nuove tasse. Con 20 miliardi di spesa annua in più si mettono a rischio crescita, conti pubblici e lavoro

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Francesco Boccia in una recente intervista a Repubblica assicura che il campo largo sarebbe “prontissimo” a guidare il Paese e rivendica le 16 proposte unitarie delle opposizioni nella sessione di bilancio come base di governo. Ma proprio analizzando quei numeri emerge il vero volto del campo largo: una piattaforma che superava i 20 miliardi di euro di impatto nel triennio 2026-2028, fondata su espansione della spesa corrente, nuove assunzioni pubbliche, tassazione aggressiva e coperture estremamente fragili.

Il punto non è la propaganda politica, ma la sostenibilità economica. In un Paese già gravato da uno dei debiti pubblici più pesanti d’Europa e sottoposto a vincoli di bilancio stringenti, il campo largo propone una ricetta che rischia di trasformare l’Italia in un laboratorio permanente di spesa pubblica fuori controllo.

Sanità: 5,5 miliardi annui in più senza coperture solide

Uno dei cardini del programma del campo largo è l’aumento del Fondo sanitario nazionale di 5,5 miliardi di euro l’anno, accompagnato da ulteriori 2 miliardi per personale regionale e circa 450 milioni annui per nuove assunzioni immediate tra medici e infermieri. Numeri enormi che vengono giustificati con l’emergenza sanitaria, ma che si tradurrebbero in una crescita strutturale della spesa corrente. Il problema centrale resta la copertura: gran parte di queste risorse dovrebbe arrivare dalla tassazione sugli extraprofitti bancari e assicurativi, cioè entrate incerte, una tantum e potenzialmente esposte a rilievi di costituzionalità.

Il campo largo, in sostanza, punta ad aumentare stabilmente la spesa attraverso entrate altamente instabili. Un modello che espone i conti pubblici a squilibri permanenti.

Più statali con le nuove infornate pubbliche

Il campo largo punta inoltre a una massiccia espansione dell’apparato pubblico. Le proposte comprendono stabilizzazioni scolastiche su larga scala, scorrimento totale delle graduatorie, ampliamento del personale ATA, incremento degli organici comunali e deroghe generalizzate ai limiti sul turnover. Solo nel comparto scolastico, ulteriori assunzioni e stabilizzazioni rischierebbero di generare costi pluriennali per miliardi, trasformando esigenze temporanee in spesa fissa permanente.

Questa impostazione rafforza una visione già nota: per il campo largo, il pubblico impiego resta uno strumento economico e politico centrale. Ma ogni nuova assunzione pubblica significa più stipendi, più pensioni, più rigidità di bilancio e minore capacità futura di investimento.

Salario minimo: costo tra 1,5 e 2,5 miliardi

Il salario minimo a 9 euro l’ora rappresenta uno dei simboli identitari del campo largo, ma dietro la bandiera politica emergono costi rilevanti. Le misure compensative per le imprese richiederebbero tra 1,5 e 2,5 miliardi di euro annui. Questo significa che lo Stato imporrebbe maggiori obblighi salariali per poi intervenire con nuovi fondi pubblici destinati a ridurre gli effetti delle proprie stesse imposizioni.

Il risultato sarebbe una doppia distorsione: più burocrazia per le imprese e più spesa per lo Stato. Ancora una volta il campo largo propone un sistema dove la crescita non nasce dalla produttività o dal mercato, ma dalla continua intermediazione pubblica.

Il campo largo cerca oltre 10 miliardi dalla finanza

Sul fronte delle coperture, il campo largo punta a recuperare oltre 10 miliardi di euro tramite nuove tasse permanenti su banche, assicurazioni e settori considerati fiscalmente più capienti. Ma colpire il credito e la finanza con imposizioni punitive rischia di produrre effetti economici a catena: meno prestiti, meno investimenti, minore competitività e riduzione della fiducia internazionale.

Invece di ridurre inefficienze strutturali, il campo largo continua a usare la leva fiscale come principale strumento economico. Una strategia che storicamente rallenta crescita e investimenti.

Come uccidere trasporti e agricoltura

Le proposte prevedono anche una forte riduzione dei SAD, i sussidi ambientalmente dannosi, con effetti immediati su diesel, logistica e agricoltura. Tradotto: aumento dei costi per trasporto merci, imprese agricole e filiere produttive strategiche. Settori già sotto pressione verrebbero ulteriormente penalizzati per finanziare nuove misure redistributive.

Il campo largo presenta questa operazione come transizione ecologica, ma nella pratica rischia di trasformarsi in una nuova ondata di costi per imprese e consumatori.

La logica dei bonus

Bonus bebè, voucher baby sitter, fondi speciali, libri scolastici gratuiti, nuovi strumenti redistributivi: il campo largo continua a moltiplicare micro-misure che polverizzano risorse pubbliche. Ogni singolo intervento può apparire marginale, ma nel complesso contribuisce a rafforzare una cultura economica fondata su dipendenza fiscale, consenso immediato e crescita della spesa improduttiva.

Invece di concentrarsi su riduzione fiscale, semplificazione normativa e crescita produttiva, il campo largo insiste su redistribuzione e ampliamento dello Stato.

Più spesa, più tasse, meno libertà economica

Le 16 proposte celebrate da Boccia non rappresentano una strategia di rilancio competitivo, ma una visione basata su: più di 20 miliardi di nuova spesa, 5,5 miliardi annui aggiuntivi per la sanità, miliardi in nuove assunzioni pubbliche, oltre 10 miliardi di nuove tasse, salario minimo sovvenzionato, bonus diffusi e maggiore rigidità fiscale.

Il campo largo propone dunque un modello che aumenta il peso dello Stato sull’economia, irrigidisce i conti pubblici e scarica il costo su contribuenti, imprese e future generazioni.

Come fanno a votarli?

Questa domanda nasce dai numeri, non dagli slogan. Perché dietro la retorica del cambiamento, il campo largo sembra offrire all’Italia un ritorno a politiche di spesa espansiva, burocrazia crescente e pressione fiscale elevata.

In un momento storico in cui servirebbero competitività, investimenti, libertà economica e riduzione del debito, il campo largo appare invece come una coalizione che continua a credere che ogni problema possa essere risolto con più Stato, più spesa e più tasse. Ed è proprio questo il rischio più grande per il futuro economico del Paese.

Enrico Foscarini, 1 maggio 2026

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