Per la prima volta sono dei parlamentari a intervenire pubblicamente, e in modo diretto, sulla sostenibilità dei conti di una cassa previdenziale come la Cassa ragionieri prima ancora che il tema venga affrontato nelle sedi istituzionali più tradizionali. I deputati di Fratelli d’Italia Marcello Coppo e Andrea Volpi hanno infatti presentato un’interpellanza ai ministri dell’Economia e del Lavoro chiedendo verifiche urgenti sulla situazione della Cassa nazionale di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili (Cnpr).
Al centro dell’iniziativa parlamentare c’è il bilancio consuntivo 2025 della Cnpr, approvato ad aprile con un utile lordo di 191,07 milioni di euro e un utile netto di 84,96 milioni. Secondo i due deputati, però, “in realtà non sembrerebbe rispettare correttamente i principi contabili, che impongono onestà e accuratezza nella redazione delle norme, sia civilistiche, che contabili”.
L’aspetto politicamente più rilevante è che il confronto non riguarda tanto il dato immediato dell’utile, quanto la traiettoria futura dell’ente. Un tema che da anni accompagna il dibattito sulle casse privatizzate: l’equilibrio di lungo periodo tra iscritti attivi, pensionati e patrimonio accumulato.
Il nodo del rapporto tra iscritti e pensionati
Nell’interpellanza i parlamentari evidenziano come il comunicato ufficiale della Cassa ragionieri abbia sottolineato un rapporto iscritti/pensionati pari a 1,72, senza però soffermarsi sulle proiezioni attuariali future. Ed è proprio qui che emergono i numeri più delicati.
Secondo quanto riportato dagli stessi deputati, il bilancio tecnico attuariale prevede un rapporto in calo a 1,33 nel 2029, fino a scendere a 0,82 nel 2034 e addirittura a 0,42 nel 2044, cioè meno di un iscritto attivo ogni due pensionati, con un ritorno sopra quota 2 soltanto nel 2069.
Sempre secondo l’interpellanza, “il saldo di gestione diventerebbe negativo dal 2033 e resterebbe tale fino al 2062”. Una prospettiva che alimenta la richiesta di “urgenti verifiche da parte dei ministeri”.
Il tema non è nuovo. La stessa Corte dei Conti, nella relazione sul bilancio 2023 della Cnpr, ha dedicato ampio spazio all’andamento demografico e previdenziale della Cassa, ricordando come l’equilibrio dell’ente dipenda dalla capacità di mantenere sostenibile nel tempo il rapporto tra contributi incassati e prestazioni erogate.
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I numeri del bilancio 2025
Il bilancio approvato dall’assemblea dei delegati della Cassa ragionieri presieduta da Luigi Pagliuca mostra comunque un risultato positivo sul piano contabile. L’utile lordo di 191,07 milioni è stato sostenuto soprattutto dall’andamento favorevole delle gestioni patrimoniali nell’ultima parte dell’anno, grazie alla crescita dei mercati azionari.
La Cnpr segnala inoltre maggiori entrate contributive rispetto alle previsioni, con 2,6 milioni in più di contribuzione soggettiva e 2,2 milioni aggiuntivi di contribuzione integrativa. A incidere positivamente è stata anche la rivalutazione di alcune immobilizzazioni finanziarie per circa 2,15 milioni.
Parallelamente, però, il bilancio registra anche elementi di criticità. La svalutazione dei titoli iscritti nell’attivo circolante ha raggiunto circa 43 milioni di euro, in aumento rispetto ai 37,8 milioni del 2024. Le rettifiche complessive sui crediti verso iscritti e conduttori di immobili ammontano a circa 52,1 milioni, mentre le svalutazioni delle immobilizzazioni finanziarie e dei titoli dell’attivo circolante arrivano a 56 milioni. Il fondo svalutazione crediti verso iscritti ha raggiunto quota 326,05 milioni, mentre i crediti contributivi netti restano pari a 381,3 milioni di euro.
Meno iscritti, più pensioni
Uno degli indicatori più osservati resta quello demografico. Gli iscritti al fondo, tra attivi e pensionati attivi, sono scesi a 25.903, contro i 26.399 del 2024 e soprattutto contro una previsione iniziale di 27.054 iscritti. Le pensioni erogate sono invece aumentate. Nel 2025 la Cassa registra 12.487 prestazioni previdenziali, contro le 11.985 dell’anno precedente, con un incremento del 4,02%.
Il risultato è un peggioramento del rapporto iscritti/pensionati, passato da 1,85 a 1,72 in un solo anno. Un dato che rafforza le preoccupazioni espresse dai parlamentari di FdI e che richiama un problema più generale: quando una cassa professionale perde progressivamente contribuenti attivi, il peso della spesa previdenziale tende inevitabilmente a scaricarsi sul patrimonio accumulato negli anni.
La richiesta di un commissario straordinario
Coppo e Volpi sostengono che la situazione “desta sconcerto e preoccupazione” e accusano l’attuale governance della Cassa ragionieri di non avere affrontato per tempo i problemi strutturali della Cassa. Nell’interpellanza si legge infatti che la situazione “risulterebbe addirittura nota da anni” e che sarebbero mancati “interventi urgenti e strutturali orientati verso una maggiore tutela del patrimonio”. I due parlamentari criticano inoltre “le progressive svalutazioni dei crediti, accantonamenti a copertura di perdite e la ricerca tanto affannosa quanto vana d’iscrivere appartenenti ad altre categorie senza Ordine professionale”. Da qui la richiesta finale rivolta ai ministeri competenti: valutare “se, considerate le inadempienze e le irregolarità amministrative, non ritengano opportuno provvedere alla nomina di un commissario straordinario” per “riequilibrare la gestione” della Cassa.
Il punto politico, però, è un altro. Per la prima volta il tema della sostenibilità di una cassa previdenziale privata arriva in Parlamento prima ancora che esploda in una vera emergenza finanziaria. Ed è difficile ignorare il significato di una richiesta di commissariamento avanzata non dall’opposizione, ma da deputati della maggioranza di governo. Perché i mercati possono anche regalare un buon esercizio annuale, ma nessun rendimento finanziario può sostituire all’infinito una base professionale che si assottiglia anno dopo anno.
Enrico Foscarini, 8 maggio 2026
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