Economia

L'ANALISI

Ponte sullo Stretto, la Corte dei Conti è solo un freno

Il governo sfida i veti della Corte dei Conti: meno burocrazia, più responsabilità. Lo Stato deve correre, non restare ostaggio delle carte

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Il governo Meloni continua la sua battaglia per modernizzare la pubblica amministrazione e liberare il Paese dai lacci di una burocrazia che troppo spesso si trasforma in ostacolo. Al centro dello scontro, ancora una volta, la Corte dei Conti, che rivendica il proprio potere di controllo sulla spesa pubblica e lo ha fatto in maniera plateale opponendosi al Ponte sullo Stretto.

Dietro la parola “rispetto”, usata dalla magistratura contabile come monito verso l’esecutivo, si nasconde una resistenza di sistema. Mentre il governo cerca di far avanzare grandi opere come il Ponte sullo Stretto o i progetti del Pnrr, la Corte continua a muoversi con logiche da secolo scorso: faldoni cartacei, procedure lente, verifiche infinite.

Mercoledì la premier Giorgia Meloni ha ironizzato sul “funzionamento farraginoso” dell’istituzione, ricordando che nel 2025 si discute ancora dell’invio dei documenti “via link” come se fosse un problema tecnico. Un paradosso che riassume il divario tra chi vuole un’Italia digitale ed efficiente e chi, invece, preferisce restare ancorato alle vecchie abitudini.

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Il governo, però, non arretra. Il disegno di legge Foti, già approvato alla Camera, ridisegna il ruolo della Corte dei Conti, limitando il controllo concomitante ai casi richiesti da governo o Parlamento e accentrando le procure contabili. L’obiettivo è chiaro: semplificare, responsabilizzare e far correre i progetti pubblici senza il rischio che ogni decisione venga bloccata da un timbro.

Lo scudo erariale, che tutela i funzionari da accuse eccessive in assenza di dolo, va nella stessa direzione. Troppo spesso la paura della firma ha paralizzato la macchina amministrativa, rallentando opere strategiche e spesa dei fondi europei.

La Corte dei Conti teme un indebolimento del proprio ruolo, ma il punto non è togliere i controlli: è farli funzionare. In un Paese che vuole crescere, serve fiducia nei dirigenti pubblici e velocità nelle decisioni.

Il messaggio del governo è chiaro: il controllo sì, ma senza che la burocrazia diventi un alibi per non fare. L’Italia ha bisogno di un’amministrazione che accompagni il cambiamento, non che lo blocchi.

Enrico Foscarini. 31 ottobre 2025

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