La condanna inflitta dal Tribunale di Roma al Ministero dell’Interno rappresenta solo l’ultimo episodio di una lunga serie di vicende in cui le scelte politiche e amministrative finiscono per tradursi in esborsi milionari. Ventuno milioni di euro di risarcimento alla società Investire Sgr, proprietaria dell’immobile occupato dal 2013 dagli antagonisti di Spin Time, più 200mila euro mensili fino all’eventuale sgombero: cifre che fotografano in modo plastico quanto possano costare anni di tolleranza verso situazioni fuori dalle regole.
Il problema non riguarda un singolo caso. Ogni volta che si intrecciano occupazioni abusive, antagonismo e gestione dell’immigrazione, il denominatore comune sembra essere uno solo: il conto arriva puntualmente ai contribuenti.
Il caso Askatasuna e i costi delle proteste No Tav
A Torino la vicenda del centro sociale Askatasuna è emblematica. L’ipotesi di trasformarlo in “bene comune” dopo decenni di abusivismo si scontra con una realtà economica pesante: circa 6,8 milioni di euro di costi quantificati dall’Avvocatura dello Stato per spese sostenute dalla pubblica amministrazione e dalle forze dell’ordine durante le numerose manifestazioni legate al movimento No Tav.
Dentro questa cifra rientrano oltre quattro milioni per i danni ai cantieri dell’alta velocità, un milione richiesto dalla società incaricata dei lavori e il resto legato ai servizi di ordine pubblico, con centinaia di migliaia di agenti impiegati negli anni e costi straordinari che si sommano alle attività investigative e ai cosiddetti danni non patrimoniali. Solo gli episodi di guerriglia urbana del 31 gennaio scorso scatenata dagli antagonisti hanno prodotto ulteriori danni per circa 200mila euro.
Milano e Bologna: occupazioni e debiti accumulati
A Milano la storia del centro sociale Leoncavallo, quasi quarant’anni di occupazione abusiva, si accompagna alla richiesta di risarcimento di tre milioni di euro avanzata dai proprietari dell’immobile al Viminale, oltre a circa 800mila euro di tassa rifiuti non versata tra il 2014 e il 2024. Anche qui era stato avviato un percorso politico di regolarizzazione degli antagonisti prima dell’intervento delle forze dell’ordine.
A Bologna, invece, il centro sociale Labas ha accumulato 37mila euro di bollette non pagate in cinque anni nonostante l’assegnazione di uno spazio tramite bando pubblico. Il sindaco Matteo Lepore arrivò a chiedere al Viminale di coprire circa 100mila euro di danni provocati da manifestanti pro-Pal durante un corteo contro la partita di Eurolega tra Virtus Bologna e Maccabi Tel Aviv, sostenendo che “avevo chiesto di usare la testa e non i muscoli”.
Gli altri esborsi pubblici
Il capitolo non si esaurisce con i centri sociali. La gestione dell’immigrazione ha prodotto a sua volta decisioni giudiziarie con effetti economici diretti. Il Tribunale di Palermo ha condannato lo Stato a versare 76mila euro all’ong Sea Watch per i costi sostenuti dopo il fermo della nave comandata da Carola Rackete, che forzò il blocco della Guardia di Finanza davanti a Lampedusa per far sbarcare migranti soccorsi in mare.
A questi si aggiungono casi più recenti, come il risarcimento di 700 euro riconosciuto a un cittadino algerino per il trasferimento nel centro per rimpatri di Gjader, nonostante precedenti penali e provvedimenti di espulsione.
Resta poi il precedente legato alla nave militare Diciotti: la Corte di Cassazione ha stabilito un indennizzo di 160 euro al giorno per dieci giorni a uno dei migranti trattenuti nel 2018 durante la gestione del Viminale guidato da Matteo Salvini, per quella che è stata definita “illegittima restrizione della libertà personale”.
Un problema politico ed economico
Nel complesso emerge una costante: scelte politiche, inerzie amministrative e decisioni giudiziarie producono effetti economici concreti che ricadono sulla collettività. I centri sociali e i loro militanti antagonisti rappresentano un nodo irrisolto non solo sul piano della legalità, ma anche su quello finanziario, mentre le controversie legate all’immigrazione mostrano come ogni errore procedurale possa tradursi in un esborso pubblico.
Il risultato finale è un sistema in cui i costi della tolleranza, delle occupazioni e dei contenziosi finiscono per essere socializzati, con i contribuenti chiamati a coprire cifre sempre più rilevanti.
Enrico Foscarini, 23 febbraio 2026
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


