L’intelligenza artificiale entra sempre di più nella macchina fiscale italiana. Non per alleggerire gli adempimenti, almeno non soltanto, ma soprattutto per rendere più efficace la caccia all’evasione attraverso l’incrocio delle banche dati. È il quadro delineato dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo durante l’audizione alla Commissione parlamentare di vigilanza sull’Anagrafe tributaria, nell’ambito dell’indagine sul contrasto all’evasione, sulla sicurezza delle banche dati e sulla tutela della riservatezza dei contribuenti.
Leo ha rivendicato un risultato definito senza mezzi termini «un record assoluto». «Nel 2023 abbiamo recuperato 31,4 miliardi di euro, di cui 24,7 erariali e 6,7 Inps e Comuni, nel 2024 abbiamo recuperato 33,4 miliardi, di cui 26,3 erariali e 7,1 tra Inps e Comuni e nel 2025 abbiamo recuperato 36,2 miliardi, 29 erariali e 7,2 tra Inps e Comuni. Nel triennio 2023-2025 abbiamo recuperato 101 miliardi di euro anche grazie all’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Un record assoluto».
Il dato rivendicato dal governo è dunque quello di una crescita progressiva delle somme recuperate: 31,4 miliardi nel 2023, 33,4 nel 2024 e 36,2 nel 2025. Una dinamica che porta il totale del triennio a quota 101 miliardi.
Più dati, più controlli sui contribuenti
Il punto politicamente più delicato riguarda però proprio il ruolo attribuito alla tecnologia. Leo ha spiegato che nella riforma fiscale «particolare enfasi stiamo dando alla tecnologia e all’intelligenza artificiale». L’obiettivo è utilizzare l’IA «attraverso l’utilizzo dell’interoperabilità delle banche dati» e dare maggiore impulso allo scambio di informazioni, sempre «nel rispetto delle regole della privacy come stabilito a livello sia interno che europeo».
Il primo obiettivo, ha aggiunto il viceministro, è «la prevenzione e repressione dell’evasione fiscale, attraverso il pieno utilizzo dei dati che affluiscono all’anagrafe tributaria».
È proprio qui che emerge il volto più invasivo della nuova amministrazione fiscale: più informazioni disponibili, più possibilità di incrociarle e più capacità di individuare preventivamente i contribuenti considerati a rischio. Una trasformazione tecnologica che, per Leo, deve però essere accompagnata da una supervisione umana.
Niente accertamenti affidati soltanto all’algoritmo
Il viceministro ha infatti insistito sulla necessità di evitare un Fisco completamente automatizzato. «L’uomo sarà sempre fondamentale, non ci saranno automatismi ma ci sarà sempre un contraddittorio con l’intervento dell’uomo», ha spiegato Leo. L’amministrazione dovrà verificare «se le procedure informatiche a servizio dell’attività d’accertamento siano coerenti».
La precisazione non è secondaria. L’idea illustrata dal governo non è quella di lasciare a un algoritmo la decisione finale su chi controllare o sanzionare, ma di utilizzare la tecnologia per selezionare meglio i casi sui quali concentrare l’attività dell’amministrazione finanziaria. Leo ha parlato infatti della possibilità di utilizzare le banche dati per «controllare i soggetti a più alto rischio e formare delle liste selettive di controllo», così da consentire «interventi più mirati». L’obiettivo dichiarato è «ridurre i fenomeni di evasione ed elusione», facendo «emergere posizioni da sottoporre a controllo e contestualmente incentivare l’adempimento spontaneo».
Il Fisco vuole anticipare l’accertamento
Nella strategia di Leo c’è anche un cambio di rapporto tra amministrazione e contribuente. «Prima era molto frequente che il dialogo iniziasse in un momento successivo all’accertamento», ha osservato il viceministro. «Abbiamo voluto radicalmente cambiare questo approccio».
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La riforma punta quindi a spostare il rapporto con il Fisco prima dell’accertamento, utilizzando strumenti differenti a seconda delle dimensioni e della struttura del contribuente. Da una parte c’è il concordato preventivo biennale per i soggetti più piccoli, dall’altra la cooperative compliance per quelli più strutturati. «In questo modo si dialoga in via preventiva e si evitano accertamenti e sanzioni», ha sottolineato Leo. Sul concordato il viceministro ha fornito anche un primo bilancio: «Abbiamo avuto già 500mila adesioni e siamo riusciti a portare fuori dall’area critica 200mila contribuenti».
La riforma fiscale verso il Codice tributario
L’utilizzo delle nuove tecnologie si inserisce in un disegno più ampio, che secondo Leo è ormai vicino alla conclusione. «L’iter della riforma fiscale è stato completato: il 29 agosto è spirato il termine per adottare i decreti legislativi. Ne abbiamo adottati già 29, 17 decreti legislativi e 4 correttivi, più 8 testi unici», ha spiegato il viceministro, ricordando anche la «possibilità di fare dei provvedimenti correttivi nel biennio successivo». Il passaggio finale sarà il Codice tributario, sul quale il ministero è al lavoro. «Penso che entro il mese di ottobre saremo in grado di portare in Consiglio dei Ministri il testo», ha annunciato Leo.
Il Codice sarà diviso in una parte generale, con le norme sullo Statuto del contribuente, sull’accertamento, sulla riscossione, sulle sanzioni e sul contenzioso, e in una parte speciale composta dai testi unici relativi alle imposte dirette, all’Iva e ai tributi minori. La partita fiscale entra dunque in una fase nella quale digitalizzazione, interoperabilità delle banche dati e intelligenza artificiale sono destinate ad avere un ruolo crescente. La promessa del governo è quella di controlli più mirati e di un rapporto preventivo con il contribuente. Ma la conseguenza evidente è anche un Fisco capace di disporre di una quantità sempre maggiore di informazioni per individuare le posizioni da sottoporre a verifica. Un fatto che porta a interrogarsi se questo sia davvero un governo di centrodestra visto che la libertà dell’individuo viene ostacolata dalla pervasività dei controlli.
Enrico Foscarini, 16 settembre 2026
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