Economia
LA LENTE SULLA CASA

Imu, anche comproprietà e comodato sono una trappola

Scopri come la burocrazia penalizza proprietari e famiglie tra comodato ai figli. Casa familiare e i nuovi paletti del canone concordato

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Il rapporto tra i cittadini e la proprietà immobiliare continua a essere ostacolato da un labirinto normativo che, con il pretesto di concedere agevolazioni, finisce spesso per penalizzare chi sceglie di mettere a disposizione i propri beni. L’assorbimento della Tasi all’interno della nuova Imu ha semplificato solo apparente la giungla tributaria, lasciando intatti i vincoli farraginosi per ottenere le riduzioni d’imposta. Quando un proprietario decide di concedere un’abitazione in comodato d’uso gratuito ai propri figli, lo sconto del 50% della base imponibile resta subordinato a paletti rigidi che trasformano un atto di solidarietà familiare in un rompicapo fiscale.

Le interpretazioni del Ministero dell’Economia e delle Finanze hanno chiarito gli aspetti più controversi di questa misura, confermando un approccio punitivo verso chi possiede immobili in comuni diversi. Nell’ipotesi in cui un soggetto risulti assegnatario della casa familiare a seguito di separazione, detenendo così un diritto reale sull’immobile, e possieda un secondo appartamento in un differente Comune concesso in comodato al figlio, l’agevolazione non spetta in alcun modo. Il beneficio del dimezzamento dell’imposta rimane valido esclusivamente se l’immobile assegnato e quello concesso in godimento si trovano all’interno dello stesso Comune, penalizzando ingiustificatamente la mobilità e le scelte abitative delle famiglie.

Comproprietà e locazioni: la burocrazia blocca i benefici

Un’ulteriore stortura emerge nella gestione degli immobili detenuti in comproprietà, dove il Fisco pretende di regolamentare persino i rapporti tra parenti o soci. La normativa ammette la riduzione dell’imposta per la quota di possesso concessa da un comproprietario all’altro, ma solo a patto di registrare un contratto formale e verificare che il comodatario vi stabilisca la propria residenza anagrafica e dimora abituale. Tale impostazione ribadisce l’ossessione del legislatore nel voler controllare ogni singolo accordo privato, condizionando il risparmio fiscale a adempimenti formali che soffocano la libera gestione dei patrimoni personali.

Parallelamente, la disciplina riservata alle locazioni a canone concordato mostra come la promessa di una tassazione ridotta venga costantemente imbrigliata da nuovi cavilli amministrativi. Lo sconto del 25% dell’Imu, garantito a chi applica i prezzi stabiliti dagli accordi territoriali, si estende teoricamente anche alle pertinenze come garage e cantine, sia che vengano locate congiuntamente sia con atto separato. Tuttavia, per i contratti stipulati senza l’assistenza diretta delle sigle sindacali, lo Stato ha introdotto l’obbligo dell’attestazione di rispondenza, trasformando le associazioni di categoria in veri e propri doganieri privati senza il cui timbro il proprietario perde ogni diritto alle agevolazioni maturate.

Enrico Foscarini, 23 luglio 2026

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