Economia

IL RETROSCENA

Landini costretto alla retromarcia: sì al dialogo con il governo

Al congresso Uil, dopo mesi di scontro, Cgil "obbligata" alla linea del confronto sostenuta da Cisl, Uil e Meloni

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Per mesi ha scelto la strada dello scontro permanente con il governo. Scioperi generali, mobilitazioni, attacchi all’esecutivo e perfino il rilancio della patrimoniale come risposta ai problemi dell’economia italiana. Al congresso della Uil di Padova (che oggi ha rieletto Pierpaolo Bombardieri segretario generale), però, il leader della Cgil Maurizio Landini ha dovuto prendere atto che il quadro è cambiato. E che la stagione della contrapposizione fine a se stessa non è più sostenibile nemmeno all’interno del fronte sindacale.

Il dato politico emerso dal congresso va infatti ben oltre il richiamo all’unità tra Cgil, Cisl e Uil. La vera novità è che il terreno del confronto è stato ridefinito dal governo, grazie all’intervento pronunciato giovedì dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Un discorso nel quale Palazzo Chigi ha ribadito la disponibilità ad ascoltare le parti sociali senza rinunciare alla propria agenda di riforme: dalla stabilizzazione della detassazione dei rinnovi contrattuali fino agli incentivi per la produttività e alle misure per favorire la crescita dimensionale delle imprese.

La svolta impressa da Meloni cambia gli equilibri

È proprio questo cambio di paradigma ad aver modificato i rapporti di forza. Meloni non ha scelto lo scontro con i sindacati, ma il confronto. Lo ha fatto senza arretrare sui principi che ispirano l’azione del governo, offrendo però un terreno di dialogo concreto su salari, produttività e contrattazione.

Una scelta che finisce inevitabilmente per valorizzare chi quel metodo lo pratica da tempo. La Cisl di Daniela Fumarola esce rafforzata, avendo sempre privilegiato il negoziato rispetto alla protesta permanente. La stessa Uil, forte della propria tradizione riformista, si è collocata sulla medesima linea, tanto che il segretario Pierpaolo Bombardieri ha parlato di “una pagina nuova” e della disponibilità ad aprire subito un tavolo con le associazioni datoriali per arrivare a un accordo su rappresentanza e contrattazione.

La Cgil lascia le barricate

È in questo scenario che assume un significato diverso anche l’intervento di Landini. Il segretario della Cgil ha insistito sull’unità sindacale, sottolineando che “serve stare uniti per cambiare la situazione” e parlando di “pluralismo” tra le diverse organizzazioni. Parole che segnano una evidente discontinuità rispetto ai mesi nei quali la strategia prevalente era quella della mobilitazione contro il governo.

Naturalmente non è mancata la stoccata politica. “Il problema non è se le porte del governo sono aperte o no, il problema è che oggi sono vuote le borse della spesa”, ha detto dal palco. Una battuta destinata a fare notizia, ma che non modifica il dato sostanziale: la Cgil si ritrova oggi a seguire un percorso negoziale che fino a poco tempo fa guardava con evidente diffidenza.

Del resto, anche sul piano concreto qualcosa è già cambiato. La firma sugli ultimi rinnovi contrattuali del pubblico impiego rappresenta un primo segnale di questa inversione di marcia, dopo una lunga stagione di contrapposizione nella quale il rischio di isolamento della Cgil era diventato sempre più evidente.

La linea riformista prevale

Dal congresso della Uil emerge quindi un messaggio politico preciso. L’unità sindacale evocata da Landini non nasce dalla vittoria della linea della Cgil, ma dall’affermazione del metodo che Cisl e Uil hanno sostenuto in questi anni. Un confronto serrato con il governo e con le imprese, senza rinunciare alle rispettive posizioni ma con l’obiettivo di ottenere risultati concreti.

Non è un caso che Daniela Fumarola abbia richiamato l’attenzione sul rischio delle “equivalenze contrattuali furbe“, insistendo sulla necessità di tutelare la rappresentanza reale e contrastare i contratti pirata. È la conferma di una strategia che punta a rafforzare la contrattazione attraverso il negoziato e non attraverso la sola conflittualità.

Alla fine, la fotografia di Padova racconta soprattutto questo. Il governo Meloni ha imposto un’agenda fondata sul dialogo senza arretrare sulle proprie riforme. Cisl e Uil si sono trovate perfettamente a loro agio dentro questo schema. E Landini, dopo mesi passati sulle barricate, ha dovuto fare una retromarcia politica, accettando un terreno di confronto che fino a ieri contestava.

Enrico Foscarini, 4 luglio 2026

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