Economia

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Cina, la rivoluzione dei robot umanoidi accelera

Lavorano, si ricaricano da soli e sostituiscono l'uomo mentre crollano le nascite. L?Europa è lontana anni luce

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La Cina sta vivendo una trasformazione destinata ad avere conseguenze profonde non soltanto sulla propria economia, ma anche sugli equilibri globali. Da una parte cresce senza sosta la diffusione di robot umanoidi e sistemi basati sull’intelligenza artificiale, dall’altra il Paese deve fare i conti con un crollo della natalità che rischia di ridurre drasticamente la popolazione nei prossimi decenni.

L’obiettivo di Pechino è chiaro: sostituire progressivamente la forza lavoro destinata a scomparire con macchine sempre più sofisticate, capaci di svolgere attività che fino a pochi anni fa sembravano esclusivamente umane.

Robot sempre più autonomi nelle fabbriche e nei servizi

Le aziende visitate dal Corriere della Sera mostrano una tecnologia ormai ben oltre la fase sperimentale. I nuovi robot umanoidi non si limitano più a movimenti dimostrativi, ma svolgono attività produttive concrete.

Sono in grado di effettuare controlli di qualità su automobili, dispositivi elettronici e componenti aerospaziali, individuando difetti nell’ordine di pochi decimi di millimetro. Operano nelle catene di montaggio, gestiscono la logistica dei magazzini e arrivano perfino a sostituire autonomamente la propria batteria, rimuovendo quella scarica e installandone una nuova senza l’intervento umano.

Le applicazioni non si fermano all’industria. Gli umanoidi vengono impiegati per somministrare farmaci, organizzare provette nei laboratori, effettuare consegne all’interno di alberghi e uffici utilizzando gli ascensori e svolgere servizi di portineria.

Dai cani robot agli assistenti “emotivi”

Il reportage racconta anche applicazioni ancora più avanzate. In alcune città cinesi sono già operativi cani robot destinati alla sorveglianza, dotati di sirene, altoparlanti e sistemi di riconoscimento facciale. Alcuni modelli sarebbero persino capaci di inseguire una persona e immobilizzarla lanciando una rete.

Parallelamente, alcune aziende stanno sviluppando robot dalle sembianze femminili destinati al cosiddetto “supporto emotivo”, con conversazioni gestite da sistemi di intelligenza artificiale.

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L’automazione come risposta alla crisi demografica

Dietro questa corsa alla robotica, sottolinea il quotidiano, c’è soprattutto il problema della denatalità. La Cina avrebbe già iniziato a perdere popolazione e, secondo le proiezioni riportate nell’analisi, entro il 2070 potrebbe registrare un calo superiore ai 400 milioni di abitanti. Ancora più significativo sarebbe il crollo della popolazione in età lavorativa, con effetti potenzialmente devastanti sulla capacità produttiva del Paese.

Dopo l’abbandono della politica del figlio unico, il tasso di fertilità non è risalito. Al contrario, è continuato a diminuire, complice il costo della vita, quello dell’istruzione, gli orari di lavoro estremamente lunghi e profondi cambiamenti culturali.

Una società sempre più digitale e sempre meno popolata

C’è anche un altro fenomeno che colpisce durante un viaggio nelle grandi metropoli cinesi: la quasi totale assenza di bambini negli spazi pubblici. A questo si aggiunge una popolazione fortemente immersa nell’ecosistema digitale. Nelle strade, nei ristoranti e nei mezzi pubblici la maggior parte delle persone trascorre il tempo guardando lo smartphone, mentre gran parte della vita quotidiana – dai pagamenti ai servizi sanitari, fino ai trasporti e allo shopping – viene gestita attraverso un unico ambiente digitale.

Secondo l’analisi, questa trasformazione contribuisce a rafforzare un modello sociale in cui automazione, digitalizzazione e autosufficienza tecnologica diventano elementi centrali della strategia cinese.

La sfida riguarda anche l’Europa

La domanda non è se questo modello possa influenzare anche il resto del mondo, ma come l’Europa intenda rispondere a una Cina che punta contemporaneamente su robotica, intelligenza artificiale e autonomia industriale.

L’automazione non rappresenta soltanto un’evoluzione tecnologica, ma una risposta strategica a una crisi demografica senza precedenti. Una trasformazione che, conclude l’analisi, finirà inevitabilmente per incidere anche sui rapporti economici e commerciali con il Vecchio Continente.

Enrico Foscarini, 29 giugno 2026

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